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l'omicidio

Un appuntamento al buio e poi l’impatto fatale al cimitero: così è morto Claudio Miranda

Una lite maturata attorno a una relazione sentimentale, la discussione nel piazzale e la manovra micidiale

22 Giugno 2026, 20:25

20:30

Un appuntamento al buio e poi l’impatto fatale al cimitero: così è morto Claudio Miranda

Il piazzale davanti al cimitero, di notte, è uno di quei luoghi che di solito trattengono il silenzio. A Zibido San Giacomo il silenzio è stato spezzato da una sequenza rapidissima e irreversibile: un confronto fissato tra due uomini, una tensione che si addensa in pochi minuti, due colpi esplosi con una pistola che poi si rivelerà a salve, e infine un’auto che accelera, travolge e schiaccia un uomo contro la sua vettura. A terra resta il corpo di Claudio Miranda, 40 anni, morto sul posto. In stato di arresto finisce Stefano Pasceri, 31 anni, accusato di omicidio volontario. La vicenda si è consumata in via Lenin, nella zona del cimitero comunale, un’area periferica di un comune agricolo del Sud Milano che oggi conta poco più di 6.600 abitanti ed è immerso in un paesaggio di campagne, rogge e risaie, dentro l’orbita del Parco Agricolo Sud Milano. Un contesto ordinario, quasi appartato.

All’origine ci sarebbe una donna contesa. La relazione più recente della donna era con la vittima, mentre l’arrestato sarebbe stato l’ex compagno. I due, stando agli accertamenti riportati dalle fonti disponibili, si erano dati appuntamento proprio nel piazzale antistante il cimitero. Non un incontro casuale, dunque, ma un faccia a faccia concordato, che avrebbe dovuto servire a chiarire una situazione personale ormai diventata conflittuale.

Il confronto nel piazzale e la presenza del padre

Stefano Pasceri non sarebbe stato solo. Con lui c’era il padre, 62 anni, che con il figlio gestirebbe un’autofficina in paese. L’uomo sarebbe sceso dal veicolo nella speranza, verosimilmente, di fare da mediatore o comunque di impedire che la situazione degenerasse. Pasceri, invece, sarebbe rimasto inizialmente a bordo della sua Peugeot 206. Anche Claudio Miranda non si sarebbe presentato da solo. Le fonti parlano di altre tre persone con lui, poi allontanatesi subito dopo i fatti e ancora ricercate dagli investigatori per chiarire in modo definitivo ruoli, tempi e contesto dell’accaduto.

I colpi con la pistola a salve e l’accelerazione

Il passaggio che segna la rottura definitiva è l’uso di una pistola che la vittima aveva con sé. Miranda avrebbe esploso due colpi contro il padre di Pasceri. Solo dopo si sarebbe scoperto che l’arma era una pistola a salve, riconoscibile anche per il tappo rosso. Ma quel dettaglio, in quel momento, non sarebbe stato percepito immediatamente. Ed è proprio in quell’istante che la situazione precipita: Pasceri ingrana la marcia, accelera e investe Miranda, schiacciandolo contro la sua auto, una Lancia Y, senza lasciargli scampo. Sul terreno, secondo quanto riferito, sono stati trovati tre bossoli riconducibili alla pistola a salve.

La morte sarebbe sopraggiunta in pochi istanti. Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto, chiamati in un primo momento per quello che sembrava l’investimento di un pedone, la scena appariva già incompatibile con un semplice incidente stradale. Da qui l’intervento dei carabinieri, che nel piazzale hanno trovato la vittima ormai priva di vita, l’indagato e suo padre in evidente stato di choc, oltre agli elementi materiali utili ai primi rilievi.

L’accusa di omicidio volontario e la linea difensiva

L’ipotesi di reato contestata a Stefano Pasceri è pesante: omicidio volontario. A coordinare le indagini è la pubblico ministero Giuliana Rizza della Procura di Pavia, davanti alla quale l’uomo, stando a quanto riportato, avrebbe cercato di spiegare il gesto sostenendo di aver investito Miranda “perché aveva paura”.