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La clamorosa gaffe del TG1: "C'è Steve Jobs sugli spalti". Ma è morto nel 2011
Tra Brad Pitt e DiCaprio, spunta Bill Gates scambiato per l'icona morta 15 anni fa. Lo svarione del telegiornale sulle tribune del Messico scatena l'ironia feroce dei social e mette sotto accusa il controllo editoriale
Durante l'edizione del Tg1 del 13 giugno 2026, la copertura della cerimonia inaugurale dei Mondiali di calcio si è trasformata in un caso mediatico per una gaffe che in pochi minuti ha fatto il giro del web.
Nel segnalare i volti noti presenti sugli spalti del Mexico City Stadium per l'apertura dell'11 giugno, la giornalista ha indicato Bill Gates chiamandolo Steve Jobs.
Secondo il Tg1 Steve Jobs è tornato in vita per assistere ai Mondiali #FIFAWorldCup https://t.co/sCFoV4HNzl pic.twitter.com/0gx5oGKX0q
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) June 13, 2026
Lo scivolone non è passato inosservato perché non si è trattato di una svista marginale. Bill Gates è il cofondatore di Microsoft, mentre Steve Jobs, storico creatore di Apple, è scomparso il 5 ottobre 2011, quasi quindici anni prima di questa edizione della Coppa del Mondo.
Inserire Jobs tra gli ospiti in tribuna, accanto a star come Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, ha prodotto una "frizione narrativa quasi assurda" e un cortocircuito dal sapore surreale che ha spinto gli utenti a condividere e ironizzare sul frammento online. L'episodio pesa ancor di più se inquadrato nella cornice più ampia della copertura dei Mondiali 2026.
La Rai ha investito in modo rilevante, assicurandosi in esclusiva 35 partite in chiaro, e il Tg1 è il fulcro di questo racconto pubblico. L'immagine del servizio pubblico, però, era già stata incrinata nei giorni immediatamente precedenti, quando l'azienda aveva interrotto l'esibizione di Shakira durante la cerimonia d'apertura per cedere la linea al telegiornale: un errore di gestione dei tempi per il quale Viale Mazzini aveva già espresso il proprio rammarico.
La rapida successione di questi due inciampi lascia intravedere una possibile falla sistemica, tra fretta, pressione della diretta e un coordinamento editoriale non perfetto. La televisione in tempo reale impone ritmi serratissimi e può generare automatismi fatali per chi legge velocemente un testo; ma in un ecosistema in cui gli spettatori seguono lo schermo con lo smartphone in mano, nessuna svista viene perdonata o dimenticata.