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Londra

Dimissioni imminenti per Keir Starmer: Andy Burnham pronto a prendere il timone del Labour

In un clima di pressioni interne tra il tweet di Donald Trump e il sostegno massiccio della base laburista

21 Giugno 2026, 20:17

Dimissioni imminenti per Keir Starmer: Andy Burnham pronto a prendere il timone del Labour

Keir Starmer

E’ conto alla rovescia per l'annuncio delle dimissioni del premier laburista britannico Keir Starmer, la cui resa appare ormai questione di ore. Attesa a Londra nelle forme di un passaggio di consegne alla guida del partito di maggioranza e del governo da completare nel giro di poche settimane, se non di giorni, a favore del rivale interno Andy Burnham.

Le anticipazioni attribuite a diversi «alleati» di sir Keir dai media hanno trovato via via nuove conferme. Fino al benservito confezionato da Washington con l’abituale malagrazia da Donald Trump: «Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene», ha scritto il presidente americano sul suo social privato Truth, concedendogli giusto il contentino delle ultime quattro parole. Non è dato sapere se l’inquilino della Casa Bianca - col quale Downing Street nega ci siano stati colloqui negli ultimi giorni - abbia ricevuto qualche informazione di prima mano. Ma la sensazione è che si sia affidato all’eco del tam tam britannico, secondo cui Starmer - pur in assenza di dichiarazioni ufficiali, dopo il proclama ribadito venerdì sulla volontà di non farsi spontaneamente da parte e d’essere determinato ad affrontare qualsiasi sfida alla leadership - ha in realtà capito che «la partita è finita». E si sia rassegnato a preparare le modalità d’una uscita di scena imminente: da comunicare alla nazione verosimilmente già domani.

Il primo ministro «sta riflettendo» sulle nuove «realtà politiche» venutesi a creare nel Paese, ha ammesso alla Bbc il titolare della Attività Produttive, Peter Kyle, un suo fedelissimo, glissando sulla scadenza d’inizio settimana senza smentirla. Barricato per questo weekend «di riflessione» con la moglie Victoria nella residenza ufficiale di campagna di Chequers, Starmer ha avuto del resto fra sabato e domenica conversazioni in serie, stando a indiscrezioni giornalistiche concordanti, con ministri di spicco e leader di sindacati affiliati al Labour. Dai quali ha raccolto sollecitazioni «private» quasi unanimi a gettare la spugna. E a prendere una «decisione rapida», pena il rischio di finire sfiduciato dal medesimo gruppo parlamentare di maggioranza, come risultano avergli intimato fra gli altri vari pesi massimi del suo gabinetto, dalla ministra degli Esteri, Yvette Cooper, a quella dell’Interno, Shabana Mahmood, a quella dei Trasporti, Heidi Alexander, a quello dell’Energia, Ed Miliband.

A segnare il destino del 63enne Keir Starmer non sono solo la sua impopolarità record, le critiche raccolte alla testa del governo nei due anni scarsi trascorsi dalla vittoria alle elezioni politiche del luglio 2024 su temi chiave come l'economia, il welfare, la difesa o l’immigrazione, lo scandalo della nomina ad ambasciatore negli Usa di lord Peter Mandelson (amico del defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein), o la debacle storica subita dai laburisti alle amministrative del 7 maggio. Ma soprattutto il ritorno in Parlamento di un concorrente in grado di dar vita a un’alternativa all’apparenza credibile e unificante come il popolare ex sindaco 56enne di Manchester, Andy Burnham, detto «the king of the North»: compagno di partito schierato su posizioni leggermente più progressiste delle sue, reduce dalla conquista del seggio di deputato alla Camera dei Comuni nel voto suppletivo della settimana scorsa di Makerfield e dal trionfo tutto personale con cui ha rovesciato - almeno nel collegio in questione - l’ascesa della destra trumpiana anti-migranti di Reform Uk di Nigel Farage. Sulla carta il dopo Starmer dovrebbe essere determinato da una competizione aperta a più candidati nel Labour. Burnham, che già gode dei favori della base degli iscritti, potrebbe tuttavia puntare su un’incoronazione solitaria. Disponendo ormai - secondo conteggi aggiornati - anche del sostegno di oltre 300 dei 403 deputati laburisti. Un numero tale da bloccare potenzialmente l’entrata in lizza di altri pretendenti come Wes Streeting, ambizioso ex ministro orfano di quella che fu la corrente della destra blairiana, tentato a questo punto di accodarsi ad «Andy», paladino della 'soft left', in cambio di una nuova poltrona ministeriale di peso: magari quella di cancelliere dello Scacchiere.