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Anniversari

La tragedia di Vermicino, 45 anni dopo: il ricordo indelebile di Alfredino Rampi

Un primo esempio di tv del dolore tra le difficoltà dei soccorsi e l'eredità della Protezione Civile

11 Giugno 2026, 19:38

19:40

La tragedia di Vermicino, 45 anni dopo: il ricordo indelebile di Alfredino Rampi

Sono passati 45 anni eppure il ricordo è più vivido che mai nella memoria di quei milioni di italiani rimasti incollati per lunghe ore davanti alla tv, che si trasformarono in tre giorni e tre notti interminabili, nella speranza di vedere uscire da quel maledetto pozzo artesiano largo appena 30 centimetri il piccolo Alfredino Rampi, il bimbo di sei anni caduto a 28 metri di profondità e morto in un terreno a Vermicino, alle porte di Roma, nel giugno del 1981.

Perché, come ha ricordato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, quella di Vermicino è «una tragedia scolpita nella memoria di tutti gli italiani» e i motivi sono tanti. Proprio durante quel dramma familiare diventato presto collettivo nacque la cosiddetta 'tv del dolorè': telecamere senza filtri scrutarono momento per momento i protagonisti mettendoli a nudo. E così in diretta tv si sentì la voce straziata di Alfredino piangere e chiedere aiuto alla mamma con una vocina sempre più flebile mentre precipitava fino a 60 metri. Si toccò con mano la disperazione dei genitori. Si passò dall’ottimismo di soccorritori e di una classe dirigente sicura di portare a termine una storia a lieto fine, ad ammettere la resa appellandosi alla buona volontà di singoli volontari.

Fu la prima volta di un presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che scese tra la gente a Vermicino e rimase anche lui per ore accanto alla famiglia del piccolo. Fu uno dei primi casi, e di sicuro il più eclatante, che mise in mostra le fragilità di un Paese e del suo sistema di soccorsi. «Fu spettacolarizzata l’impreparazione del Paese e la sua disorganizzazione nei soccorsi» disse anni dopo la madre del piccolo, Franca Rampi. Fu una prima volta dolorosa anche per i vigili del fuoco, un corpo da sempre molto amato dagli italiani: quando le centinaia di persone presenti a Vermicino seppero la notizia della morte di Alfredino si scatenarono in una sassaiola proprio contro i pompieri.

Eppure avevano lavorato interrottamente, avevano scavato un pozzo parallelo, una galleria di collegamento e alla fine provato ogni possibile idea, dai caschi da motociclista con rampini fino a sacchetti pieni di pallini, per far emergere Alfredino. Una tragedia che segnò profondamente la vita di due protagonisti, ormai scomparsi, Angelo Licheri, il volontario che in quel pozzo a testa in giù ci rimase 45 minuti e di Nando Broglio, il vigile del fuoco, che da quel pozzo non si allontanò mai per parlare ininterrottamente con Alfredino.

Ma da quel lutto nazionale è nato il ministero della Protezione Civile e per volere della famiglia è stato fondato il centro Alfredo Rampi. A distanza di decenni vengono dedicati murales al bambino caduto nel pozzo, come avvenuto nel 41 anniversario della sua morte nel quartiere romano della Garbatella dove 70 metri quadrati mostrano il sorriso del piccolo. Poco tempo fa una serie tv ha ricostruito la cronaca di quei maledetti giorni. Giorni indelebili per sempre impressi nella memoria collettiva.