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Treviso

Il giudice che vendette casa troppo presto: niente presidenza e niente danni per Carli

Il Tar boccia la richiesta milionaria del magistrato che aveva svenduto casa fidandosi del Csm. Al suo posto, il "sogno" realizzato della prima presidente donna del Tribunale a Treviso

14 Giugno 2026, 20:33

20:40

 Il giudice che vendette casa troppo presto: niente presidenza e niente danni per Carli

Il 5 febbraio 2025 sembrava aprire un capitolo prestigioso per Andrea Carli: il Csm lo aveva appena designato all’unanimità alla presidenza del Tribunale di Treviso, indicandolo come successore di Antonello Maria Fabbro.

Forte di quella investitura, il magistrato aveva rapidamente riorganizzato la propria vita: secondo le ricostruzioni, vendette la casa di Biella in fretta e furia per acquistare un’altra nel capoluogo della Marca, senza soffermarsi a trattare sul prezzo dell’immobile piemontese.

Quella certezza, però, si è però - come racconta il Gazzettino - presto incrinata a seguito del ricorso al Tar presentato da Daniela Ronzani. Inizialmente esclusa per un vizio formale — un’autocandidatura risultata più lunga rispetto al fac-simile previsto — la magistrata è riuscita a ribaltare la situazione. Di fronte all’impugnazione, il 3 maggio il Csm ha deciso in autotutela di annullare la nomina di Carli, «declassandolo» temporaneamente a facente funzione; l’8 ottobre, la presidenza è stata poi definitivamente assegnata proprio a Ronzani.

Per lei, un traguardo storico: «il mio sogno», ha dichiarato, diventando la prima donna alla guida del Tribunale di Treviso. Rimasto senza incarico, Carli ha reagito in sede amministrativa, ricorrendo al Tar per ottenere dal Csm e dal ministero della Giustizia un risarcimento per «lesione dell’affidamento incolpevole».

Secondo la sua tesi, la vendita della casa di Biella a «condizioni asseritamente svantaggiose» sarebbe dipesa dalla fiducia riposta in una decisione ormai ufficiale della pubblica amministrazione.

I giudici amministrativi hanno però respinto integralmente la domanda risarcitoria con argomentazioni nette. La cessione accelerata dell’immobile, si legge nella sentenza, non costituiva una conseguenza necessaria della designazione alla presidenza, ma «esclusivamente una sua libera scelta». Carli, osserva il collegio, avrebbe potuto affittare o acquistare un alloggio a Treviso senza alienare contestualmente la proprietà di Biella. Inoltre, la differenza tra il prezzo di acquisto del 2005 e quello di vendita non integra un danno patrimoniale risarcibile, così come non lo sono le spese di trasferimento in città.

Determinanti, per il Tar, anche le tempistiche. Fin dall’11 dicembre 2024 — data in cui Ronzani ha impugnato la prima proposta della commissione — Carli era consapevole che la sua nomina fosse a rischio. L’annullamento da parte del Csm costituiva un’evenienza “certamente probabile” da mettere in conto; pertanto, il magistrato non poteva ignorarla né prima della decisione definitiva né al momento dell’insediamento. Epilogo amaro: per Carli, doppia beffa, senza presidenza e senza risarcimento.