la curiosità
Il comune dove il sole sorge due volte: la luce arriva prima e il sindaco è anche barone
L’alba del solstizio tra resti longobardi, l’appuntamento alle 5.25 e le celebrazioni per il 770° dell’assoggettazione
Il comune in cui il sole pare levarsi due volte esiste: è Città di Castello, dove da oltre sette secoli il sindaco è anche barone, in virtù di un’exclave situata nel territorio marchigiano. Si tratta della Baronia di Monte Ruperto, incastonata tra i comuni di Apecchio e Sant’Angelo in Vado.
Il 21 giugno, solstizio d’estate, sulla sommità di Monte Ruperto l’alba precede quella del capoluogo tifernate. Domani l’anticipo sarà documentato da un rilevamento visivo diretto, effettuato in simultanea nei due siti, con un sincronismo che consentirà per la prima volta di apprezzare pienamente il fenomeno astronomico.
Sulla vetta sorgono i resti della chiesa di San Donato, legata a una tradizione di culto longobarda di circa 1.500 anni, evidenziata dall’orientamento sacrale dell’edificio verso l’alba solstiziale.
L’appuntamento è alle 5.25 del 21 giugno a Casa San Donato di Monte Ruperto: i partecipanti potranno assistere allo spettacolo del sole nascente e raggiungere a piedi la cima risalendo dalla valle del Candigliano.
L’evento, al tempo stesso spettacolare e leggendario, verrà cronometrato e inaugurerà una settimana di celebrazioni per il 770° anniversario dell’assoggettamento, con un programma denso di appuntamenti tra rievocazioni storiche, escursioni notturne e il fascino del solstizio d’estate.
Il cartellone, intitolato «La Baronia di Monte Ruperto (25 giugno 1256 - 25 giugno 2026): Celebrazione del 770° anniversario della assoggettabilitazione a Città di Castello», è promosso dal Comune di Città di Castello in collaborazione con la Compagnia dei Balestrieri e il CAI.
Un tempo piccolo territorio conteso da fazioni rivali, Monte Ruperto conobbe la sua svolta il 25 giugno 1256, quando «gli uomini di Monte Ruperto decisero di assoggettarsi a Città di Castello giurando di voler osservare i precetti del podestà», come attestato nel primo volume delle Memorie civili di Città di Castello (1844) di Giovanni Muzi.
Da allora, il primo cittadino tifernate vanta anche il titolo di barone a tempo determinato: per la durata del mandato, il sindaco si fregia di un titolo nobiliare simbolico.
La singolarità affonda le radici nella notte dei tempi, quando una sperduta baronia dell’Appennino cedette il proprio blasone al gonfaloniere di Città di Castello, poi tramandato ai successivi sindaci. La data del passaggio sotto il dominio tifernate resta quella del 25 giugno 1256.