Garlasco
Alberto Stasi lascia Bollate: la nuova realtà del "biondino dagli occhi di ghiaccio" che si è sempre detto innocente
Verso la libertà dopo dieci anni e mezzo di carcere per scontare la condanna definitiva della Cassazione che lo aveva riconosciuto colpevole dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi
A dieci anni e mezzo da quel 12 dicembre 2015, quando si costituì accompagnato dalla madre, Alberto Stasi si prepara a dire addio al carcere di Bollate. Sono passati 3.835 giorni da allora per il "bocconiano dagli occhi di ghiaccio" che, dopo due assoluzioni, stava finendo di scontare la condanna definitiva a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Per i giudici della Cassazione che hanno confermato il verdetto del processo d’appello bis, è stato lui, il 13 agosto 2007, a uccidere nella villetta di Garlasco «la fidanzata, che evidentemente era diventata, per un motivo rimasto sconosciuto, una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo 'per bene' e studente 'modello', da tutti concordemente apprezzato».
Questo ritratto dei giudici d’appello milanesi, fatto proprio dalla Corte Suprema, strideva con la figura di quel biondino esile, gli occhi azzurri e gli occhialini da intellettuale, che si è sempre proclamato innocente. Affranto nei giorni successivi al delitto, mostrava un dolore composto che qualcuno ha interpretato come freddezza. La stessa freddezza con la quale, dopo la scoperta del corpo di Chiara al fondo della scala che conduce alla tavernetta, telefonò al 118 per fare intervenire i soccorsi e che parve sospetta per un ragazzo all’epoca 24enne che aveva appena trovato la sua fidanzata massacrata.
I rapporti con la famiglia di Chiara, dopo il delitto, si sono raffreddati via via che si insinuava il sospetto che fosse lui l’assassino, fino a diventare inesistenti. Fermato e poi rilasciato, assolto due volte, nel 2009 e nel 2011, Stasi aveva continuato a studiare, laureandosi con 110 e lode in Economia e legislazione per l’impresa alla Bocconi. Poco prima dell’appello bis aveva perso il padre. «Se n'è andato il giorno di Natale a 57 anni, ma ha cominciato a morire il giorno in cui la Cassazione ha deciso di riaprire il processo. Sono convinto che la malattia che l’ha portato via è dovuta alla sofferenza e allo stress», aveva detto.
Detenuto modello, in semilibertà da alcuni mesi, si è detto innocente anche prima che la Procura di Pavia riaprisse le indagini sul delitto indicando in Andrea Sempio il responsabile e aprendo la strada a una possibile revisione, che i suoi legali si stanno preparando a chiedere.

