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Scetticismo

L'attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni scuote il vertice Ue, i leader: "Non ci fidiamo più"

Tutti uniti nel prendere le distanze dal presidente Usa dal quale Sanchez già tempo fa si è allontanato con nettezza

19 Giugno 2026, 21:55

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L'attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni scuote il vertice Ue, i leader: "Non ci fidiamo più"

Sono da poco passate le 11 e i leader stanno quasi per terminare la discussione sul prossimo bilancio Ue, quando le agenzie di stampa battono la notizia dell’attacco frontale e spregiudicato di Donald Trump alla premier Meloni. Le parole, senza precedenti, del tycoon nei confronti di Giorgia Meloni sfiorano soltanto la riunione dei leader. Non sono, e in fondo non potevano esserlo, un argomento da trattare. Ma la solidarietà degli omologhi di Meloni non lascia spazio a dubbi. Nessuno, nel manifestare vicinanza alla premier, sembra ricordare i mesi in cui il capo del governo italiano si presentava come ponte tra l’America di Trump e l'Europa di Emmanuel Macron.

Il primo ad esprimere vicinanza nei confronti della presidente del Consiglio è il primo ministro spagnolo, il socialista Pedro Sánchez. Divisi su diversi fronti, a cominciare da quello della migrazione. Ma oggi inaspettatamente uniti nel prendere le distanze da quel Trump dal quale Sanchez già tempo fa si è allontanato con nettezza. «Ho espresso piena solidarietà in sede del Consiglio europeo», spiega il primo ministro iberico, seguito di qualche minuto dal presidente francese. Subito dopo la conferenza stampa d’ordinanza, intercettato a margine dall’ANSA, Macron ammette: «Sono stato sorpreso dall’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, «la vedrà la prossima settimana» al vertice di Antibes del 25 giugno «e ne parlerò con lei».

Parole non marginali, pronunciate da uno dei leader europei maggiormente presi di mira dal tycoon ma capaci, allo stesso tempo, di convincere il presidente americano a sedersi alla cena di Versailles che ha fatto seguito al G7 di Evian.

Alla riunione sul Lago di Ginevra, del resto, sembrava che il rapporto tra Trump e l’Europa fosse finalmente giunto alle porte del disgelo. Eppure, tra i leader del Vecchio continente, in pochi ci avevano creduto. Anzi, secondo fonti ben informate, per diverse cancellerie, per l’Europa, è il momento di non vivere di luce riflessa del tycoon. «Dobbiamo pensare alla nostra strategia, al rafforzamento della nostra sicurezza, senza stare lì ad aspettare cosa dice Trump», spiegava una fonte diplomatica a margine del summit. «Trump è Trump», è il refrain con cui l'attacco del presidente americano a Meloni viene commentato all’Europa Building. Anche se, questa volta, un po' di stupore c'è. In tanti avevano creduto che la 'pax di Evian' potesse cambiare il clima transatlantico. Del resto, gli strali affidati da The Donald a La7 hanno coinvolto anche l’Europa, che è pessima «in materia di energia e di immigrazione» e che «non sarà mai più la stessa».

Nessun cenno all’episodio, invece, durante la conferenza stampa dei vertici Ue Ursula von der Leyen e Antonio Costa. La linea di Bruxelles, caldeggiata innanzitutto dalla presidente della Commissione, resta quella della prudenza. Ma su fronti come quello ucraino l’Europa ha ormai da tempo compreso che deve fare da sola e dire la propria. Il vertice della Nato ad Ankara, all’inizio di luglio, dirà quanto profondo è il gelo tra le sponde dell’Atlantico.