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Stati Uniti

Trump crolla nei sondaggi, soddisfatti solo 3 americani su 10. E il Senato approva una mozione contro la guerra in Iran

Una risoluzione simbolica, ma che segnala uno strappo. L'ira del presidente: "Un voto inopportuno e insignificante".

24 Giugno 2026, 10:24

10:30

trump

Donald Trump cala ancora nei sondaggi. Il presidente si avvia ad aprire i grandi festeggiamenti per i 250 anni dell’America con solo 3 americani su 10 che si dicono soddisfatti del suo operato. E non va meglio all’estero dove solo Benjamin Netanyahu incassa un’opinione peggiore della sua: secondo un sondaggio di Pew Research Center, condotto in 36 paesi, solo il 23% degli intervistati ripone ancora fiducia nel tycoon, mentre appena il 37% ha ancora un’opinione favorevole degli Stati Uniti, fatta eccezione per Israele dove The Donald è promosso dall’81% degli interpellati.

In casa Trump ha altrettante difficoltà. L’American Research Group fotografa solo un 30% che lo approva, registrando il livello più basso da quando sono iniziate le rilevazioni. Quasi 7 americani su 10 (il 66% per la precisione) lo boccia su più fronti, dall’economia alla politica estera. Dati che rischiano di trascinare l’intero partito repubblicano, complicando il già tortuoso cammino verso le elezioni di metà mandato. «Siamo stati traditi», hanno tuonato Tucker Carlson e Marjorie Taylor Green - Maga della prima ora - annunciando la loro uscita dal partito conservatore. Dopo aver girato le spalle a Trump per lo scandalo Epstein e la guerra in Iran, l’ex volto di Fox e l’ex deputata repubblicana hanno optato per la rottura totale per inviare un segnale forte alle leadership conservatrice in vista di novembre. Una spaccatura, quella dei repubblicani, su cui i democratici hanno avviato le grandi manovre in vista delle midterm.

Il primo test da superare sono le primarie di New York, considerate l’esame che deciderà la direzione del partito in futuro. A sfidarsi nella Grande Mela sono i candidati del sindaco socialista Zohran Mamdani e quelli sostenuti dall’establishment del leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries. Fra questi c'è Jack Schlossberg, l’erede della famiglia Kennedy candidato alle primarie per un seggio a Capitol Hill. Le sue chance sono limitate così come quelle di George Conway, il repubblicano anti-Trump divenuto democratico.

Intanto,  il Senato boccia Donald Trump sull'Iran e approva una risoluzione che chiede la fine della guerra in Iran a meno che non ci sia l’autorizzazione del Congresso. La risoluzione non ha poteri di legge ed è un atto simbolico. Nonostante questo è importante perché mostra la spaccatura all’interno del Congresso e dei repubblicani su una guerra che non piace neanche agli americani. E soprattutto mostra un Senato che, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, è pronto a sfidare Trump dopo avergli consentito per mesi di dettare l’agenda.


Con 50 voti a favore e 48 contrari, i senatori hanno approvato la risoluzione sull'Iran che limita di fatto i poteri del presidente, obbligandolo a chiedere l’autorizzazione al Congresso qualora volesse continuare quella che in passato ha definito «un’escursione». La Camera ha approvato una misura analoga, confermando così lo scetticismo fra le fila repubblicane e democratiche sul conflitto. In senato quattro conservatori - Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Bill Cassidy - hanno votato con i democratici per il via libera al documento. E’ la prima volta dall’approvazione della War Powers Resolution del 1973 in cui entrambe le Camere approvano una risoluzione congiunta che impone al presidente di mettere fine a una guerra.
La bocciatura sull'Iran mette il Senato in rotta di collisione con Trump. Lo strappo sulla guerra si aggiunge alle tensioni che da settimane agitano i rapporti. Il presidente vuole l’approvazione del 'Save America Act' che inasprisce le regole per le elezioni a livello nazionale. Ma il leader repubblicano alla camera John Thune ha detto di non avere i numeri per il via libera al provvedimento, attirandosi l’ira della Casa Bianca. Trump si è spinto fino a minacciare di non firmare alcun misura dovesse essere approvata dal Congresso fino a che il 'Save America Act' non riceverà il via libera.

La sfida del Senato provoca l'ira del presidente. Un voto «inopportuno e privo di  significato». Trump critica aspramente il Senato a maggioranza  repubblicana che ha votato ieri contro il tycoon. «Quindi, ho  l'Iran alle corde, pronto a crollare... e il Senato degli Stati  Uniti decide di tenere una votazione inopportuna e  insignificante sul War Powers Act», ha scritto Trump sul suo  social Truth. "Questi senatori mi hanno appena reso il lavoro più difficile, ma lo farò, in un modo o nell’altro, perché lo faccio sempre!".