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Governo in difesa

Inchiesta sul Ponte, Tajani blinda il progetto: «Non mi sembra che sia emerso un granché»

Morelli: «Noi andiamo avanti». Bonelli: «Ciucci si dimetta». Opposizioni: «Fermatevi»

10 Giugno 2026, 22:44

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Inchiesta sul Ponte, Tajani blinda il progetto: «Non mi sembra che sia emerso un granché»

Un po' di preoccupazione c'è. Ma non troppa. Si possono riassumere così i ragionamenti ai piani alti del governo sull'inchiesta sul Ponte dello Stretto. Riflessioni per lo più a taccuini chiusi, perché di reazioni ufficiali se ne contano poche. «Osserviamo cosa valuterà la magistratura. Dal punto di vista puramente amministrativo non cambia assolutamente nulla, quindi il percorso va pienamente avanti», puntualizza il sottosegretario leghista Andrea Morelli, nel giorno in cui il partito di Matteo Salvini è in subbuglio anche per la riorganizzazione interna. E ad Angelo Bonelli, che chiede le dimissioni dell’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, replica lo stesso manager: «La società è totalmente estranea alle indagini in corso e il Consigliere di amministrazione Saccomanno non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società».

«Io non voglio interferire nella vicenda giudiziaria però, insomma, non mi pare che sia granché», si sbilancia il vicepremier Antonio Tajani: «Il Ponte è una grande infrastruttura che deve andare avanti, poi la giustizia deve fare il suo corso però non strumentalizziamo». Il leader di FI osserva anche che «tutto questo che è accaduto», ossia i presunti tentativi di corruzione, «non ha avuto un grande effetto perché poi la decisione della Corte dei conti non andò come speravano». Arrivò infatti la bocciatura dei giudici contabili, il 29 ottobre dell’anno scorso, giudicata «un atto di invasione» da Giorgia Meloni, che comunque definì il collegamento Calabria-Sicilia «un’opera strategica».

È praticamente l’ultimo intervento pubblico della premier sul Ponte. All’indomani della notizia dell’indagine della Procura di Roma, nessun accenno fa nel suo intervento all’assemblea di Confcommercio, dopo la quale a Palazzo Chigi si dedica a preparare il testo delle comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio Ue, non appena terminato il Cdm. La riunione è focalizzata sui provvedimenti sull'Intelligenza artificiale. E solo a domande su quello risponde Alfredo Mantovano: «L'inchiesta sul Ponte? Francamente non ne abbiamo parlato in Consiglio dei ministri e questa conferenza stampa espone l’esito dei lavori del Consiglio dei ministri stesso».

Tra i meloniani si tende a liquidare l'argomento. «L’inchiesta comunque non incide sull'opera», osserva un big del partito. È una di quelle rogne di cui a Palazzo Chigi avrebbero volentieri fatto a meno. Queste vicende si sa come cominciano ma non come finiscono, sintetizza chi ha decenni di esperienza politica alle spalle. Per ora la portata giudiziaria del caso non sembra preoccupare più di tanto, a sentire gli umori nel governo, dove il profilo protagonisti della vicenda, a partire dall’ex magistrato contabile Tommaso Miele, viene liquidato con espressioni quasi denigratorie. Può invece generare timori, si osserva, la possibilità che questa storia possa esporre l'esecutivo non solo ad attacchi da fuori, ma anche a fibrillazioni intestine, con il rischio che possa essere usata per regolamenti interni nella maggioranza, nei confronti della Lega. E lapidario è stato il commento del leghista Luca Zaia, subito dopo il vertice ad alta tensione del suo partito: «Fiducia nella magistratura».

«Ci si fermi, si facciamo tutte le verifiche in corso e si smetta di utilizzare questa opera per propaganda politica», l'affondo del Pd con Antonio Nicita. Sulla stessa linea anche il M5s, che chiede a Meloni di «spiegare in Parlamento questo catastrofico iter» e decidere «lo stop definitivo a questa pantomima». «Noi consideriamo, e non da oggi, questo progetto del Ponte un’idea sbagliata da ogni punto di vista - attacca Nicola Fratoianni, Avs -. E ora arriva questa inchiesta, che è inquietante per quello che leggiamo».