il caso
«Meglio un figlio morto che gay», l'ombra dell'omofobia dietro il delitto di Kety e Mirko di Camaiore
A Camaiore, il duplice omicidio di madre e figlio riapre il dibattito sull'omofobia domestica. Il ragazzo aveva denunciato in rete il rifiuto del padre che oggi ha fatto fuoco con un fucile
A Camaiore in una abitazione di via della Costa, nella frazione di Vado, una donna di 52 anni e il figlio di 24 sono stati uccisi con un fucile da caccia. Si chiamavano Kety Andreoni e Mirko Moriconi. A premere il grilletto, secondo la ricostruzione finora emersa, sarebbe stato il marito e padre, Piero Moriconi, 63 anni, poi fermato e arrestato dai carabinieri.
Il duplice omicidio si è consumato nel primo pomeriggio. Tutto sarebbe avvenuto al culmine di una lite familiare. L’allarme è partito da un parente: un nipote avrebbe chiamato i soccorsi poco dopo le 14.30, dopo aver udito i colpi provenire dalla casa. Sono intervenuti l’automedica del 118 di Viareggio, un’ambulanza della Misericordia di Camaiore, la Croce Rossa di Viareggio, l’elisoccorso Pegaso 3 e i carabinieri. Per madre e figlio non c’era già più nulla da fare.
Una ricostruzione aggiunge però un tassello sul “prima”. Subito dopo pranzo in casa erano presenti Piero Moriconi e la moglie Kety Andreoni, mentre Mirko si trovava a poca distanza, nell’abitazione di una zia. Il giovane sarebbe rientrato di lì a poco, e proprio in quell’istante i vicini avrebbero udito due colpi. Accorsi nella corte, alcuni residenti avrebbero trovato l’uomo seduto su un muretto e i corpi a terra. Sul posto sono intervenuti anche il medico legale, il magistrato Elena Leone, il comandante della Compagnia di Viareggio, Marco Colella, e il comandante provinciale, Michele Lastella. L’uomo è stato accompagnato in caserma e arrestato con l’ipotesi di reato di duplice omicidio.
I post di Mirko: “Meglio morto che gay”. A rendere questa vicenda ancor più lacerante sono i messaggi che riaffiorano dai profili social del figlio. In un post del 2022, Mirko scriveva: “Brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay”. Sui social anche un video in cui il giovane raccontava la reazione paterna al coming out: “Meglio morto che gay”. Parole che oggi assumono il peso di un documento emotivo e che gli inquirenti stanno valutando con attenzione.
Il movente però non è ancora stato definito definitivamente. L’ipotesi di un rifiuto dell’omosessualità del figlio come fattore scatenante è però una pista investigativa. Che il clima in casa fosse da tempo difficile emerge con una certa chiarezza. Il cognato dell’uomo, parla di un periodo “estremamente difficile”, scandito da discussioni continue. Se confermato, questo dato collocherebbe il doppio delitto in una trama di conflittualità persistente, non in un raptus privo di antecedenti. Dopo il delitto Piero Moriconi avrebbe pronunciato la frase: “Adesso mi sono liberato”. Anche per questo le indagini dovranno chiarire non solo la sequenza materiale degli spari, ma il retroterra psicologico e relazionale che li ha preceduti.
Nelle ore successive, il nome di Mirko Moriconi ha iniziato a circolare non solo come quello di una vittima. Per chi lo conosceva era un ragazzo che cercava spazio nella musica. Nel 2020 i media locali lo avevano raccontato come giovane rapper di Camaiore, autore del brano “Camice Bianco”, dedicato a medici, infermieri e volontari in piena emergenza sanitaria. Un anno dopo, La Nazione scriveva del suo provino ad “Amici”, descrivendolo come intraprendente, a cavallo tra rap e pop. Sui social aveva lasciato le tracce più dolorose del confronto col padre. Molto intenso appare anche il rapporto con la madre.