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la storia

Gli 007 col carapace, la Cina e la paranoia di Stato: «Ci spiano con le tartarughe»

Pechino lancia l'allarme su pesci e rettili marini trasformati in sensori viventi. Ma dietro l'accusa si nasconde la guerra per il controllo strategico dei dati oceanografici

12 Giugno 2026, 18:09

18:10

Gli 007 col carapace, la Cina e la paranoia di Stato: «Ci spiano con le tartarughe»

Il Ministero della Sicurezza di Stato cinese ha diffuso un allarme che sembra uscito da un romanzo di fantapolitica: tartarughe e pesci trasformati in “sensori viventi”. Secondo le autorità di Pechino, esemplari di grandi dimensioni sarebbero stati dotati di apparati tecnologici in grado di raccogliere dati sensibili sull’ambiente sottomarino e di trasmetterli all’estero attraverso collegamenti satellitari.

Liquidare la vicenda come mera trovata propagandistica, tuttavia, rischia di essere riduttivo. Al centro della denuncia non c’è soltanto l’idea, per quanto singolare, di animali “spia”, ma l’enorme valore strategico dei dati oceanografici.

Parametri come temperatura, salinità e correnti non sono semplici voci di un manuale di scienze: determinano la fisica del mare e, soprattutto, la propagazione del suono in acqua. In ambito militare, conoscere queste variabili significa interpretare la acustica dell’ambiente sottomarino, con vantaggi decisivi per l’ascolto dei fondali, il tracciamento dei sottomarini e la mappatura delle vulnerabilità delle difese costiere.

Nella ricostruzione di Pechino emergerebbe una vera e propria “rete di sorveglianza marittima distribuita”, che non coinvolgerebbe soltanto la fauna, ma anche boe di monitoraggio, piccoli veicoli di superficie autonomi (wave glider) e strumentazione celata a bordo di navi mercantili.

In un episodio citato, sarebbe stata individuata una boa sferica con un sofisticato array acustico, teoricamente capace di registrare in tempo reale le impronte sonore della flotta subacquea cinese. Il salto dalle possibilità tecnologiche all’accusa politica, però, richiede evidenze difficili da confutare, che al momento non sono state rese note.

L’impiego di sensori su animali marini è pratica consolidata nella ricerca civile: da decenni enti come la NOAA li utilizzano per seguire rotte migratorie, tutelare specie a rischio e monitorare il clima.

Finora la Cina non ha fornito riscontri pubblici indipendenti su chi avrebbe applicato questi dispositivi, né ha indicato quali governi stranieri siano sospettati di condurre l’operazione di intelligence. 

Dopo la revisione della legge sul controspionaggio, entrata in vigore nel luglio 2023, le autorità hanno avviato una vasta campagna per promuovere una “pedagogia della vigilanza permanente”. Attraverso i social media, compreso l’account WeChat del Ministero della Sicurezza, il governo mobilita i cittadini con video e fumetti, invita i pescatori a segnalare anomalie e spinge la popolazione a diffidare di dispositivi stranieri.

Il tutto si inserisce in un clima di “guerra delle spie” sempre più teso, inasprito anche dai recenti arresti per spionaggio in Europa all’inizio del 2026.  Il dominio dei mari insomma non si gioca più soltanto con incrociatori e missili balistici, ma con il controllo invisibile di sensori, piattaforme autonome e banche dati ambientali.