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la crisi

La guerra del petrolio colpisce una raffineria, così i danni al commercio mondiale sono ingenti

L’attacco mostra come la guerra stia entrando nel cuore energetico, là dove si finanzia anche il conflitto

22 Giugno 2026, 21:39

21:40

La guerra del petrolio colpisce una raffineria, così i danni al commercio mondiale sono ingenti

A più di 2.000 chilometri dal confine ucraino la guerra si è fatta sentire lo stesso. Non in una base avanzata né in una città di frontiera, ma in Siberia occidentale, nella regione di Tjumén, uno dei nodi dell’energia russa. È qui che, secondo Kiev, è stata colpita la raffineria di Antipinsky, impianto petrolifero di peso situato nella periferia sud-orientale della città. Da un lato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato un’azione condotta contro “infrastrutture di raffinazione del petrolio” nella regione di Tjumén, sottolineando che il bersaglio si trova a oltre 2.000 chilometri dal confine di Stato ucraino. Nel suo messaggio serale Zelensky ha collegato l’operazione alle capacità a lungo raggio sviluppate da Kiev e ha parlato dell’impiego di droni FP aggiornati capaci, a suo dire, di raggiungere anche i 3.000 chilometri.

Dall’altro lato, il governatore della regione, Aleksandr Moor, ha sostenuto che l’attacco sarebbe stato respinto e che, secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità locali, l’impianto non avrebbe riportato danni, pur con evacuazione del personale e intervento dei servizi di emergenza nell’area dove sarebbero caduti i detriti. Kiev rivendica il colpo e valuta i danni, Mosca sostiene di aver limitato o annullato l’impatto operativo.

La distanza non è un dettaglio: è il messaggio

La raffineria di Antipinsky si trova in una regione percepita da anni come lontana dal raggio d’azione convenzionale della guerra. Tjumén non è il Donbass, non è Belgorod, non è neppure una delle aree russe che da tempo convivono con allarmi aerei e incursioni di droni. Colpire lì produce un effetto strategico che va oltre il singolo incendio o il singolo fermo impianto. Significa costringere la Russia a ridistribuire difese, a spendere di più per proteggere infrastrutture critiche e, soprattutto, ad accettare che la profondità territoriale non basta più da sola a schermare il settore energetico.

In questi mesi, infatti, l’Ucraina ha sistematizzato la propria campagna contro raffinerie, depositi, terminali e nodi logistici legati al petrolio. Non si tratta di una sequenza casuale di raid, ma di una pressione mirata su una delle grandi fonti di entrate e resilienza della macchina bellica russa. All’inizio di giugno 2026, lo stesso Zelensky ha affermato che tra gennaio e maggio 2026 le forze ucraine avevano colpito 15 raffinerie russe. Un dato da leggere insieme a un’altra indicazione significativa: secondo dati raccolti da Bloomberg, in aprile 2026 ci sono stati almeno 21 attacchi ucraini contro raffinerie, infrastrutture petrolifere marittime e oleodotti russi. La traiettoria è chiara: colpire la filiera dell’energia per aumentare il costo industriale della guerra per il Cremlino.

Che cos’è l’impianto di Antipinsky e perché conta

La raffineria di Antipinsky è uno degli impianti petroliferi rilevanti della Russia interna. Secondo il sito ufficiale dell’azienda, l’impianto ha una capacità annua di 7,5 milioni di tonnellate ed è presentato come l’unica raffineria industriale del Distretto Federale degli Urali. Sorge in un’area connessa alle grandi pipeline e alla logistica petrolifera della regione di Tjumén, cioè in uno dei territori che storicamente rappresentano il retrobottega energetico del Paese. Proprio per questo il suo valore non si esaurisce nei volumi lavorati: è un tassello di una rete che serve produzione, distribuzione e approvvigionamento interni.

Anche la storia recente della raffineria racconta qualcosa del sistema russo. Antipinsky è passata attraverso anni di espansione, difficoltà finanziarie e cambi di controllo, restando però un’infrastruttura significativa per il settore. Fonti industriali e di settore l’hanno a lungo descritta come una grande raffineria privata della federazione, cresciuta rapidamente rispetto alla capacità iniziale. Per questo un attacco, anche se non distruttivo, ha un peso che va oltre i danni immediati: segnala vulnerabilità in una catena produttiva che Mosca è costretta a tenere in funzione con continuità, specialmente in una fase in cui carburanti, raffinazione e logistica sono già sotto pressione.