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Il percorso

Donald e Giorgia, da "è una vera leader del mondo" a "mi ha fatto pena": tutte le tappe di un rapporto di amore-odio

Da lodi pubbliche a scontri aperti: la relazione del presidente americano e della premier del governo italiano tra incontri di prestigio, alleanze strategiche e la frattura dopo la crisi di Hormuz

19 Giugno 2026, 18:35

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Donald e Giorgia, da "è una vera leader del mondo" a "mi ha fatto pena": tutte le tappe di un rapporto di amore-odio

«Una persona eccezionale, uno dei veri leader del mondo»: un anno fa, di questi tempi, Donald Trump elogiava così Giorgia Meloni accogliendola alla Casa Bianca. Era il momento più alto della «very special relationship», come la definivano a Washington. Poi la crisi di Hormuz ha aperto una frattura nel rapporto tra i due leader che si è concretizzato nell’attacco diretto di Trump dopo il G7 di Evian.

IL PRIMO FACCIA A FACCIA A PARIGI - 8 dicembre 2024, Meloni è piena di energia, è fantastica, dice Trump dopo il colloquio all’Eliseo, a margine della riapertura di Notre Dame, quando è presidente eletto ma non ancora in carica.

IL BLITZ A MAR-A-LAGO - 4 gennaio 2025 la premier vola in Florida, nel pieno del rapimento di Cecilia Sala in Iran. Partecipa a una cena nella residenza del tycoon, impressionato da una leader che «ha davvero preso d’assalto l’Europa». Qualche giorno dopo aggiunge: «Gli altri leader hanno mostrato grande rispetto per il nostro Paese. Meloni è volata fin qui per poche ore solo per vedermi».

L’INAUGURATION DAY - 19 gennaio Meloni è l’unica leader di governo Ue a Capitol Hill per l’insediamento di Trump, che 24 gennaio a Davos lascia intendere come il rapporto personale con la premier («Mi piace molto, vediamo cosa succede») possa valere un’esenzione dai dazi contro un’Ue che «ci tratta molto male».

ALLA CASA BIANCA - 17 aprile Meloni è ricevuta a Washington, e invita Trump in Italia con l’idea di «organizzare un incontro con l’Europa». «Meloni ama il suo Paese e l'impressione che ha lasciato su tutti è stata fantastica!!!», scrive il presidente Usa sui social. Appena rientrata a Roma, la Premier incontra JD Vance, che un mese più tardi si siederà con Ursula von der Leyen al tavolo a Palazzo Chigi.

IL FUNERALE DI PAPA FRANCESCO - 26 aprile in Vaticano Meloni e Trump hanno un breve colloquio. Qualche settimana più tardi la premier definirà l’alleato «coraggioso, schietto, determinato», un leader «che difende i suoi interessi nazionali». Rivendicando anche di sapergli parlare «con franchezza»: «Ci capiamo bene anche quando non siamo d’accordo».

SULLA PANCHINA - Il G7 in Canada è stravolto dalle prese di posizione di Trump. Quella su Vladimir Putin possibile mediatore con Teheran spiazza Meloni. I due parlano a lungo su una panchina di legno del resort di Kananaskis, da soli, senza staff, prima della cena che sblocca la dichiarazione sulla crisi Israele-Iran.

IL TAVOLO SULL'UCRAINA - Meloni torna a Washington il 17 agosto, con gli altri leader convocati da Trump per l’incontro con Volodymyr Zelensky. Il padrone di casa la definisce «una grande leader, d’ispirazione per tanti», che «nonostante la giovane età governa da molto, altri non durano come lei». «Governerai a lungo», dice a Meloni.

SUL PALCO A SHARM - Si rivedono in Egitto il 13 ottobre, al vertice di pace per Gaza, dopo il piano annunciato da Trump, «che squarcia le tenebre», secondo Meloni. «Chi è questa donna?», scherza accogliendola sul palco: «Una governante molto forte, sta facendo un bel lavoro».

DAL NOBEL ALLE CRITICHE - La conferenza stampa di inizio 2026 serve a Meloni anche a ribadire che quando non è d’accordo con Trump non si astiene dal dirglielo. Gli chiede di riaprire la configurazione del Board of Peace per Gaza, o l’Italia sarà solo «osservatore». E il 23 gennaio auspica di poterlo candidare al Nobel per la pace. L’8 marzo, al Corriere, il tycoon torna a parlare della premier, che continua a essere «un’ottima leader e una mia amica», una partner che «cerca sempre di aiutare».

L’INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA - La frattura tra Trump e Meloni si consuma il 15 aprile, dopo che la premier italiana aveva definito «inaccettabili» le sue parole nei confronti di Papa Leone XIV, definito un «debole in politica estera». La risposta del presidente americano arriva in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dove attacca direttamente Meloni per il mancato sostegno nell’offensiva a Hormuz. «Pensavo fosse diversa, non è più la stessa persona», afferma. «A lei non importa se l’Iran ha un’arma nucleare e che farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità». Pochi giorni dopo il tycoon rincara la dose su Fox News: «Il nostro rapporto non è più lo stesso».

LA VISITA DI RUBIO - Un primo tentativo di disgelo arriva con la visita in Italia del segretario di Stato Marco Rubio, che 8 maggio incontra Meloni a Palazzo Chigi. «Abbiamo parlato di Ucraina, abbiamo parlato di Cina e della prossima visita del presidente americano in Italia», spiega Meloni ai giornalisti.

IL G7 DI EVIAN - L’ultimo incontro ufficiale tra i due in occasione del G7 di Evian dal 15 al 17 giugno. «Non ci sono state recriminazioni, abbiamo parlato di quello che è successo», afferma Meloni alla stampa, «alla fine ognuno capisce qual è il punto di vista dell’altro e quindi siamo ripartiti su quello che si può fare nei prossimi mesi». Da Evian arrivano immagini di Trump e Meloni vicini: la stampa italiana e internazionale inizia a parlare di «disgelo».

LA TELEFONATA CON LA7 - Letture che crollano questa mattina, con la telefonata del presidente americano divulgata da L'Aria che Tira: «Mi ha implorato di fare una foto con lei - il commento di Trump - mi ha fatto pena». La rottura tra Stati Uniti e Italia è ancora lontana dall’essere risanata.