Proposta
A Venezia il ticket d'ingresso potrebbe toccare 50 euro: disincentivo al turismo "mordi e fuggi" o privilegio per pochi?
L'intento, sostenuto anche dall’Associazione Veneziana Albergatori, è quello del neo sindaco Simone Venturini anche a tutela di chi vive in città
Una sosta a Venezia potrebbe davvero costare molto cara. Dopo un primo test con la decisione del Comune, nel 2024, di introdurre un ticket da 5 euro per entrare in città in 29 giornate considerate a rischio sovraffollamento, tra il 25 aprile e il 14 luglio, nella fascia oraria 8:30-16:00, adesso si parla di cifre decisamente più alte.
Il neo sindaco Simone Venturini ha rilanciato infatti l’ipotesi di portare la cifra, giornaliera, fino a 30 euro, con la possibilità di toccare addirittura i 50 euro nei momenti di massima pressione. Non è una decisione già presa, ma una proposta politica che riapre il dibattito più delicato: Venezia va protetta scoraggiando i visitatori “mordi e fuggi”, oppure si rischia di trasformare l’accesso alla città in un privilegio per pochi?
L’obiettivo, già dichiarato due anni fa, non era “fare cassa”, bensì raccogliere dati, governare i flussi e rendere più vivibile la città per i residenti. A difendere il progetto, allora come oggi, fu lo stesso Venturini, che, da assessore, parlò apertamente della necessità di trovare “un nuovo equilibrio” tra chi vive a Venezia e chi la consuma in poche ore.
Un ticket nato come esperimento, diventato in fretta un precedente
La vera novità è che l’esperimento non è rimasto confinato a un test simbolico. Il regolamento comunale, approvato nel 2023 e poi più volte aggiornato, ha consolidato la struttura giuridica del contributo, inserendolo tra gli strumenti ordinari con cui Venezia prova a gestire l’overtourism. Nel 2025 la seconda sperimentazione è stata ampliata a 54 giornate e ha introdotto un doppio livello tariffario: 5 euro per chi prenota entro il quart’ultimo giorno prima dell’arrivo, 10 euro per chi si muove tardi, cioè nei 3 giorni precedenti la visita. Lo schema è stato poi confermato anche per il 2026, con applicazione dal 3 aprile in una lunga serie di weekend e ponti primaverili ed estivi, sempre nella fascia 8:30-16:00.
Qui si innesta la proposta che ha fatto rumore, rilanciata anche dalla stampa internazionale. In un confronto pubblico durante la campagna elettorale veneziana del maggio 2026, Simone Venturini ha dichiarato che il ticket non solo va mantenuto, ma aumentato “fino a 50 euro”, sostenendo che Venezia debba usare questo strumento come forte disincentivo al turismo giornaliero e come leva per finanziare servizi essenziali, a partire dal trasporto pubblico e dal sostegno ai residenti. Lo stesso Venturini ha però riconosciuto un nodo fondamentale: per alzare davvero l’importo oltre il perimetro attuale, servirà un nuovo via libera del Governo, perché l’autorizzazione oggi in vigore è legata alla struttura tariffaria esistente.
Perché Venezia pensa a una stretta così forte
Per capire il senso della proposta bisogna uscire dalla polemica e guardare il problema strutturale. Venezia non è solo una delle città più visitate del mondo: è anche una città fisicamente piccola, delicatissima, con spazi limitati, una rete di trasporti complessa e costi di gestione superiori alla norma. Ogni picco di affluenza si scarica su calli, ponti, vaporetti, rifiuti, decoro, sicurezza, manutenzione, servizi igienici, personale di controllo. La pressione non è soltanto estetica o simbolica: è logistica, economica e sociale. UNESCO continua a considerare il turismo di massa uno dei fattori critici che minacciano l’integrità della città e della laguna, insieme ai cambiamenti climatici e alle trasformazioni urbane legate alla monocultura turistica.
Il ticket, in questa visione, non serve tanto a ridurre il turismo in assoluto quanto a colpire un segmento preciso: l’escursionismo giornaliero, cioè chi arriva al mattino, usa intensamente la città e riparte poche ore dopo senza pernottare. È il turismo che pesa molto sui servizi e poco sul sistema fiscale locale, perché chi dorme in città contribuisce già attraverso l’imposta di soggiorno. Non a caso il contributo d’accesso si applica in alternativa alla tassa di soggiorno ed è stato pensato specificamente per i non pernottanti. A livello politico, il messaggio è chiaro: chi sceglie Venezia come tappa rapida nelle giornate più congestionate dovrà contribuire di più al costo della sua stessa presenza.

Il sindaco di Venezia Simone Venturini
Quanto si paga oggi, chi paga e chi no
Al momento, però, Venezia è ancora lontana dalla soglia dei 30-50 euro. Sul piano operativo, il sistema ufficiale è quello pubblicato dal portale cda.ve.it, piattaforma del Comune di Venezia dedicata al contributo d’accesso. Il costo ordinario attuale resta, come si diceva, di 5 euro con prenotazione anticipata e sale a 10 euro per chi versa il contributo nei 3 giorni precedenti l’ingresso. Il pagamento è valido per la giornata di accesso e riguarda la Città antica; nel 2026, per decisione comunale, il contributo non si applica alle isole minori individuate dal regolamento, mentre restano nel perimetro della città antica San Michele, San Giorgio Maggiore e la Giudecca.
Il sistema delle esenzioni, spesso raccontato in modo sommario, è invece piuttosto ampio e tecnicamente articolato. Sono esentati, tra gli altri, i residenti nel Comune di Venezia, i nati a Venezia, i residenti in Veneto, i minori sotto i 14 anni, gli studenti che frequentano istituti con sede nella città antica, i lavoratori, le persone con disabilità titolari di Disability Card e accompagnatore, nonché i turisti che pernottano in strutture del comune. In molti casi l’esenzione richiede un voucher con QR code o un’autocertificazione; in altri basta esibire un documento. È un punto cruciale, perché chiarisce che il contributo non è un “biglietto per tutti”, ma uno strumento mirato soprattutto ai visitatori giornalieri esterni al sistema urbano e regionale.
La proposta da 50 euro divide: deterrente utile o barriera simbolica?
Il salto ipotizzato da Venturini cambia però la natura stessa dello strumento. Tra 5 e 10 euro, il ticket può essere letto come una soglia psicologica, una prenotazione rafforzata da un contributo economico contenuto. Tra 30 e 50 euro, invece, diventerebbe un vero e proprio filtro selettivo. Ed è qui che la discussione si fa più accesa. I critici sostengono che una tariffa così alta rischierebbe di non risolvere il problema dei grandi flussi organizzati, ma di colpire soprattutto i viaggiatori indipendenti e le famiglie, introducendo una logica di accesso “a censo” a una città che resta patrimonio di tutti. Non a caso il candidato di centrosinistra Andrea Martella ha definito il ticket uno strumento “inadeguato e inefficace”, proponendo in alternativa studi sulla capacità di carico della città e modelli più sofisticati di prenotazione e gestione dei flussi.
A plaudire alla proposta di Venturini è il direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori, Daniele Minotto.
«Il contributo d’accesso è una misura alla cui realizzazione abbiamo contribuito fin dai tempi in cui si chiamava ancora "tassa di sbarco", nel 2018. Con molte difficoltà si è riusciti ad arrivare alla sua applicazione e oggi siamo ancora nelle prime fasi di sperimentazione. Riteniamo però che sia necessario compiere un ulteriore passo avanti».
«Siamo pienamente d’accordo con il sindaco Venturini sulla necessità di prevedere una tariffazione più elevata nei momenti di massima pressione turistica sulla città», sottolinea. «Una tariffa mobile, con un tetto che possa arrivare a 30 o 50 euro, potrebbe rappresentare uno strumento utile per indurre una riflessione in chi sceglie di visitare Venezia, incentivando eventualmente la scelta di periodi meno affollati, come quelli compresi tra novembre e febbraio, quando la città è perfettamente accessibile. Riteniamo inoltre che sia giusto che chi utilizza la città contribuisca alla sua manutenzione, alla pulizia e al mantenimento di servizi di alto livello».
Più che un pedaggio, un test sul futuro del turismo urbano
Venezia, in questo senso, sta sperimentando qualcosa che interessa ben oltre la laguna. Il contributo d’accesso è osservato da anni come un possibile modello per altre destinazioni europee alle prese con gli stessi problemi: saturazione, perdita di residenzialità, pressione sui servizi, conflitto crescente tra economia turistica e qualità della vita. Il fatto che nel 2024 la città sia stata presentata dai media internazionali come la prima al mondo a imporre un ticket ai visitatori giornalieri ha avuto un forte valore simbolico. Ma gli stessi organismi e osservatori che seguono Venezia ricordano che nessuna misura, da sola, può correggere uno squilibrio prodotto in decenni: servono politiche su casa, trasporti, lavoro, commercio di prossimità e funzioni urbane. Il ticket può aiutare; difficilmente può bastare.
Del resto, la fragilità della città non si misura solo nei flussi turistici. Il Comune di Venezia registra al 31 dicembre 2025 una popolazione residente complessiva di 251.294 persone. Ma il nodo politico e culturale riguarda soprattutto il progressivo svuotamento del centro storico, cioè quella parte di città che più direttamente subisce la pressione del turismo. Quando il dibattito sul ticket si lega al finanziamento dei servizi per i residenti, il tema non è soltanto contabile: è il tentativo, ancora incerto, di rimettere al centro chi a Venezia vive tutto l’anno, non chi la attraversa per poche ore.
Cosa possono aspettarsi i viaggiatori, adesso
Per chi sta programmando una visita, la regola è semplice: oggi il contributo d’accesso non è di 30 o 50 euro. La tariffa ufficiale resta quella indicata dal portale del Comune di Venezia, cioè 5 euro con prenotazione anticipata e 10 euro sotto data, nelle sole giornate previste dal calendario ufficiale. Per il 2026 la sperimentazione è attiva in 54 giornate fra aprile, maggio, giugno e luglio, dalle 8:30 alle 16:00. Chi non rientra nelle categorie esenti deve registrarsi e ottenere il titolo richiesto; chi è esente farebbe bene a verificare in anticipo se serve un voucher o se basta un documento.
La proposta di aumentare fortemente il ticket, dunque, è per ora un segnale politico, che comunque il sindaco ha intenzione di presentare al Governo, più che una norma in vigore. Ma è un segnale potente, perché racconta la direzione in cui una parte dell’amministrazione veneziana vorrebbe andare: meno tolleranza verso il turismo giornaliero nelle giornate critiche, più uso del prezzo come strumento di selezione, più risorse da destinare a una città che da anni chiede di non essere solo visitata, ma anche governata. Venezia, come spesso accade, anticipa un conflitto che riguarda molte altre destinazioni: chi ha diritto alla bellezza, e a quale costo?