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la storia

Amici, complici e avversari: da Sigonella al Cermis fino a Calipari tutte le volte che l'Italia ha saputo dire no all'ingombrante "alleato" Usa

Il braccio di ferro con Craxi sulla base siciliana e i silenzi sull'Iraq. Viaggio nei momenti più bui del rapporto bilaterale più importante per il nostro Paese

20 Giugno 2026, 22:30

Amici, complici e avversari: da Sigonella al Cermis fino a Calipari tutte le volte che l'Italia ha saputo dire no all'ingombrante "alleato"  Usa

La narrazione ufficiale descrive spesso i rapporti tra Italia e Stati Uniti come un amicizia indissolubile, fondata su valori comuni e su un’architettura euro-atlantica che dal 1949 annovera Roma tra i pilastri della NATO.

Eppure, oltre la facciata delle strette di mano e dei comunicati congiunti, la storia dell’asse Roma-Washington è tutt’altro che lineare. È un legame maturo, talora aspro, in cui la fedeltà atlantica si è più volte scontrata con l’interesse nazionale e l’orgoglio sovrano, generando fratture profonde che hanno segnato la memoria collettiva.

Il primo e più emblematico strappo avvenne nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985, sulla pista militare di Sigonella. Dopo il dirottamento della nave Achille Lauro, caccia statunitensi costrinsero un aereo egiziano con a bordo i terroristi ad atterrare in Sicilia.

In quelle ore, militari italiani e americani si fronteggiarono a pochi metri: Washington pretendeva la consegna immediata dei responsabili, mentre il governo guidato da Bettino Craxi rivendicò con fermezza la giurisdizione italiana.

A Sigonella non fu una messa in discussione della NATO, bensì il rifiuto di un automatismo: l’Italia mostrò che essere alleati della superpotenza americana non significava rinunciare a sovranità e autonomia decisionale.

Se Sigonella rappresentò lo strappo politico e dell’orgoglio, il Cermis fu il trauma del dolore e dell’indignazione. Il 3 febbraio 1998, un aereo dei Marines in addestramento tranciò i cavi di una funivia in Trentino, provocando la morte di venti civili in tempo di pace.

La successiva assoluzione negli Stati Uniti dei piloti dall’accusa di omicidio colposo, unita a una lieve condanna per la distruzione di un video del volo, fu percepita in Italia come un’ingiustizia umiliante. La tragedia sollevò interrogativi durissimi sulle regole d’ingaggio e sui costi effettivi della presenza militare USA sul territorio nazionale.

Pochi anni dopo, la “Guerra al Terrore” aprì nuove lacerazioni. Nel 2003, la CIA rapì a Milano l’imam Abu Omar, trasferendolo in Egitto attraverso il controverso programma di extraordinary rendition.

La vicenda rivelò una cooperazione occulta che portò la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel 2016, a condannare l’Italia per violazione dei diritti umani e per l’abuso del segreto di Stato.

Più che una crisi diplomatica, il caso Abu Omar fu uno choc istituzionale interno, ponendo il dilemma su quanto la lotta al terrorismo possa spingersi oltre i confini della legalità senza intaccare lo Stato di diritto.

Il punto più basso della fiducia reciproca si toccò il 4 marzo 2005 a Baghdad. Nicola Calipari, funzionario del SISMI, venne ucciso dal “fuoco amico” statunitense subito dopo aver liberato la giornalista Giuliana Sgrena. La frustrazione italiana esplose non solo per la perdita di un servitore dello Stato, ma anche per l’incapacità dei due Paesi di giungere a "conclusioni finali condivise" sulla dinamica. L’assenza di una verità comune in Iraq mise a nudo il paradosso di un’alleanza incapace di gestire responsabilità e lutto.

Più di recente, le tensioni si sono spostate sul terreno geopolitico ed economico. Nel 2019, l’Italia ha irritato profondamente Washington aderendo alla Nuova Via della Seta cinese, unico Paese del G7 a farlo. Una deviazione strategica poi corretta con il mancato rinnovo del memorandum, a conferma che, davanti a una scelta di campo, Roma non ha altra reale opzione che l’Occidente.

A fare da collante sono i robusti legami economici, con un interscambio che nel 2025 ha toccato i 117,5 miliardi di dollari, e le costanti sintonie personali tra i leader dei due Paesi (da Bush-Berlusconi a Trump-Meloni).

Le ferite di Sigonella, del Cermis e del caso Calipari restano impresse nella memoria, ma ogni crisi finisce per essere assorbita da una trama fittissima di intelligence, mercati e diplomazia, troppo solida per spezzarsi definitivamente.