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il dialogo

Memorandum per la pace in Iran: Hormuz riapre senza pedaggi, ma il dossier nucleare resta aperto

Mercati in tensione e dossier atomico ancora aperto, firma possibile a Ginevra con mediazione qatariota

12 Giugno 2026, 10:28

10:30

Ora Trump chiede aiuto per "liberare" lo Stretto di Hormuz e minaccia gli alleati riluttanti: mistero sui sette paesi "chiamati" dal presidente Usa

La logica dello scambio dietro al memorandum che potrebbe mettere la parola fine alla guerra in Iran. L’Iran otterrebbe un alleggerimento delle sanzioni e un graduale ritorno a margini economici meno soffocanti; gli Stati Uniti otterrebbero una de-escalation militare, la riapertura di Hormuz e un impegno politico iraniano a non correre verso la bomba. La scelta di inserire la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz “senza pedaggi”.

Lo Stretto di Hormuz è uno dei nervi principali dell’economia mondiale. Secondo la International Energy Agency, nel 2025 vi sono transitati in media circa 20 milioni di barili al giorno, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio trasportato via mare; inoltre lo stretto è cruciale anche per il gas naturale liquefatto, con quasi il 20% del commercio globale di Lng esposto a eventuali interruzioni. La stessa Eia americana ha definito Hormuz uno dei più importanti “chekpoint” energetici del pianeta. La sua riapertura riguarda prezzi, inflazione, catene logistiche e stabilità finanziaria ben oltre il Golfo.

Non sorprende, allora, che le prime reazioni dei mercati siano state sensibili. 

Il dossier nucleare: la questione che resta aperta

Il punto più delicato resta quello che il memorandum, per ora, non scioglie fino in fondo. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica aveva già richiamato l’attenzione sulla necessità di piena cooperazione iraniana e, nel 2025, il Board of Governors aveva adottato una risoluzione che sottolineava l’obbligo di Teheran di chiarire le questioni ancora aperte e di collaborare con l’agenzia in modo completo e tempestivo. In parallelo, diverse ricostruzioni giornalistiche degli ultimi mesi hanno mostrato come il destino delle scorte di uranio arricchito e dei limiti all’arricchimento sia rimasto il vero nodo irrisolto di ogni trattativa.

Questo spiega anche la cautela di Teheran. Per l’establishment iraniano, un’intesa che produca solo benefici tattici per gli Stati Uniti e chieda concessioni strategiche irreversibili sul nucleare senza garanzie solide sarebbe difficilmente digeribile. Per Washington, al contrario, una pace che non contenga almeno un percorso verificabile sul nucleare rischia di apparire fragile, se non illusoria. Il memorandum, insomma, è un armistizio politico; la partita vera comincia subito dopo.

Ginevra, i mediatori e il ruolo del Qatar

La firma potrebbe arrivare a Ginevra. Axios riferisce che il testo preliminare sarebbe stato finalizzato mercoledì sera dopo lunghe ore di colloqui tra il mediatore qatariota Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con contatti telefonici ripetuti con gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. La stessa testata segnala che quattro aerei C-17 dell’aeronautica americana sono partiti verso l’Europa, trasportando materiali in vista di un possibile viaggio del vicepresidente J.D. Vance per la cerimonia di firma.

La scelta di Ginevra avrebbe un valore anche simbolico: neutralità, discrezione, tradizione diplomatica. Ma soprattutto segnala che la mediazione è uscita dalla fase esplorativa ed è entrata in quella logistica. Quando si muovono uomini, aeromobili, protocolli e luoghi, di solito significa che almeno una parte dei governi coinvolti sta provando a rendere irreversibile l’appuntamento. Resta da capire se questo basti a superare le resistenze dell’ultima ora.