Esami di Stato
Maturità 2026: come scegliere fra le sette tracce, come gestire sei ore e trasformare il tema in 20 punti
Il 18 giugno, alle 8,30, gli studenti sono attesi alla prima prova di quello che è considerato "l'esame della vita" per eccellenza
Il countdown è praticamente partito. Domani mattina comincia la Maturità 2026 in un equilibrio delicato tra paura e strategia. Perché il tema d’italiano, la prima prova da sostenere, non è solo il primo test che apre l’esame di Stato: è il momento in cui a ogni studente viene chiesto di fare una cosa molto adulta, e molto scolastica insieme, cioè scegliere. Scegliere tra 7 tracce, scegliere come leggere, come organizzare il pensiero, come usare il tempo. E, soprattutto, scegliere che immagine dare di sé in quelle 6 ore che possono valere fino a 20 punti sul voto finale.
La cornice ufficiale è chiara. La sessione d’esame del secondo ciclo prende il via con la prima prova scritta il 18 giugno 2026 alle ore 8:30, come stabilito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nel calendario scolastico nazionale per l’anno 2025/2026. La prova suppletiva della prima prova è fissata al 1° luglio 2026, mentre la seconda prova ordinaria si svolgerà il 19 giugno 2026; per alcuni percorsi, come EsaBac, EsaBac techno e alcune sezioni internazionali, è prevista anche una terza prova il 25 giugno 2026. Il calendario, dunque, è già definito nei suoi snodi essenziali e restituisce bene il ritmo serrato di un esame che concentra in pochi giorni una parte importante del percorso scolastico.
Come funziona la prima prova: struttura, tempi e punteggio
Il meccanismo della prima prova resta quello ormai consolidato degli ultimi anni. Le tracce sono 7, uguali in tutta Italia, predisposte su base nazionale dal MIM e trasmesse alle scuole. La distribuzione è sempre la stessa: 2 tracce di Tipologia A per l’analisi e interpretazione di un testo letterario italiano, 3 tracce di Tipologia B per l’analisi e produzione di un testo argomentativo e 2 tracce di Tipologia C per la riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità. È il quadro di riferimento ufficiale del Ministero a fissare questa architettura, pensata per verificare insieme padronanza linguistica, comprensione, capacità argomentativa e autonomia critica.
Il dato che gli studenti tendono a sottovalutare è che la prova non premia semplicemente chi “scrive bene” in senso generico. Premia chi sa leggere con precisione la consegna, rispettarne i vincoli, costruire una struttura riconoscibile e mantenere coerenza dall’inizio alla fine. Per questo la durata massima di 6 ore non è un dettaglio organizzativo, ma parte integrante della prova: concede tempo, sì, ma impone anche gestione, tenuta mentale e capacità di non disperdersi. Il punteggio massimo attribuibile è di 20 punti; questi si sommano ai 20 punti della seconda prova, ai 20 punti del colloquio e al credito scolastico, che può arrivare fino a 40 punti, per un totale di 100. La sufficienza finale resta fissata a 60/100.
Le sette tracce non sono sette strade equivalenti
È l’errore più frequente: pensare che le 7 tracce siano alternative neutre, come se bastasse scegliere quella “che ispira di più”. In realtà ciascuna tipologia richiede competenze diverse, e la vera difficoltà della prima prova sta proprio qui. La Tipologia A chiede una lettura ravvicinata del testo, capacità di comprensione, analisi stilistica e contestualizzazione; la Tipologia B richiede invece di riconoscere una tesi, selezionare argomenti, organizzare un ragionamento e sostenere un punto di vista con rigore; la Tipologia C sollecita una riflessione personale, ma mai improvvisata, su questioni che il quadro ministeriale riconduce al dibattito culturale e civile contemporaneo. Non è quindi soltanto una prova di italiano: è una prova di metodo.
La Tipologia A, spesso percepita come la più scolastica, resta anche la più esigente sul piano tecnico. Il candidato deve dimostrare di saper comprendere il testo, analizzarne lessico, struttura, stile, scelte narrative o poetiche, e poi aprire un’interpretazione motivata. Secondo le indicazioni rese note dal quadro di riferimento del Ministero, le due tracce di questa tipologia servono a coprire ambiti diversi della letteratura italiana, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri. È una prova che non si improvvisa: richiede abitudine al testo e precisione lessicale. Ma proprio per questo, per chi ha costruito negli anni un buon rapporto con la letteratura, può diventare la scelta più sicura.
La Tipologia B è, negli ultimi anni, quella che più intercetta il bisogno degli studenti di sentirsi su un terreno contemporaneo e razionale. Non basta “avere un’opinione”: occorre saperla dimostrare, ordinare, rendere leggibile. Di solito la traccia propone documenti, estratti o testi di partenza da cui ricavare il nucleo del ragionamento. Il rischio, qui, è produrre un elaborato genericamente sensato ma povero di struttura. Invece un buon testo argomentativo deve avere una tesi chiara, passaggi coerenti, esempi pertinenti, lessico preciso e una conclusione che non sia una semplice ripetizione. È la tipologia che più mette in evidenza la differenza tra chi scrive “a sentimento” e chi costruisce davvero un discorso.
La Tipologia C, infine, è forse la più ingannevole. Viene spesso chiamata “tema di attualità” e per questo ritenuta la più facile. Ma l’idea che basti affidarsi all’esperienza personale o a qualche riferimento sentito online è una trappola. La riflessione critica chiesta dal MIM esige equilibrio, capacità di contestualizzare, uso controllato degli esempi e, soprattutto, un pensiero che non scivoli nel moralismo o nella cronaca spicciola. L’attualità, in questa prova, non è il pretesto per sfogarsi: è il banco di prova della maturità intellettuale.
Cosa ci dicono le tracce del 2025 sulle scelte dei maturandi
Per capire come si muovono davvero gli studenti davanti alle tracce, conviene guardare ai dati più recenti disponibili. Nella Maturità 2025, secondo il report del Ministero dell’Istruzione e del Merito, la traccia più scelta è stata quella di Tipologia B sul “rispetto”, firmata da Riccardo Maccioni, con il 40,3% delle preferenze. Al secondo posto si è collocata una traccia di Tipologia C sul testo di Anna Meldolesi e Chiara Lalli, scelta dal 15,4% dei candidati, mentre la proposta su Paolo Borsellino ha raccolto il 13,6%. Molto più basse, invece, le percentuali per le due analisi del testo: 7,4% per Pier Paolo Pasolini e 2,3% per Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Questi numeri non servono a prevedere le tracce del 2026, perché le prove non sono anticipabili e ogni anno rispondono a una scelta autonoma del Ministero. Ma servono a capire una cosa importante: molti studenti tendono a orientarsi verso i testi in cui sentono di poter entrare subito, specialmente quando incontrano parole-chiave forti, vicine al dibattito pubblico, come rispetto, social, giovani, cittadinanza. È un dato utile anche per chi si prepara in queste ore: non perché suggerisca cosa scegliere, ma perché ricorda che la familiarità con il tema spesso pesa più dell’apparente facilità della tipologia. E tuttavia la scelta migliore resta quella che incrocia interesse personale e reale padronanza dello strumento richiesto.
La preparazione utile: simulazioni, archivio ufficiale e allenamento vero
Tra i consigli davvero sensati per arrivare pronti alla prima prova, il più concreto è anche il più trascurato: lavorare su tracce vere. Il Ministero mette a disposizione sul proprio sito esempi, simulazioni e l’archivio delle prove degli anni precedenti, uno strumento prezioso perché consente di leggere le consegne reali, osservare come cambiano i materiali di supporto e misurarsi con la forma effettiva della prova. Non serve svolgere decine di temi in pochi giorni; serve piuttosto capire come sono fatte le richieste, quali verbi usano, quali passaggi danno per scontati e quali no. In altre parole: meno improvvisazione, più allenamento sul formato.
Allenarsi bene significa anche imparare a distribuire il tempo. In una prova di 6 ore, una scansione efficace può prevedere un primo blocco dedicato alla lettura comparata di tutte le 7 tracce, un secondo alla scelta e alla progettazione della scaletta, una parte centrale alla stesura e un margine finale ampio per revisione e pulizia. Il problema non è finire: è consegnare un elaborato che non dia l’impressione di essere stato scritto tutto di getto. Coesione, punteggiatura, chiarezza sintattica, accuratezza lessicale: spesso sono questi elementi a fare la differenza tra un testo soltanto corretto e un testo davvero solido. Si tratta di competenze perfettamente coerenti con la finalità della prova, che mira ad accertare la padronanza della lingua italiana e le capacità critiche del candidato.
Cosa si può portare, e cosa conviene davvero avere con sé
Sul piano pratico, le indicazioni diffuse in vista della prova confermano che sono ammessi il vocabolario di italiano e, per i candidati non madrelingua italiana, anche il vocabolario bilingue. Restano invece esclusi strumenti come il vocabolario dei sinonimi e contrari. È un dettaglio che può sembrare marginale, ma in una prova di questo tipo il dizionario tradizionale continua a essere un alleato prezioso: non tanto per cercare parole sofisticate, quanto per verificare significati, sfumature, grafie, reggenze. In aula, inoltre, contano molto anche gli aspetti minimi: documenti per l’identificazione, penne di riserva, ordine mentale. La materialità dell’esame, nella sua semplicità, non è mai secondaria.
Le altre informazioni da non perdere: ammissione, colloquio, condotta
La prima prova non vive isolata. Fa parte di un esame che, per il 2026, è stato regolato dall’Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026, richiamata da scuole e soggetti informativi specializzati che ne hanno sintetizzato le principali disposizioni. Tra i requisiti di ammissione figurano la frequenza di almeno i tre quarti del monte ore annuale, la partecipazione alle prove INVALSI, lo svolgimento dei PCTO previsti e una valutazione sufficiente nelle discipline, con la possibilità di ammissione anche in presenza di una sola insufficienza motivata dal consiglio di classe. Rileva inoltre la condotta: una valutazione inferiore a 6/10 comporta la non ammissione, mentre il 6/10 comporta, secondo il riepilogo disponibile, un elaborato critico da discutere al colloquio.
Anche il colloquio finale si inserisce in un quadro più strutturato. Le sintesi disponibili per il 2026 indicano un esame orale costruito in chiave più orientativa, con attenzione al Curriculum dello studente, alle esperienze di PCTO, all’Educazione civica e a un gruppo di 4 discipline individuate annualmente dal Ministero. Per questo la prima prova, pur essendo la più simbolica, non esaurisce affatto il senso della maturità: ne è semmai l’inizio più visibile, il primo banco di prova di una valutazione complessiva che intreccia scrittura, conoscenze, percorso e capacità di argomentare.
La vera difficoltà non è indovinare la traccia, ma riconoscere la propria
Alla vigilia del tema di italiano, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sul toto-tracce: autori possibili, anniversari, parole del momento, ricorrenze civili. È un rito parallelo, comprensibile ma in parte fuorviante. La verità è che la prima prova si decide molto meno sull’abilità di indovinare che sull’abilità di riconoscere, in pochi minuti, quale traccia consenta davvero di mostrare il meglio del proprio lavoro. La maturità, almeno qui, è tutta in questo gesto: rinunciare alla traccia che sembra più semplice e scegliere invece quella su cui si può essere più precisi, più rigorosi, più veri. Domani alle 8:30, davanti a 7 tracce uguali per tutti, la differenza non la farà il coraggio di rischiare. La farà la lucidità di capire da dove cominciare.