lo scenario
Washington cede o Teheran rinuncia? Cosa c'è (e cosa resta un mistero) nella bozza di pace tra Usa e Iran
Fine del blocco ai porti e ritiro delle truppe americane, ma per la Casa Bianca i miliardi sbloccati restano vincolati alla distruzione totale del programma atomico
Dopo tre mesi di durissimi scontri, Stati Uniti e Iran appaiono prossimi a chiudere uno dei confronti più tesi della storia recente. L’annuncio di una firma ormai imminente su un memorandum di pace alimenta aspettative a livello globale, sebbene le indiscrezioni sui contenuti delineino un quadro articolato: a imponenti concessioni economiche e militari fa da contraltare l’irrisolto “enigma nucleare”.
Mentre le diplomazie affinano le ultime righe per mettere l’intesa “nero su bianco”, la bozza quasi concordata prevede alcuni snodi fondamentali:
Cessate il fuoco globale: prevista la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti, con riferimento esplicito anche al Libano. A tutela della tregua, Washington si impegna a rispettare la sovranità iraniana e a non interferire più negli affari interni della Repubblica islamica.
Sblocco dei mari e riapertura di Hormuz: entro 30 giorni dovrebbero essere revocati il blocco navale statunitense sui porti iraniani e ripristinato il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, crocevia vitale per i flussi energetici mondiali.
Disimpegno militare statunitense: gli Stati Uniti promettono il ritiro delle proprie forze dall’intera area circostante l’Iran, segnando un arretramento significativo della presenza bellica.
Rilancio economico e allentamento delle sanzioni: fulcro dell’intesa è la ripartenza dell’economia iraniana, con la sospensione delle principali restrizioni sul greggio di Teheran e l’avvio di un maxi piano di ricostruzione da 300 miliardi di dollari, guidato da Usa e alleati. Previsto inoltre lo sblocco immediato di 24 miliardi di dollari di fondi sovrani iraniani finora congelati.
Passaggio al Consiglio di Sicurezza: il memorandum diverrà operativo solo dopo l’approvazione formale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu tramite una specifica risoluzione.
Resta tuttavia il nodo più delicato, un accordo “a due facce” sul nucleare. Da Teheran, l’agenzia Irna smentisce “categoricamente” che il memorandum contenga intese sulla gestione del programma atomico. La versione della Casa Bianca è diametralmente opposta: alti funzionari statunitensi sostengono che l’Iran abbia accettato lo smantellamento integrale del programma e la distruzione delle scorte di uranio arricchito. Secondo Washington, i miliardi sbloccati rimarranno inaccessibili finché questi impegni di disarmo non saranno adempiuti pienamente.
È su questa sottile ambiguità diplomatica che si giocherà il destino immediato del Medio Oriente. La pace sembra a portata di mano, ma l’“elefante nella stanza” resta il dossier atomico, e l’orologio dell’uranio continua a ticchettare.