Il voto
Legge elettorale, in Commissione alla Camera slitta il parere sulle preferenze
L'ascesa del nuovo partito di Vannacci entra nel dibattito. Candiani (Lega): «Sarebbe più facile non cambiarla»
Entra nel vivo in commissione Affari Costituzionali della Camera la discussione sulla legge elettorale con le prime votazioni. Ma sulle preferenze la maggioranza per ora non si espone e accantona - senza dare pareri - le proposte di modifica che vanno in tal senso. Si avvierà «una riflessione» su una trentina di emendamenti che vertono su macro temi come «le preferenze, l’estero, i fuori sede, le firme digitali», annuncia il relatore Angelo Rossi (FdI). Critica la reazione delle opposizioni che ravvisano in questa mossa una logica dilatoria per non affrontare i nodi. «A pensar male la maggioranza si è già fatta il suo cronoprogramma: qualche votazione e poi tagliare tutto, magari andando in aula senza neanche i relatori», punta il dito Filiberto Zaratti (Avs). «Il parere sarà espresso», promette Rossi. Tra gli emendamenti ritirati, invece, ce n'è uno di Lorenzo Cesa, proprio sulle preferenze: l’esponente dell’Udc sarebbe intenzionato a convergere su una proposta di maggioranza da presentare direttamente in Aula.
Il clima tra maggioranza e opposizioni è da muro contro muro: Alfonso Colucci del M5s bolla la proposta di legge del centrodestra come «un tentativo di restare aggrappati al potere». «Ora l’ascesa di Vannacci scombina questo programma, quindi vedremo se effettivamente la maggioranza vorrà andare avanti...». «Anche tra di voi iniziano a serpeggiare dubbi su questa frenesia», afferma il dem Gianni Cuperlo. «Andiamo avanti, la nostra posizione non cambia - replica il capogruppo dei meloniani in commissione, Alessandro Urzì - ed anzi, prevediamo uno stringente calendario di lavori di commissione».
Nei capannelli di Montecitorio da giorni si chiacchiera dell’effetto Vannacci sulla nuova legge elettorale. Con una domanda che ricorre: se il generale non entrerà in coalizione con FdI, Lega e FI ma - di contro - continuerà a pescare dal loro bacino elettorale, conviene davvero alla maggioranza perseverare in una riforma che rischia di essere un regalo al centrosinistra? Stando alle dichiarazioni di diversi esponenti di FdI sì, «per il bene dell’Italia». Ma più di qualcuno insinua il dubbio. Se il generale continua a crescere nei sondaggi, gli alleati di governo «si potrebbero chiedere se non sia meglio tenere un sistema che verosimilmente non darà i numeri per governare», azzarda Lorenzo Pregliasco di Youtrend.
Il leghista Stefano Candiani parla fuori dai denti: «È più facile restare con questa legge elettorale con tutti i rischi di instabilità che può produrre piuttosto che passare a una legge elettorale che ha come obiettivo la stabilità, chiunque vinca». Anche perché c'è «certamente c'è chi aspetta di trarre vantaggio, dando però la responsabilità e il prezzo da pagare alla maggioranza di governo». E Avs gli risponde a tono: «La Lega brontola ma ha tutti gli strumenti per fermare lo scempio in corso».
Di una maggioranza che va ormai alla «rincorsa di Vannacci», parla il dem Andrea Casu». Il quale fa riferimento anche a quanto avvenuto nell’Aula della Camera, durante la discussione del decreto rimpatri volontari (poi approvato definitivamente): il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni propone una riformulazione ad un odg di Futuro Nazionale che non la accetta e passa al contrattacco; Molteni rigetta le accuse al mittente ma alla fine cambia il parere dando il via libero al testo. Per il Pd è «una vicenda che dimostra tutta la debolezza della maggioranza» e raffigura «una dinamica preoccupante».
Federico Fornaro punta il dito contro l’"incostituzionalità" della nuova legge elettorale in esame. «Siete arrivati oltre la legge truffa», rincara la dose il collega di pertito Arturo Scotto che invita a «riavvolgere il nastro, sedersi e discutere" su altre basi. Da parte sua, Ernesto Maria Ruffini, leader del movimento Più Uno, invita i deputati del centrosinistra a uscire dall’Aula al momento del voto sulla nuova legge elettorale promossa dal centrodestra.