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la pace

Usa e Iran, il patto di Lucerna appeso a un filo: 60 giorni per evitare il caos (e c'è uno spiraglio sul nucleare)

Dopo 18 ore di trattative nasce un comitato su uranio arricchito, sanzioni e rotte petrolifere. Ma le minacce via social di Donald Trump rischiano di far saltare la tregua

23 Giugno 2026, 00:09

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Usa e Iran, il patto di Lucerna appeso a un filo: 60 giorni per evitare il caos (e c'è uno spiraglio sul nucleare)

Diciotto ore di colloqui al Bürgenstock Resort di Lucerna non sono bastate a Stati Uniti e Iran per siglare un’intesa definitiva o un accordo di pace. Hanno però posto le fondamenta di un “cantiere politico” di sessanta giorni.

L’incontro in Svizzera ha incardinato una tregua armata in un percorso negoziale con tappe scandite, affidando i prossimi passaggi a squadre tecniche sotto supervisione politica.

A coordinare il processo sarà un comitato di alto livello incaricato di sciogliere tre nodi tra loro inscindibili: programma nucleare, alleggerimento delle sanzioni e sicurezza dello Stretto di Hormuz.

L’architettura della trattativa poggia su uno “scambio controllato”: impegni verificabili di Teheran sul nucleare in cambio di progressive aperture economiche da parte statunitense.

Sul dossier atomico, la delegazione USA – guidata da JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner – ha annunciato la disponibilità iraniana a consentire il rientro degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il direttore generale Rafael Mariano Grossi ha tuttavia ricordato che, nell’ultimo anno, l’accesso agli impianti è stato ostacolato da Teheran e che il vero lavoro tecnico, fondato su catene di custodia e calendari d’ispezione, “inizia soltanto adesso”.

Come incentivo immediato, il Dipartimento del Tesoro americano ha concesso una licenza, valida fino al 21 agosto 2026, per la produzione e la vendita di petrolio iraniano. Questa “moneta di scambio” punta a mostrare benefici tangibili nel breve periodo, mentre la Repubblica islamica mira soprattutto allo sblocco dei fondi congelati e al ripristino dei canali finanziari.

Non meno centrale è lo Stretto di Hormuz, definito il vero “sistema nervoso” delle trattative: da lì transitano circa 20 milioni di barili di greggio al giorno. Mettere a punto un meccanismo che ne garantisca l’operatività è ritenuto essenziale da Washington e dai partner del Golfo.

Sul fondo di questo equilibrio precario si muove Donald Trump che, pur a distanza, ha continuato a incidere sui colloqui alternando aperture e minacce sui social. La sua strategia della “pressione massima” ha irritato a tal punto la delegazione iraniana da indurla, per alcune ore, a minacciare l’abbandono del tavolo.

A rendere più vulnerabili i prossimi sessanta giorni concorrono anche le intersezioni regionali, inclusi i tentativi di coordinamento per un cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah in Libano.

Da qui l’esigenza di un’intesa capace di tenere insieme non solo Washington e Teheran, ma anche Gerusalemme, le capitali europee e le monarchie del Golfo.