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la polemica

"Ci avete mollato": la furia di Trump contro l'Europa (e nomina ancora l'Italia)

Nuovo duro attacco nello Studio Ovale al nostro Paese, Francia, Gran Bretagna e Germania. Nel mirino il "no" del governo italiano all'uso delle basi per l'attacco a Teheran

24 Giugno 2026, 22:50

23:00

"Ci avete mollato": la furia di Trump contro l'Europa (e nomina ancora l'Italia)

Scontro ad alta tensione nello Studio Ovale tra Donald Trump e il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Nel corso del faccia a faccia, il presidente americano ha sferrato un duro affondo contro i principali partner europei, riaprendo una profonda frattura all’interno dell’Alleanza Atlantica. Puntando il dito in particolare contro Italia, Regno Unito, Germania e Francia, Trump non si è limitato alla consueta polemica sui bilanci della difesa: ha accusato le capitali europee di averlo lasciato solo. “Ci hanno mollato”, ha detto.

La solidarietà atlantica, nella sua lettura, viene così ridotta a un rapporto esclusivamente transazionale, in cui la protezione di Washington si ottiene solo dimostrando lealtà operativa sul terreno. Il vero teatro dello scontro, però, non è l’Europa, bensì il Medio Oriente: al centro, la gestione della crisi con l’Iran e la sicurezza delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz. Secondo Trump, gli alleati non avrebbero condiviso rischi e supporto logistico, lasciando agli Stati Uniti il peso del confronto con Teheran.

In questo contesto l’Italia è finita direttamente nel mirino per la questione delle basi. Il presidente americano contesta alla premier Giorgia Meloni di aver frapposto un ostacolo alle operazioni statunitensi, negando l’uso di piste e infrastrutture alle condizioni dettate da Washington. Una frizione che tocca il nervo scoperto della sovranità nazionale: Roma ha respinto l’ipotesi di un coinvolgimento pieno contro l’Iran, rivendicando di aver autorizzato soltanto voli tecnici e logistici e negando l’impiego del territorio italiano come piattaforma per azioni offensive.

Per il governo italiano si tratta di un equilibrio precario: tenere saldo il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti senza farsi trascinare in un conflitto mediorientale privo di un chiaro mandato politico. La dinamica ha mostrato quanto sia fragile il capitale politico accumulato con l’alleato d’oltreoceano, se il nuovo metro di giudizio della Casa Bianca è la sottomissione incondizionata nelle singole crisi.

Il dissenso tocca anche Francia e Regno Unito, “colpevoli” agli occhi di Trump di voler presidiare la sicurezza nel Golfo con missioni multilaterali anziché seguire ciecamente l’agenda americana. Persino la Germania, pure cautamente pronta a inviare unità navali, viene bollata come insufficiente e sottoposta a nuove pressioni.

A ridimensionare, almeno in parte, la narrativa trumpiana sui “free-rider” europei intervengono i dati: nel 2025 tutti i Paesi nel mirino supereranno il 2% del Pil in spese militari (per l’Italia è stimato il 2,01%) e, al vertice dell’Aia del giugno 2025, gli alleati hanno addirittura sottoscritto l’impegno a raggiungere un 5% entro il 2035. Eppure, per la nuova presidenza statunitense, i miliardi non bastano se non si traducono in truppe e basi immediatamente disponibili.

Le minacce di Trump non paiono mera retorica. Il Pentagono ha già avviato una revisione dell’assetto militare americano in Europa, ipotizzando non solo il taglio di 5.000 soldati, ma vere e proprie ritorsioni nei confronti dei partner ritenuti inadempienti.

Mentre Rutte prova a guadagnare tempo e a contenere l’escalation in vista del summit di Ankara del luglio 2026, il messaggio che arriva da Washington è inequivocabile: l’ombrello di sicurezza della Nato non è più scontato, ma diventa una polizza condizionata.