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il caso

Orologi manomessi in sala operatoria: i 14 minuti che condannarono Domenico

ccusa di falso per l'équipe medica di Napoli. Il cuore nativo rimosso alla cieca, senza accertarsi che l'organo salvavita custodito nel contenitore isotermico fosse inutilizzabile

13 Giugno 2026, 00:12

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Orologi manomessi in sala operatoria: i 14 minuti che condannarono Domenico

Nuovo, drammatico sviluppo giudiziario nel caso del piccolo Domenico Caliendo, morto a poco più di due anni dopo un trapianto di cuore non riuscito. Il gip del Tribunale di Napoli ha disposto l’interdizione temporanea dall’esercizio della professione medica per due cardiochirurghi dell’ospedale Monaldi: 12 mesi per il dottor Guido Oppido e 7 mesi per la dottoressa Emma Bergonzoni.

Il provvedimento non attiene soltanto al presunto errore intraoperatorio del 23 dicembre 2025, ma riguarda anche l’ipotesi, ritenuta grave, di falsificazione della documentazione clinica redatta nei giorni successivi. Secondo la Procura, gli orari annotati in cartella sarebbero stati modificati a posteriori per occultare una circostanza cruciale: il cuore nativo di Domenico sarebbe stato espiantato prima di verificare le effettive condizioni dell’organo donato, in arrivo da Bolzano.

La ricostruzione temporale elaborata dagli inquirenti delinea una sequenza fatale: alle 14:34 il cuore del bambino sarebbe già stato rimosso; soltanto tre minuti dopo, alle 14:37, l’équipe avrebbe accertato che il cuore del donatore — trasportato in un contenitore inadeguato con ghiaccio secco — risultava parzialmente congelato.

Testimonianze raccolte tra il personale descrivono l’organo come “una pietra durissima”. Nonostante l’evidente danneggiamento, e in assenza di alternative immediate, l’innesto sarebbe stato comunque eseguito, con il piccolo mantenuto in circolazione extracorporea (ECMO) fino al decesso, sopraggiunto 60 giorni dopo in terapia intensiva.

A sostegno del quadro accusatorio, la Procura indica elementi ritenuti solidi: un video estratto dallo smartphone di un operatore socio-sanitario, relazioni della Polizia Stradale sulla staffetta e le deposizioni di infermieri e personale di sala.

Dalle indagini emergerebbe inoltre che le operazioni di espianto sarebbero iniziate persino prima della telefonata che annunciava l’arrivo dell’organo all’esterno dell’ospedale, con un anticipo di almeno 14 minuti.

Il giudice ha valutato che gli indizi relativi a un tentativo di alterare i fatti per “tutelare l’immagine dei medici” abbiano raggiunto una soglia di consistenza tale da giustificare la sospensione dei due professionisti.