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"Non è socialmente pericoloso", perché il Tribunale di Sorveglianza ha scarcerato Alberto Stasi

I magistrati di Milano hanno concesso l'affidamento in prova ai servizi sociali al 41enne condannato per il delitto di Chiara Poggi. I giudici: "Condotta ineccepibile, nessun rancore e rispetto per la vittima"

13 Giugno 2026, 23:36

23:40

"Non è socialmente pericoloso", perché il Tribunale di Sorveglianza ha scarcerato Alberto Stasi

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali ad Alberto Stasi, 41 anni, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

La decisione si fonda su un “percorso netto”, caratterizzato da “adesione assoluta alle regole” e da una condotta ritenuta “ineccepibile”.

Il provvedimento comporta la scarcerazione di Stasi e la prosecuzione di una misura alternativa che, già durante il precedente regime di semilibertà, aveva di fatto “confermato l’assenza di profili di pericolosità”.

Secondo i giudici, il cammino di reinserimento non ha mai mostrato cedimenti; al contrario, l’uomo ha proseguito l’espiazione con “serenità”, accettando la pena e ottenendo in modo costante la liberazione anticipata.

Particolarmente valorizzato anche l’impegno nei confronti dei familiari della vittima: Stasi “continua ad adempiere alle obbligazioni civili” verso la parte civile.

Le relazioni degli operatori penitenziari e dei servizi sociali descrivono non soltanto un comportamento “formalmente lineare”, ma segnalano inoltre “l’empatia e la sofferenza verso la parte offesa”.

Ampio spazio è dedicato, nelle motivazioni, alla gestione degli ultimi mesi, segnati dal clamore mediatico seguito alla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco. In un contesto di “eccezionale e del tutto inusitata esposizione mediatica”, Stasi ha mostrato “equilibrio e doti di resilienza”, mantenendo un profilo basso e adottando mirate “strategie di evitamento dei giornalisti”.

Nessuna intervista rilasciata e, soprattutto, assenza di un “vissuto rancoroso” o di un “repertorio narrativo screditante” verso chi lo ha condotto alla condizione attuale.

Infine, i magistrati riconoscono che l’ex studente ha percorso “tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza”, lodandone al contempo l’“evidente lucidità” nell’affrontare la situazione e i possibili sviluppi investigativi senza lasciarsi travolgere dal nuovo circo mediatico.