IL SISMA
Venezuela devastato dal terremoto: due scosse di magnitudo 7.1 e 7.5 mettono in ginocchio Caracas e l'ovest, almeno 32 morti, paura per la comunità italiana
Gravissimi i danni all’aeroporto internazionale, dove il crollo di porzioni di tetto ha scatenato scene di terrore tra i passeggeri e costretto alla sospensione dei voli
Due scosse sismiche di estrema violenza, a breve distanza l’una dall’altra, hanno devastato il Venezuela, provocando il crollo di centinaia di edifici e gettando nel panico la popolazione.
La distruzione è diffusa nella capitale, Caracas, e in un’ampia area dell’ovest del Paese. “La casa ci stava cadendo addosso, sembrava un film horror”, ha raccontato una residente scampata alla tragedia fuggendo dalla propria abitazione, ridotta a un cumulo di macerie. “Il boato è stato terrificante”, ha aggiunto una vicina.
Non c’è ancora un bilancio definitivo, ma si teme un numero elevato di vittime. Il sindaco di Chacao, tra le aree più colpite, ha confermato decessi senza fornire ulteriori dettagli.
Gravissimi i danni all’aeroporto internazionale, dove il crollo di porzioni di tetto ha scatenato scene di terrore tra i passeggeri e costretto alla sospensione dei voli. Le comunicazioni telefoniche sono rapidamente andate in tilt, sovraccaricate dalle chiamate dei milioni di venezuelani all’estero in cerca di notizie dei propri familiari. Per ragioni di sicurezza è stato interrotto anche il rifornimento di gas. Migliaia di persone, in stato di shock, si sono riversate in strada.
Solo tre ore dopo le prime scosse, la presidente ad interim Delcy Rodriguez è intervenuta in diretta sulla tv pubblica, visibilmente provata, proclamando lo stato di emergenza e rivolgendosi alla nazione: “Dopo le due prime scosse abbiamo avuto 20 repliche. La situazione è grave, molte zone sono state colpite gravemente. Il mio messaggio ora è mantenere l’unione e la calma per salvare vite: tutte le organizzazioni si sono messe al lavoro”.
Le immagini circolate in rete hanno mostrato squadre di soccorritori all’opera tra le macerie, con un gran numero di feriti trasportati su barelle. La portata del disastro è confermata dai dati: la prima scossa ha avuto magnitudo 7,1, la seconda 7,5. A rendere ancor più pesanti le conseguenze, l’ipocentro molto superficiale, a circa 10 chilometri, e l’ampia diffusione di edifici costruiti senza adeguate norme antisismiche.
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Oltre a Caracas, l’area più colpita è quella a ovest della capitale. Particolarmente critica la situazione nella provincia rurale di Yumarè, circa 20 mila abitanti, tuttora isolata: la rete telefonica non funziona e si riesce a comunicare solo via WhatsApp, come ha riferito all’ANSA la giornalista locale Patricia Torres.
Si tratta del terremoto più violento che abbia colpito il Venezuela negli ultimi 126 anni; le scosse sono state avvertite oltre 160 chilometri dall’epicentro, fino ai confini con la Colombia.
In serata, la presidente ad interim ha aggiornato il bilancio: “Abbiamo 32 morti e oltre 700 feriti in ospedale. Lo stato più colpito è La Guaira. Ci sono decine di edifici danneggiati. Là è una vera tragedia. Stiamo ricevendo squadre di recupero e di soccorso. Voglio ringraziare il presidente Trump, come altri governi che ci stanno aiutando”.
Preoccupazione anche in Italia per l’ampia comunità di connazionali nel Paese. “In Venezuela ci sono ‘decine e decine’ di palazzi crollati per le due potenti scosse di terremoto avvenute nelle scorse ore, per cui ‘speriamo che non ci siano italiani’ coinvolti, ‘ma con tanti nostri connazionali anche con doppio passaporto che vivono in Venezuela potrebbe esserci qualcuno che sia rimasto intrappolato’”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in collegamento con RaiNews24.
“Dunque la nostra unità di crisi è operativa, da questa notte siamo operativi e cerchiamo di dare il massimo del sostegno possibile anche alle famiglie italiane che hanno parenti in Venezuela”. Tajani ha inoltre offerto supporto internazionale: “Ho dato disponibilità al sostegno sia italiano sia europeo, toccherà poi al Venezuela chiedere di cosa ha bisogno. Sono ancora i primi momenti di reazione da parte loro, quindi con la loro protezione civile. Noi siamo disposti a fare ciò che è necessario per aiutare la popolazione venezuelana, che raccoglie una grandissima comunità italiana, una delle più grandi del mondo. Ci sono tanti italo-venezuelani e noi siamo pronti ad aiutare anche i nostri connazionali”.
