il caso
Ve lo ricordate Almasri? La Libia lo ha condannato a 7 anni (ma gli ha fatto un favore)
La condanna dell'ex comandante toglie all'Aja la sua preda giudiziaria? I dubbi delle ong e le indagini sui 34 morti e gli stupri nel carcere di Mitiga
Il Tribunale di Tripoli ha condannato Osama Almasri Njeem, ex comandante libico legato alla temuta forza Rada, a 7 anni e 4 mesi di reclusione per violazione dei diritti dei detenuti. Oltre alla pena detentiva, la decisione della Procura generale libica prevede per l’imputato la perdita della capacità giuridica e dei diritti civili per tutta la durata della condanna e per un ulteriore anno dopo la scarcerazione, imprimendo così un marchio istituzionale e pubblico alla sua condotta. Questo verdetto interno è però solo la punta dell’iceberg di un dossier giudiziario, politico e diplomatico di portata ben più ampia, che coinvolge direttamente anche l’Italia e l’Europa.
Almasri è infatti ricercato dalla Corte penale internazionale (CPI) dell’Aja, che il 18 gennaio 2025 ha emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti per gravissime imputazioni: presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità — tra cui omicidio, tortura, stupro, violenza sessuale e persecuzione — commessi in Libia a partire dal 2015.
L’orrore di Mitiga e il “pasticcio” italiano. Per comprendere la portata delle accuse internazionali occorre guardare a Mitiga, il famigerato centro di detenzione di Tripoli. Secondo gli atti della Corte citati dall’ANSA, all’interno della struttura almeno 34 detenuti sarebbero stati uccisi dal 2015 e 22 persone — tra cui un bambino di 5 anni — avrebbero subito abusi sessuali da parte delle guardie. Episodi che si inseriscono in quello che le Nazioni Unite definiscono un sistema “normalizzato” di violazioni sistematiche ai danni di migranti, rifugiati e dissidenti in Libia.
In questo quadro, l’Italia ha avuto un ruolo cruciale e controverso. Il 19 gennaio 2025, appena un giorno dopo il mandato della CPI, Almasri venne arrestato a Torino. Due giorni più tardi fu però rimesso in libertà e riconsegnato alle autorità libiche, innescando uno scontro diplomatico senza precedenti. La Corte dell’Aja ha successivamente deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte, accusandola di avere disatteso gli obblighi di cooperazione internazionale.
Scudo locale o giustizia effettiva? Il procedimento libico contro Almasri aveva preso slancio nel corso del 2025, culminando a novembre con la sua detenzione per presunti episodi di tortura che avrebbero causato la morte di almeno un prigioniero. Ora, però, la sentenza di Tripoli riaccende il delicato confronto sulla “complementarità” tra giurisdizioni. La difesa ha già contestato all’Aja la competenza della Corte, sostenendo che l’imputato stia già rispondendo delle sue azioni in patria. Sebbene Human Rights Watch ricordi che la Libia è tenuta a cooperare con l’Aja fino al 2027, resta il nodo: questa condanna a 7 anni e 4 mesi è il segnale di un sistema capace di fare pulizia al proprio interno o soltanto una mossa per sottrarre l’ex comandante a un giudizio ben più severo sulla scena internazionale?