IL CASO
«Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta»: così sono state ritrovate le sorelle scomparse. Tenute chiuse in una stanza, la svolta da una videochiamata
Il racconto del procuratore: «Quando le abbiamo scoperte, non hanno fatto salti di gioia»
Hanno parlato per tutta la notte, i tre arrestati. Dalla sera di ieri fino alle prime luci dell'alba, davanti al procuratore capo di Sulmona Luciano D'Angelo, si sono sgranati gli interrogatori che dovevano chiudere il cerchio attorno alla scomparsa di Alisya e Sarah Di Giacinto, le sorelle di 16 e 12 anni svanite per quattordici giorni dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate l'altra sera a Formia. Al termine, la formula è quella secca dei bollettini giudiziari: sequestro di persona aggravato in concorso. Dietro, però, c'è una storia di famiglia che si è richiusa su due bambine come una porta blindata.
In carcere sono finiti la madre delle ragazze, Valentina Dacunto, il suo compagno Vincenzo Esposito e il padre della donna, Marco Dacunto, nonno delle due minori. Gli uomini sono stati trasferiti a Sulmona, lei a Teramo. Le due sorelle si trovavano a circa 110 chilometri dalla casa famiglia da cui erano scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno, in un alloggio popolare dell'Ater di Formia, a pochi passi dall'abitazione di uno zio materno dove erano nascoste. I carabinieri, nelle scale L, I ed M del lotto 8, hanno bussato a porte che portavano lo stesso cognome della madre. In una di quelle case, quella della scala L, dove sono tornati una seconda volta restando più del previsto, abitava un'anziana lontana parente della donna: è lei ad aver ospitato le bambine, ed è lei l'unica indagata a piede libero. «Non sapevo nulla, me l'hanno portate e basta», ha raccontato a Rainews24, descrivendo una richiesta arrivata come un favore tra parenti: «Mi può tenere le due bambine? E io ho detto perché no». Non è mai uscita con loro, dice, perché non esce quasi mai nemmeno per sé. Ora, ammette, sta male.
La svolta che ha permesso di chiudere due settimane di ricerche è arrivata da un dettaglio che racconta più di qualsiasi interrogatorio: una videochiamata fatta dalla madre a un numero telefonico già sotto osservazione, intestato a un cittadino pachistano e appartenente a un gruppo di schede attivate clandestinamente a Napoli pochi giorni prima della scomparsa. È stato quel collegamento a far convergere le indagini su Formia. D'Angelo lo ha sintetizzato con una frase che pesa più di una sentenza: «Tra i tanti difetti della mamma c'era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie». Il bisogno di sapere dove fossero le proprie figlie, paradossalmente, ha tradito chi le aveva fatte sparire.
Il procuratore ha raccontato anche il momento del ritrovamento, lontano da ogni immagine consolatoria. «Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora», ha detto, ricordando di essere stato la seconda o terza persona a parlare con loro dopo le due carabiniere intervenute per prime. Nella casa di Formia, ha aggiunto D'Angelo, le ragazzine non potevano uscire né aprire le persiane: potevano solo guardare la televisione. «Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni», ha detto, descrivendo anche la reazione della popolazione di Civitella Alfedena al passaggio della colonna di carabinieri, osservata «con piacere e soddisfazione».
Ad assistere ora le due sorelle, in qualità di tutore legale, è il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, che le ha accompagnate in una struttura protetta. «Vivono uno stato di forte stress emotivo, ma non mi sono permesso di chiedere loro nulla della vicenda: lo farà chi di dovere», ha spiegato, anticipando un percorso che si annuncia tutt'altro che semplice: «Tutte le relazioni si complicheranno ancora di più. È una situazione molto difficile da gestire». Due settimane di buio finite in una stanza con le persiane chiuse: la libertà, quando è arrivata, non aveva la faccia della festa.