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MEDIO ORIENTE

«Se l'Iran non si comporta bene, ricominceremo a sganciare le bombe»: Trump firma la pace e minaccia la guerra

A Evian, a margine del G7, il presidente americano avverte l'Iran. Venerdì al Bürgenstock la firma del memorandum. Ma il nucleare resta irrisolto

17 Giugno 2026, 15:45

15:54

 «Se l'Iran non non si comporta bene, ricominceremo a sganciare le bombe»: Trump  firma la pace e minaccia la guerra

Evian, margine del G7. Donald Trump siede di fronte al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e sceglie le parole più dirette possibili: se l'Iran «non si comporterà bene», gli Stati Uniti riprenderanno a «sganciare bombe in pieno sulle loro teste». A due giorni dalla firma prevista in Svizzera di un memorandum d'intesa tra Washington e Teheran, il presidente americano ricorda a tutti che la diplomazia, nella sua visione, non esclude mai la coercizione armata — la accompagna.

Non è un lapsus né una boutade. È la sintesi della posizione americana: il memorandum non è un punto d'arrivo, è una prova su strada. «Non è un testo finale, è un protocollo di accordo», ha precisato Trump. E ha aggiunto che gli iraniani «si sono comportati male per 47 anni», indicando nel 1979 — la caduta dello Scià, l'avvento della Repubblica Islamica — il punto di origine di una diffidenza che nessun documento preliminare può cancellare.

Cosa c'è scritto nella bozza — e cosa è contestato

Nelle stesse ore, Bloomberg ha pubblicato quello che presenta come il testo del memorandum. Il documento, se confermato, prevede uno stop immediato alle ostilità, l'impegno a negoziare un accordo definitivo entro 60 giorni (prorogabili), la revoca del blocco navale statunitense e una road map per la rimozione progressiva delle sanzioni contro Teheran. Figurerebbero anche lo sblocco degli asset iraniani congelati all'estero e la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale. In cambio, l'Iran riaffermerebbe l'impegno a non produrre mai armi nucleari, mentre le decisioni sul materiale già arricchito sarebbero rinviate a una fase successiva.

Ma da Teheran arriva immediatamente una smentita parziale. Una fonte vicina al team negoziale iraniano, citata dall'agenzia Tasnim, contesta l'accuratezza del testo pubblicato: il memorandum conterrebbe 14 clausole e la versione diffusa presenterebbe «numerose inesattezze» e dettagli «significativamente incompleti». Trump, consapevole del rischio di distorsioni, ha ipotizzato di leggere il testo «parola per parola» in conferenza stampa. Sugli investimenti americani in Iran — circolati come indiscrezione — ha chiuso senza margini: «È falso. Non investiremo neppure 10 centesimi».

Una tregua con il dito sul grilletto

La firma è attesa venerdì 19 giugno al Bürgenstock, nel cantone svizzero di Nidvaldo. La Svizzera non è una scelta casuale: Berna rappresenta gli interessi americani a Teheran dal 1980, dall'anno successivo alla rottura dei rapporti diplomatici, e offre una cornice neutrale collaudata per colloqui che altrove sarebbero impossibili. Pakistan e Qatar figurano tra i mediatori regionali.

Il G7 ha accolto l'intesa con un sostegno prudente — sollievo strategico più che entusiasmo politico. Un'escalation con l'Iran avrebbe effetti immediati sui prezzi dell'energia e sui mercati, su uno Hormuz già nervoso, su un'agenda internazionale già sovraccarica tra Ucraina e tensioni commerciali.

Ma il nodo centrale rimane intatto: il memorandum non scioglie la questione nucleare, la sospende. Sessanta giorni per negoziare cosa significhi, in termini tecnici e verificabili, impedire a Teheran di arrivare a un'arma. Sessanta giorni in cui ogni incidente, ogni disputa interpretativa, ogni mossa ritenuta non conforme potrebbe riaprire la porta alle ostilità. La frase pronunciata da Trump ad Evian non è retorica in eccesso: è la descrizione fedele dell'architettura in cui questo accordo è stato costruito. Una tregua, non una pace. Con il dito ancora sul grilletto.