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il giallo

Fuga nella notte o piano premeditato? Il fermaglio rosso che cambia le indagini sul caso delle sorelline sparite

Ritrovato su un sentiero vicino alla comunità un oggetto verosimilmente appartenente alla dodicenne Sarah. Nel Parco d'Abruzzo si intensificano i sorvoli dei droni, mentre spunta la pista di messaggi in codice

18 Giugno 2026, 15:32

15:42

Fuga nella notte o piano premeditato? Il fermaglio rosso che cambia le indagini sul caso delle sorelline sparite

Nel caso delle sorelline scomparse di Civitella Alfedena, nel cuore impervio del Parco Nazionale d’Abruzzo, il mistero ha un colore preciso: il rosso.

Undici giorni dopo la scomparsa di Sarah e Alisya, di 12 e 16 anni, è stato rinvenuto un piccolo fermaglio per capelli su un sentiero di montagna adiacente alla casa famiglia da cui le due sorelle sono svanite nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2026.

Un oggetto in apparenza banale — “minimo, quasi domestico” — ma dirompente sul piano investigativo. Le forze dell’ordine e i soccorritori lo considerano, con probabilità ritenuta elevata dalle fonti, appartenente alla dodicenne Sarah.

È il primo indizio materiale che incrina il silenzio dell’intera vicenda, finora alimentata soltanto da ipotesi, reticenze e ricostruzioni indirette. Il ritrovamento ha mutato a fondo ritmo e perimetro delle ricerche.

L’area è tra le più suggestive ma anche più severe del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: i tracciati che risalgono verso la Camosciara e la Val di Rose passano in pochi minuti da fondovalle a bosco fitto e alta quota, un contesto che rende complessa la perlustrazione e limita la visuale delle squadre.

La mattina del 18 giugno i Carabinieri hanno transennato l’accesso alla strada vicina alla struttura per preservare i rilievi, segnalando quel tratto come “punto sensibile” dell’indagine.

Il dispositivo è stato potenziato: elicotteri dei Vigili del fuoco sorvolano l’area, supportati da droni e altri mezzi aerei; a terra operano unità specializzate, tra cui sei tecnici del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Roccaraso.

Le battute sono state estese oltre la fascia boschiva immediata a casolari abbandonati, cavità naturali e direttrici verso Castel di Sangro, Avezzano, Passo Godi, fino all’area del lago di Barrea.

Se la molletta indica oggi una possibile direttrice, confermando verosimilmente il passaggio di almeno una delle ragazze su quel sentiero a ridosso della comunità, restano irrisolti i nodi sulla dinamica dell’allontanamento.

Le due adolescenti, secondo le ricostruzioni, sarebbero <strong;>uscite tra le 2 e le 6 del mattino.</strong;>

La casa famiglia, isolata, non disponeva di videosorveglianza interna né di sistemi di allarme per segnalare uscite anomale o intrusioni. Una vulnerabilità che pesa non solo sulla ricostruzione dei movimenti di quella notte, ma anche sul profilo delle responsabilità civili e penali.

Non a caso, la Procura di Sulmona, su denuncia del padre delle minori, Stefano Di Giacinto, ha aperto un fascicolo per abbandono di minore: quattro persone risultano indagate, fra cui la responsabile della comunità educativa.

Gli inquirenti intendono accertare eventuali omissioni, ritardi, carenze strutturali e l’assenza di controlli adeguati che possano aver agevolato la fuga o compromesso le prime, decisive, ore di ricerca.

L’iscrizione nel registro è un atto a tutela della difesa, ma segnala il ruolo centrale assunto dalla struttura sul piano giudiziario.

Con il passare dei giorni, l’ipotesi di una fuga improvvisata e solitaria nel bosco perde consistenza a favore di uno scenario più articolato: un allontanamento pianificato con l’aiuto di terzi.

Fonti investigative riferiscono del rinvenimento, nella stanza, di elementi riconducibili a un sistema di comunicazione “in codice” e dell’impiego di telefoni occultati, non ufficiali, per mantenere contatti riservati con l’esterno. Le sorelle avrebbero lasciato i dispositivi “istituzionali”, scelta che appare lucidamente studiata per evitare la geolocalizzazione tramite celle.

Per questo l’attenzione si è spostata in parte dall’ambiente naturale a quello tecnologico e relazionale: sono al vaglio tre cellulari e le immagini delle telecamere di zona, che avrebbero registrato circa 300 passaggi di automobili nei pressi della comunità nelle ore cruciali.

L’identificazione degli occupanti potrebbe trasformare il profilo del caso da scomparsa volontaria a ipotesi di azione premeditata da verificare in ogni dettaglio.

A rafforzare la pista dell’aiuto esterno contribuiscono alcune testimonianze informali, non ancora decisive, fra cui quella di Youssef, diciottenne fidanzato della maggiore, Alisya. Il giovane ha dichiarato alla stampa che le ragazze non si sarebbero mai avventurate da sole nel buio del bosco e che il loro desiderio era di ricongiungersi con la madre.

Sullo sfondo si muove un intreccio familiare delicatissimo: originarie di Minturno e Scauri (Latina), le minori erano seguite dai servizi sociali da anni e ospiti della comunità di Civitella Alfedena dal 2024. Di recente il padre aveva riottenuto la responsabilità genitoriale, decisione che, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, avrebbe incontrato la forte contrarietà delle ragazze rispetto a un possibile trasferimento.

La madre, Valentina D’Acunto, e il padre hanno lanciato appelli pubblici chiedendo alle figlie di dare notizie e rassicurare sulle loro condizioni.

In questo quadro intricato, quel fermaglio rosso sul sentiero non offre risposte definitivechiude il caso. Non dice dove siano oggi Sarah e Alisya, né se abbiano proseguito a piedi o incontrato un mezzo in attesa lungo la statale. Ma costringe investigatori, familiari e opinione pubblica a uscire dal labirinto delle piste generiche, indicando un punto preciso in cui la fuga si è materializzata. È l’unico indizio concreto emerso dopo undici giorni interminabili, capace di rimettere in moto elicotteri, droni e speranze.