Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
14 giugno 2026 - Aggiornato alle 19:32
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

lo scenario

Trump: «Accordo con l'Iran tra poche ore», ma a Teheran i "falchi" scendono in piazza contro il "Grande Satana" Usa

L'accordo tra Washington e Teheran è a un passo, ma la fazione radicale Paydari si ribella. Accuse infuocate in Parlamento: "Un fallimento per noi, una resa agli assassini di Khamenei"

14 Giugno 2026, 19:32

Trump: «Accordo con l'Iran tra poche ore», ma a Teheran i "falchi" scendono in piazza contro il "Grande Satana" Usa

Il tempo della diplomazia scorre rapido, ma rischia di infrangersi contro il muro dell’intransigenza interna. La sottoscrizione dello storico accordo tra Stati Uniti e Iran, secondo quanto dichiarato a Fox News dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sarebbe ormai questione di ore.

Il tycoon ha annunciato che l’intesa, con una prima sigla elettronica prevista per oggi e un vertice in presenza la prossima settimana in Europa, dovrebbe concretizzarsi «nelle prossime due o tre ore», al netto di un lieve slittamento dovuto ai recenti raid israeliani su Beirut.

Mentre a Washington si prepara la formalizzazione, a Teheran le strade si accendono e nel regime emergono profonde fratture.

L’imminente memorandum ha esasperato lo scontro tra le diverse correnti del potere: da un lato i fautori del dialogo, dall’altro l’ala dura e ultraconservatrice, contraria a qualsiasi compromesso con il “Grande Satana” a prescindere dai contenuti.

La fronda più radicale non è rimasta a guardare. Diversi gruppi ultraconservatori, guidati da 16 parlamentari del blocco estremista Paydari, hanno organizzato manifestazioni di protesta assediando le sedi del ministero degli Esteri a Teheran e a Mashhad.

Nel mirino dei falchi sono finiti i principali artefici del disgelo: il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, di cui vengono chieste a gran voce le dimissioni.

Le piazze riecheggiano di slogan durissimi: «Abbasso Araghchi, traditore e infiltrato» e «Che ne è del sangue del nostro leader martirizzato?».

La retorica antiamericana ha invaso anche l’emiciclo. Il deputato Ali Khezrian ha accusato apertamente Araghchi di collusione con Washington, mentre il collega Kamran Ghazanfari lo ha definito un «bugiardo» che avrebbe oltrepassato le linee rosse fissate dalla Guida Suprema, bollando in anticipo qualsiasi accordo come «illegittimo».

Ancora più tranchant il deputato Mohammad Raisi, che considera l’intesa un fallimento per l’Iran e una vittoria per gli Stati Uniti, sottolineando con sdegno come arrivi proprio nel giorno del compleanno di Trump, definito «l’assassino del nostro defunto leader Ali Khamenei».

Di fronte a questa preoccupante «babele di voci», il presidente iraniano Masoud Pezeshkian tenta di stemperare la tensione, appellandosi all’unità nazionale e precisando che la via del confronto è una scelta istituzionale adottata dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.

Il fronte favorevole all’accordo si è rapidamente mobilitato in difesa dei negoziatori, respingendo le accuse di tradimento. Mohammad Mehdi Mirbagheri, membro dell’Assemblea degli Esperti, ha assicurato che l’attuale Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha supervisionato l’intero processo negoziale e sarebbe intervenuta in caso di irregolarità.

Anche i vertici militari offrono un sostegno condizionato: Yadollah Javani, vicecomandante delle Guardie rivoluzionarie, ha ricordato che «diplomazia e azione sul campo si completano a vicenda», pur garantendo che le forze armate restano pronte a rispondere a ogni minaccia.

La condanna dei sabotatori interni si fa esplicita nelle parole di Mohammad Hossein Khoshvaght (cognato del fratello della Guida), che su X lancia una provocazione inequivocabile ai falchi: «Tutte le principali istituzioni hanno esaminato l’accordo... Cosa significa l’opposizione di alcune persone, insieme a Netanyahu?».

Un parallelo che, per l’ala pragmatica del regime, mette in luce come chi oggi si oppone all’intesa finisca di fatto per fare il gioco dei peggiori nemici di Teheran.