Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
13 giugno 2026 - Aggiornato alle 19:59
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

l'inchiesta

Il delitto della ricina, perché l'amica di Antonella è indagata

"Non sapevo di tensioni col marito". Ma la Procura la smentisce e la indaga. Il tassello mancante per risolvere il delitto perfetto

13 Giugno 2026, 17:19

17:21

Il delitto della ricina, perché l'amica di Antonella è indagata

A Pietracatella, la ricostruzione del doppio delitto di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte a poche ore di distanza alla fine di dicembre, potrebbe essere celata da un muro di omertà e mezze verità.

Se in un primo momento l’attenzione degli investigatori si era concentrata quasi esclusivamente sulla ricina, un veleno rarissimo e letale, oggi l’inchiesta subisce una svolta a causa di un silenzio pesante: quello di una confidente della vittima.

La presunta reticenza dell’amica è attorno a una donna, amica di Antonella, che ruota l’ultimo sviluppo. La sua posizione è stata iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di favoreggiamento. Inizialmente ascoltata come persona informata sui fatti, aveva riferito di non essere a conoscenza di crisi coniugali tra la vittima e il marito, Gianni Di Vita.

La tecnologia l’ha però smentita: la Squadra Mobile di Campobasso ha recuperato dal suo smartphone messaggi WhatsApp inequivocabili, in cui Antonella manifestava la ferma intenzione di chiedere il divorzio e domandava aiuto per mettersi in contatto con un avvocato matrimonialista.

Le omissioni contestate Per la Procura di Larino, tale omissione è un elemento di estrema gravità. Gli inquirenti le contestano di aver ostacolato la piena ricostruzione dei fatti, celando un aspetto di vita privata potenzialmente decisivo per il caso. Al momento, l’ipotesi di reato non implica un suo coinvolgimento diretto nel duplice omicidio, ma mette in evidenza come la reticenza abbia rallentato l’attività investigativa, privando gli organi inquirenti di un possibile movente.

Un’indagine ridisegnata dalla frattura familiare In un quadro così complesso, mentre si tenta di stabilire chi abbia potuto procurarsi e somministrare un veleno atipico e privo di antidoto come la ricina, l’emersione di una frattura insanabile all’interno del nucleo familiare ridefinisce le priorità investigative. Il proposito di separazione espresso da Antonella spinge ora gli investigatori a rileggere con attenzione rapporti patrimoniali, tensioni domestiche ed equilibri affettivi della coppia.

Tra dispositivi elettronici e voci di paese Intanto, la posizione del marito, Gianni Di Vita, risulta al momento negativa ai test sulla tossina; un dato che i tossicologi invitano comunque a interpretare con cautela per l’eventuale degradazione della proteina. L’attenzione si concentra dunque sui dispositivi informatici sequestrati: telefoni, tablet e computer vengono analizzati minuziosamente per ricostruire l’ultima traiettoria di ore e contatti delle vittime.

In un piccolo centro come Pietracatella, dove ci si conosce tutti e le indiscrezioni corrono rapide, il silenzio dell’amica su una richiesta d’aiuto così esplicita cessa di essere un fatto privato e diventa il baricentro di un’indagine complessa e tortuosa. La domanda che ora assilla gli inquirenti è una: chi altro era a conoscenza del divorzio imminente e fino a che punto questo segreto potrebbe aver armato la mano dell’assassino?