il conflitto
Droni su raffinerie e depositi, così Kiev ha svuotato le pompe in Crimea: Putin fa i conti con la guerra in casa sua
Stop alla benzina per i cittadini: la decisione delle autorità filorusse svela la fragilità logistica della regione. E per salvare l'estate gli hotel offrono carburante in omaggio
Dalla mattina di oggi, in Crimea i distributori di carburante sono risultati inaccessibili ai privati. Quella che nelle settimane precedenti appariva come una semplice difficoltà di approvvigionamento si è trasformata in un blocco totale, sancendo un’emergenza strutturale per la penisola sotto controllo russo.
L’annuncio ufficiale è arrivato da Sergey Aksyonov, il capo dell’amministrazione filorussa nominato dal Cremlino: le stazioni di servizio hanno sospeso le vendite a cittadini e imprese, vietando pagamenti in contanti, con carte e persino l’utilizzo di buoni carburante. La distribuzione è ora riservata esclusivamente agli enti statali ritenuti essenziali, indispensabili a garantire il “funzionamento” e la “sicurezza” della regione.
La misura rappresenta il culmine di una crisi maturata da fine maggio, quando erano già stati imposti tetti agli acquisti, con un massimo di 20 litri a persona per la AI-92 e severe limitazioni per la AI-95.
All’origine del collasso, la campagna di attacchi messa in atto dall’Ucraina contro la catena logistica russa: dal bombardamento di terminal petroliferi e raffinerie ai colpi inferti ai depositi nell’area di Kerch e alle infrastrutture nella regione di Krasnodar. Prendendo di mira convogli terrestri e rotte di rifornimento, Kiev è riuscita a interrompere la continuità dei flussi verso la penisola.
La crisi locale s’inserisce in un quadro più ampio di sofferenza per l’apparato energetico della Federazione, con gli attacchi alle raffinerie raddoppiati dall’inizio dell’anno e un conseguente, marcato calo della produzione di carburanti a livello nazionale.
Le ripercussioni sulla vita quotidiana e sull’economia sono pesantissime. L’azzeramento dell’offerta ha favorito la nascita di un mercato parallelo, dove la benzina ha raggiunto prezzi fino al doppio di quelli ufficiali. Alcuni residenti tentano di aggirare il blocco trasportando fino a 100 litri di combustibile oltre il ponte dalla Russia.
A subire il contraccolpo maggiore è però il turismo: alle porte della stagione estiva, le prenotazioni alberghiere sono crollate di quasi l’80%. Nel tentativo di limitare le cancellazioni e trattenere una platea di visitatori stimata in circa 7 milioni lo scorso anno, diversi albergatori sono arrivati a offrire “bonus benzina”.
Sul piano politico, si consuma uno smacco di rilievo. Per Mosca, la Crimea annessa nel 2014 non è soltanto un avamposto militare, ma un simbolo identitario e una roccaforte strategica. Il fatto che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, abbia riconosciuto la gravosità della situazione testimonia il livello critico raggiunto.
Intanto, le autorità filorusse riferiscono di nuovi raid notturni, con un bilancio di 4 morti e 28 feriti. Dirottando ogni goccia di carburante verso gli apparati di sicurezza e gli organi statali, il Cremlino invia un messaggio inequivocabile alla popolazione: la guerra ha bussato alle porte della Crimea e la priorità militare ha ormai soppiantato ogni parvenza di normalità civile.