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Turismo sanitario

Protesi rotte, emboli e infezioni: tutti i rischi degli interventi estetici all'estero che poi in Italia tocca "riparare"

Lanciano l’allarme i medici dell’Aicpe, Associazione italiana di chirurgia plastica estetica, esprimendo preoccupazione per le complicanze che spesso scaturiscono dalla scelta a "buon mercato"

25 Giugno 2026, 10:37

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Protesi rotte, emboli e infezioni: tutti i rischi degli interventi estetici all'estero che poi in Italia tocca "riparare"

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Protesi rotte, infezioni, necrosi, emboli. Complicanze gravi sperimentate da sempre più italiani che scelgono di farsi ritoccare all’estero. Tanto che, nei reparti di chirurgia plastica della Penisola, pare che fino a 1 intervento su 7 di revisione o correzione serva a riparare ai danni subiti da chi si opera in Paesi stranieri. Lanciano l’allarme i medici dell’Aicpe, Associazione italiana di chirurgia plastica estetica, esprimendo “preoccupazione per le complicanze correlate al fenomeno del turismo sanitario” che spinge sempre più connazionali a sottoporsi a interventi di bellezza fuori Italia. Donne e uomini, giovani e meno giovani, che fanno la valigia e partono spesso attirati da veri e propri ‘pacchetti tutto compreso’, bisturi incluso. “Dietro offerte economiche particolarmente aggressive possono nascondersi criticità legate alla selezione dei pazienti, alla continuità assistenziale e alla gestione delle eventuali complicanze”, avverte l’Aicpe che invita anche le autorità sanitarie nazionali a una “necessaria riflessione”. Servono tutele, chiedono gli esperti, l’esodo va affrontato e gestito.

“La maggior parte dei pazienti italiani che decide di varcare i confini nazionali lo fa per motivi economici”, spiega la società scientifica, e “la promessa di tariffe inferiori rispetto agli standard nazionali si associa spesso anche a tempi di attesa ridotti. Le mete più frequentate sono Turchia, Albania, Romania e Tunisia, seguite da Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Gli interventi più richiesti riguardano le procedure di rimodellamento corporeo e del volto: mastoplastica additiva, rinoplastica, addominoplastica e liposuzione”. I 'turisti del ritocco' cercano un seno più generoso, un naso più armonico, una silhouette più definita.

“Tuttavia, il risparmio economico immediato comporta spesso una carenza di tutele sanitarie”, ammonisce l’Aicpe che segnala per l’appunto “un preoccupante aumento di pazienti che rientrano sul territorio nazionale con complicanze post-operatorie severe”. Gli eventi avversi più frequenti includono infezioni batteriche gravi (spesso da germi multiresistenti), necrosi dei tessuti dovute a dimissioni repentine, rotture o contratture precoci di protesi non certificate ed embolismi postoperatori favoriti dai viaggi aerei intrapresi subito dopo l'intervento.

“Il turismo sanitario genera un serio rischio per la salute dei cittadini e, parallelamente, scarica l’elevato costo della gestione delle emergenze sul Servizio sanitario nazionale”, sottolineano gli specialisti. Paga lo Stato, ma anche il cittadino, perché “in casi di complicanze meno gravi, o di insoddisfazione per i risultati, il paziente una volta rientrato dovrà affidarsi ad un chirurgo italiano e affrontare un intervento secondario, con i relativi costi”. I numeri? “Secondo alcune stime disponibili - riporta l’Aicpe - sembra che il 10-15% delle procedure correttive e di revisione trattate nei reparti di chirurgia plastica italiani derivi da complicanze insorte oltreconfine. Per disporre di un quadro statistico definitivo e scientificamente validato, è attualmente attivo l’apposito Osservatorio e Registro delle complicanze istituito dalla Sicpre, Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, i cui primi dati consolidati saranno rilasciati dopo il 2026”.

La salute e la sicurezza del paziente non possono essere sottomesse a logiche di puro risparmio commerciale”, afferma il presidente dell’Aicpe, Paolo Vittorini. “Sottoporsi a un intervento chirurgico - ricorda - richiede una corretta valutazione preoperatoria, l’esecuzione della procedura in strutture sanitarie autorizzate e conformi ai requisiti normativi vigenti e, soprattutto, un adeguato percorso di assistenza e follow-up postoperatori. Modelli organizzativi orientati prevalentemente alla riduzione dei costi possono comportare una minore attenzione alla selezione dei pazienti, ai tempi di osservazione postoperatoria e alla continuità assistenziale. Quando insorgono complicanze dopo il rientro in Italia, il paziente può incontrare importanti difficoltà nell’accedere tempestivamente al chirurgo che ha eseguito l’intervento e nel ricevere la necessaria continuità assistenziale. La chirurgia estetica non è un bene di consumo acquistabile attraverso una logica commerciale”, precisa Vittorini. “È un atto medico che richiede indicazioni corrette, personalizzazione del trattamento, sicurezza della struttura e continuità di cura nel tempo”.

L’Aicpe ribadisce l’importanza di “affidarsi esclusivamente a specialisti in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica operanti in strutture idonee e autorizzate”, diffidando in particolare di: valutazioni pre-operatorie sommarie o effettuate esclusivamente online; assenza di controlli post-operatori e follow-up adeguati a causa del rientro immediato in Italia; utilizzo di dispositivi medici non sempre riconducibili agli standard e ai sistemi di tracciabilità previsti dalla normativa europea.