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Le tensioni diplomatiche

Lo scontro transatlantico anima il vertice UE: Trump attacca Meloni, Macron e Sánchez le esprimono solidarietà

Le parole del presidente degli Stati Uniti mettono in discussione il ruolo dell'Italia come ponte con Washington

19 Giugno 2026, 23:11

23:20

Giorgia Meloni, Donald Trump

Giorgia Meloni, Donald Trump

Poco dopo le 11, mentre i capi di Stato e di governo stanno per chiudere il confronto sul prossimo bilancio dell’Unione, le agenzie diffondono la notizia dell’attacco frontale e senza remore di Donald Trump alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Le dichiarazioni, inedite per toni e contenuti, sfiorano soltanto la riunione dei leader: non rientrano, né avrebbero potuto rientrare, tra i temi da trattare. La solidarietà espressa dagli omologhi di Meloni, tuttavia, è netta. Nessuno, nel manifestare vicinanza alla premier, sembra ricordare i mesi in cui il capo del governo italiano si proponeva come ponte tra l’America di Trump e l’Europa di Emmanuel Macron.

Il primo a prendere posizione è il premier spagnolo, il socialista Pedro Sánchez. Pur divisi su vari dossier, a cominciare da quello migratorio, i due oggi appaiono insolitamente allineati nel prendere le distanze dal presidente statunitense, da cui Sánchez si è smarcato con chiarezza già da tempo. «Ho espresso piena solidarietà in sede del Consiglio europeo», afferma il capo del governo iberico.

Pochi minuti più tardi interviene il presidente francese. Subito dopo la consueta conferenza stampa, intercettato dall’ANSA, Macron ammette: «Sono stato sorpreso» dall’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, «la vedrò la prossima settimana» al vertice di Antibes del 25 giugno «e ne parlerò con lei». Parole non secondarie, pronunciate da uno dei leader europei più spesso nel mirino del tycoon ma capace, al tempo stesso, di convincere il presidente americano a sedere alla cena di Versailles seguita al G7 di Evian.

Al vertice sul Lago di Ginevra, del resto, era parso per un momento che i rapporti tra Trump ed Europa si avviassero verso un disgelo. In pochi, però, tra le cancellerie del Vecchio Continente ci avevano creduto davvero. «Dobbiamo pensare alla nostra strategia, al rafforzamento della nostra sicurezza, senza stare lì ad aspettare cosa dice Trump», osservava una fonte diplomatica a margine del summit. «Trump è Trump» è il ritornello con cui, all’Europa Building, viene commentato l’attacco alla premier italiana. Eppure un certo stupore rimane: in molti avevano sperato che la «pax di Evian» potesse mutare il clima transatlantico.

Del resto, le bordate affidate da The Donald a La7 hanno riguardato anche l’Europa, giudicata pessima «in materia di energia e di immigrazione» e destinata a «non sarà mai più la stessa». Nessun cenno all’episodio, invece, nella conferenza stampa dei vertici Ue, Ursula von der Leyen e Antonio Costa. La linea di Bruxelles, promossa innanzitutto dalla presidente della Commissione, resta improntata alla prudenza.

Ma su fronti come quello ucraino il blocco europeo ha compreso da tempo di dover agire in autonomia e far sentire la propria voce. Il vertice della Nato ad Ankara, all’inizio di luglio, dirà quanto profondo sia il gelo tra le due sponde dell’Atlantico.