l'indagine
La fuga in Sicilia per sfuggire al telegiornale: il piano del killer dell'interprete a Milano
Fermato a Melzo il diciannovenne Jawhar Kadir. Ha ucciso Roberto Guerrino con una statuetta e ha rubato i suoi soldi. "Volevo sistemarmi al Sud perché avevo la coscienza sporca"
Secondo il suo stesso racconto, Kadir ha compreso di aver ucciso l’interprete solo dopo aver visto la notizia al telegiornale. “L’ho saputo dopo il weekend, l’ho visto dal notiziario e ho capito subito che era lui”, ha dichiarato.
All’origine dei fatti, la necessità di reperire denaro contante per far fronte a difficoltà economiche. Attraverso un sito di incontri, Kadir aveva contattato Guerrino e si era recato a casa sua per un rapporto a pagamento.
Una volta nell’appartamento, però, la situazione è precipitata. Il giovane ha affermato di essersi “bloccato”, di non essersi sentito a proprio agio e di essersi percepito “usato”. A quel punto è scattata l’aggressione: prima a mani nude, poi con una statuetta metallica raffigurante Buddha, impugnata mentre la vittima era già a terra.
Mentre l’uomo giaceva esanime, Kadir si sarebbe mosso per l’abitazione in preda al panico, rovesciando oggetti e tentando di ripulirsi prima della fuga. Prima di andarsene, ha sottratto 150 euro da un barattolo — “gli facevano comodo”, si è giustificato — oltre a due telefoni, un computer, un tablet e un paio di cuffiette.
Parte di questi beni è stata poi distribuita alla fidanzata e a un amico. Per questo, oltre all’accusa di omicidio, dovrà rispondere anche di rapina. La “coscienza sporca” e la fuga verso la Sicilia sono state l’ultima, vana strategia per lasciarsi alle spalle un delitto che lui stesso definisce “non volontario”.
A inchiodarlo, le impronte rilevate dal Ris di Parma accanto alla statuetta insanguinata e il tempestivo intervento dei militari alla stazione di Melzo, che ha posto fine ai suoi propositi di fuga.