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Tragedia

Chi era Francesca Valentino, l'unica vittima italiana dell'incendio nel resort di Santo Domingo che lì aveva scelto una nuova vita

La 46enne aveva raccontato la sua esperienza del trasferimento in una trasmissione televisiva

20 Giugno 2026, 12:19

14:32

Francesca Valentino, la vita cambiata due volte: da Caserta ai Caraibi, fino alla morte nel rogo del resort di Bayahibe

Aveva lasciato l’Italia per inseguire un’idea radicale di felicità. Anni dopo, in uno dei luoghi scelti per ricominciare, la sua storia si è spezzata dentro un incendio che ha travolto un intero complesso turistico.

Francesca Valentino è stata l'unica vittima italiana dell'incendio divampato ieri al Viva Dominicus Beach by Wyndham, uno dei tanti paradisi delle vacanze di Santo Domingo.

La 46enne da qualche anno aveva scelto di trascorrere parte della propria vita proprio lì e aveva raccontato pubblicamente la propria fuga dall'esistenza di prima come un atto di coraggio, quasi una rifondazione personale. Non un capriccio, non un sogno da cartolina, ma una scelta concreta, costruita lontano dall’Italia. E invece proprio nella terra che aveva eletto a nuova casa, la Repubblica Dominicana, la sua storia si è chiusa nel modo più tragico.

Secondo le informazioni rese note nelle prime ore dopo il disastro, il rogo ha costretto all’evacuazione di circa 1.690 turisti ed è stato così esteso da distruggere gran parte della struttura. Le autorità dominicane hanno avviato accertamenti sulle cause: al momento, la dinamica viene indicata come ancora sotto indagine, mentre il Centro de Operaciones de Emergencias ha spiegato che la propagazione delle fiamme sarebbe stata favorita dal vento e dalla presenza di coperture in paglia in alcune aree del complesso. Il vicino Dominicus Palace, parte dello stesso sistema ricettivo, non sarebbe stato danneggiato.

Un testimone, Gabriele Russo, di Taranto, in vacanza nella Repubblica Dominicana con un gruppo di amici, ha raccontato:

«Erano circa le 10.45 quando è scoppiato l'incendio. Non è scattato alcun allarme. Ci siamo aiutati tra di noi».

«Abbiamo bussato alle porte dei vari bungalow per avvertire gli altri e farli uscire - racconta il testimone che ha già fatto rientro in Italia. Siamo poi andati tutti in spiaggia. Non c'era un vero e proprio piano di evacuazione. Pertanto nessuno di noi riusciva a capire in quel momento dove dovesse andare per mettersi in salvo. Non sappiamo - ha aggiunto - cosa abbia provocato l'incendio».

Per Francesca Valentino, originaria di Caserta, per anni residente a Roma, non c'è stata purtroppo una via di salvezza. Si era poi trasferita stabilmente a Santo Domingo e nell’area di Bayahibe, dove aveva ricostruito la propria esistenza. La sua storia era diventata nota anche al pubblico televisivo italiano grazie alla partecipazione a “Mollo tutto e cambio vita”, programma di Sky Uno che nel 2018 aveva raccontato il percorso di italiani pronti a spezzare ogni routine per ricominciare altrove. Francesca Valentino era considerata il perno della sua famiglia. A Caserta viveva in corso Giannone, pieno con il marito, dominicano e guardia giurata a Caserta, e le due figlie di 4 e 10 anni, che frequentavano la scuola De Amicis, a poca distanza da casa. In un appartamento attiguo vivevano il padre, ex primario medico (Francesca aveva perso la madre quando era adolescente) e il fratello con un figlio. «Si prendeva cura di tutti i familiari, ed era sempre solare» ricorda un commerciante. Tutti la conoscevano a Corso Giannone, e la volevano bene, anche per via del bed&breakfast aperto con il fratello, che però Francesca, da quanto si apprende, aveva deciso di chiudere nel 2020 una volta tornata a Caserta dalla Repubblica Dominicana; attualmente non aveva un lavoro ma si occupava appunto dei familiari.

Il rogo nel resort: una fuga di massa, il panico, le domande ancora aperte

L’incendio al Viva Dominicus Beach by Wyndham è scoppiato in una struttura simbolo del turismo di Bayahibe, località affacciata sulla costa sud-orientale dominicana e molto frequentata da viaggiatori europei e nordamericani. Il resort sorge a poca distanza dal centro abitato e in una zona da anni promossa dai tour operator internazionali come una delle più richieste dell’isola. La portata dell’emergenza è stata tale da richiedere il trasferimento degli ospiti in altri hotel o in strutture vicine.

Le prime immagini e i primi resoconti parlano di fiamme alte, fumo denso e interventi concentrati soprattutto per evitare che l’incendio raggiungesse le aree abitative del complesso. Media dominicani hanno riferito dell’attivazione dei protocolli d’emergenza con il coinvolgimento della Defensa Civil, di POLITUR e di altri organismi di soccorso. La priorità, almeno nella fase iniziale, è stata l’evacuazione rapida degli ospiti e il contenimento del fronte di fuoco.

È un quadro che restituisce il profilo di una macchina dei soccorsi intervenuta su un episodio tutt’altro che circoscritto. Che cosa abbia innescato il rogo, però, resta il punto più delicato. Finora non emergono conferme ufficiali definitive su eventuali guasti, errori o altre cause specifiche. E proprio questo elemento impone prudenza: ogni ricostruzione che vada oltre i dati oggi disponibili rischierebbe di sovrapporsi alle indagini.

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Chi era Francesca Valentino

Per capire perché la morte di Francesca Valentino abbia colpito così profondamente anche in Italia bisogna tornare indietro di alcuni anni, prima dei Caraibi, prima della televisione, prima del resort in fiamme. Francesca lavorava nel mondo della danza: in un profilo pubblicato nel 2018 veniva descritta come ballerina e istruttrice di danza classica. Quella, almeno in apparenza, era una vita già definita. Poi arrivò il distacco.

A raccontarlo fu lei stessa, in una testimonianza rilanciata all’epoca da una testata del Casertano in occasione della messa in onda di “Mollo tutto e cambio vita”. Insieme al fratello Davide Valentino, anche lui casertano, aveva scelto di cambiare Paese e abitudini, approdando nella Repubblica Dominicana. Il trasferimento non fu presentato come una parentesi esotica, ma come un vero spostamento di baricentro: un altro lavoro, un altro ritmo, un’altra geografia esistenziale.

Secondo quel racconto, Davide Valentino, che lavorava a Milano come fashion designer, si era innamorato dell’isola dopo un viaggio nel 2013 e aveva poi deciso di comprare una barca e aprire una piccola attività sulla spiaggia, il Playa Barco Bar, tuttora presente a Bayahibe. Francesca, invece, spiegava di essere partita dall’Italia con un biglietto di ritorno fissato a due mesi, ma di non essere più tornata indietro, stabilendosi da circa quattro anni già allora nella nuova realtà dominicana.

Nel racconto pubblico di quegli anni c’erano anche altri tasselli: l’amore trovato oltreoceano, il matrimonio, una figlia piccola. Dati intimi che oggi, riletti dopo la tragedia, non diventano curiosità laterali ma misura di ciò che questa morte lascia dietro di sé: non solo una biografia interrotta, ma una rete familiare e affettiva costruita lontano dall’Italia e tuttavia ancora legata al Paese d’origine.

Il luogo della tragedia: perché quel resort era così frequentato anche dagli italiani

Il resort colpito dal rogo non era una struttura marginale. Il Bravo Viva Dominicus Beach e Palace, come viene commercializzato in Italia, è da tempo uno dei complessi più noti di Bayahibe. Le schede informative dei tour operator lo descrivono come un villaggio di grandi dimensioni, vicino al centro, con accesso diretto alla spiaggia e con una forte presenza di clientela italiana, anche grazie allo staff e ai servizi pensati per quel mercato.

La posizione è considerata strategica: Bayahibe è uno dei punti di partenza per escursioni verso Saona e Catalina, due delle mete più pubblicizzate della Repubblica Dominicana, ed è servita da più aeroporti, compreso quello di La Romana, indicato a circa 18 chilometri dal resort nelle schede promozionali. Questo aiuta a capire perché il rogo abbia avuto immediatamente una risonanza internazionale e perché il nome della struttura sia familiare a tanti viaggiatori italiani.

La forza simbolica del luogo conta, in casi come questo. Per anni quel villaggio è stato venduto come una promessa di leggerezza tropicale, una pausa piena di sole, mare e formule all inclusive. L’incendio ha rovesciato quella promessa in poche ore, mostrando quanto sia fragile l’idea stessa di sicurezza turistica quando un’emergenza si sviluppa in spazi molto estesi, spesso costruiti per offrire relax più che per far percepire il rischio. Questa è un’osservazione che nasce dai fatti oggi noti, non una conclusione tecnica sulle responsabilità, che spettano solo alle autorità competenti.

Le indagini e il nodo della sicurezza

Sul piano strettamente giudiziario e amministrativo, il punto decisivo resta uno: chiarire come il fuoco sia partito e perché si sia propagato così rapidamente. L’unico dato consolidato, allo stato, è che le fiamme hanno trovato condizioni favorevoli nella combinazione tra vento e materiali di copertura di tipo vegetale o in paglia, secondo quanto riferito dalle autorità dominicane nelle prime comunicazioni riprese dalla stampa internazionale.

Non meno rilevante sarà verificare la tenuta dei protocolli di emergenza: tempi di allarme, vie di fuga, compartimentazione degli spazi, efficienza degli impianti antincendio, coordinamento tra struttura privata e soccorsi pubblici. Sono domande inevitabili dopo un episodio che ha provocato una vittima e la fuga di quasi 1.700 persone. Ma sono domande, appunto, non risposte. Chi oggi racconta questa vicenda ha il dovere di distinguere il dolore dalla speculazione.