Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
14 giugno 2026 - Aggiornato alle 02:33
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

lo scenario

Il mistero di Ginevra: come l'intesa tra Usa e Iran è diventa una videoconferenza. Ma la vera sfida arriverà dopo la firma

Il presidente vuole incassare il risultato diplomatico in tempo per i festeggiamenti personali e per il G7 di Evian. La Repubblica Islamica non cede alla fretta americana e avverte che il patto arriverà solo nei prossimi giorni

13 Giugno 2026, 23:42

23:50

Il mistero di Ginevra: come l'intesa tra Usa e Iran è diventa una videoconferenza. Ma la vera sfida arriverà dopo la firma

L’attesa per il memorandum tra Stati Uniti e Iran si è trasformata in una febbrile guerra di dichiarazioni, smentite e rivendicazioni incrociate. Mentre la comunità internazionale guarda con “cauta speranza” a un compromesso giudicato «vicino come mai prima d’ora», il cammino verso la sottoscrizione ufficiale resta irregolare e incerto.

Islamabad, nel ruolo di mediatore, e Donald Trump spingono per una ratifica imminente, puntando a chiudere entro domenica per capitalizzare il risultato prima del G7 di Evian e in coincidenza con i festeggiamenti del compleanno del tycoon. Teheran, invece, frena e prende tempo, parlando più vagamente di una firma “nei prossimi giorni”.

Un punto sembra comunque acquisito: non ci sarà alcuna cerimonia di alto profilo a Ginevra. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha annunciato senza giri di parole che l’intesa “sarà a distanza”. Una linea confermata dalle comunicazioni del Pakistan, che ha delineato il formato di una videoconferenza. Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, ha inoltre smentito le indiscrezioni circolate sui media: nessun viaggio europeo per i negoziatori e nessuna delegazione in arrivo a Islamabad per colloqui dell’ultimo minuto.

Malgrado la confusione sulle modalità, il Pakistan assicura che un testo condiviso è stato finalmente messo a punto. Un segnale di possibile, seppur prudente, disgelo arriva anche da Teheran, che ha fissato tra il 4 e il 9 luglio i funerali di Ali Khamenei, rinviati per mesi a causa del protrarsi del conflitto. I contenuti del documento, però, restano riservati.

I nodi cruciali sono due: lo Stretto di Hormuz e il dossier nucleare. Sul fronte marittimo, Washington pretende la riapertura immediata e senza pedaggi del transito, con l’eventuale supporto di una missione internazionale a tutela dei mercantili. Araghchi avverte però che l’amministrazione della via d’acqua “non sarà più la stessa”.

A inasprire il quadro contribuiscono gli sviluppi militari più recenti: il Comando Centrale statunitense rivendica l’abbattimento di diversi droni iraniani diretti contro navi commerciali, mentre l’agenzia Ukmto conferma che una petroliera è stata colpita da un proiettile al largo dell’Oman.

Qualora si superasse lo scoglio della firma, l’accordo aprirebbe una finestra di 60 giorni per affrontare le questioni più spinose, a partire dalle scorte di uranio. Le posizioni, al momento, appaiono inconciliabili. Da un lato, Trump evoca l’impiego dei bombardieri B-2 a “situazione tranquilla” per prelevare il materiale fissile, ridurne il grado di arricchimento o distruggerlo negli Stati Uniti o in loco. Dall’altro, Araghchi ribadisce che l’unica opzione sul tavolo prevede la diluzione dell’uranio arricchito esclusivamente all’interno dei confini iraniani.

La trattativa passerà anche per le leve economiche: Washington mette sul piatto lo sblocco dei beni congelati e un allentamento delle sanzioni, ma il vicepresidente Vance ha chiarito che tali benefici scatteranno soltanto se la Repubblica islamica rispetterà i propri impegni. Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti smentiscono recisamente qualsiasi via libera a miliardi di dollari destinati a Teheran.

L’Iran, dal canto suo, si prepara a difendere con fermezza la propria sovranità nucleare, facendo dell’accesso a Hormuz una leva negoziale. E tutto ciò avviene mentre la leadership di Teheran deve contenere l’insoddisfazione delle sue correnti più intransigenti: la testata “Khorasan”, vicina ai pasdaran, definisce il memorandum di Islamabad non una pace duratura, bensì il rinvio dell’inevitabile “scontro finale” tra i due Paesi.