il conflitto
Hormuz di nuovo sotto tiro: cargo colpito al largo dell'Oman (ma non si sa chi ha sparato)
Un proiettile misterioso centra il ponte di comando di una nave commerciale. Nessun ferito, ma trema la fragile riapertura del corridoio energetico globale
Un nuovo colpo d’arma da fuoco ha incrinato la fragile normalizzazione dello Stretto di Hormuz. Un mercantile in transito al largo dell’Oman, 7,5 miglia nautiche a sud-est di Dahit, è stato raggiunto da un proiettile non identificato. L’impatto ha lesionato il ponte di comando sul lato di dritta, nodo cruciale per navigazione e comunicazioni. Secondo quanto riferito dal comandante, non si registrano vittime, feriti né sversamenti, e l’episodio è stato documentato dalla United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO).
Nonostante l’assenza di perdite umane, l’accaduto rappresenta un serio campanello d’allarme in uno dei corridoi marittimi più strategici e vulnerabili del mondo. L’attacco arriva in una fase di estrema delicatezza diplomatica e operativa. Dopo mesi di paralisi legati a un’emergenza in Medio Oriente, il passaggio stava appena avviando una riapertura parziale: il traffico era crollato dalle consuete 130 navi al giorno a poche decine, con un bilancio già di 14 marittimi deceduti.
Solo due giorni prima, il 23 giugno, l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) aveva varato un piano straordinario per evacuare oltre 11.000 lavoratori del mare ancora bloccati nell’area e snellire il flusso di 500-600 unità attraverso due corridoi provvisori.
Le ripercussioni di un singolo colpo, in uno stretto che nel suo punto più angusto misura appena 29 miglia nautiche, vanno ben oltre lo scafo colpito. Come ricorda l’International Energy Agency, da Hormuz transita il 25% del petrolio mondiale trasportato via mare (circa 20 milioni di barili al giorno) e quasi il 20% del gas naturale liquefatto.
Un evento simile fa impennare i premi assicurativi, costringe gli armatori a riprogrammazioni e deviazioni e alimenta nervosismo sui mercati finanziari, sebbene il prezzo del greggio fosse temporaneamente sceso sotto i 73 dollari al barile.
Sul fondo resta la complessa partita geopolitica del Golfo, aggravata dalle sanzioni adottate dall’Unione Europea l’8 giugno contro entità coinvolte nelle minacce iraniane alla navigazione. Mentre proseguono le dispute su autorizzazioni e tariffe di transito, l’episodio del 25 giugno dimostra che un’intesa diplomatica non è sufficiente. La ripresa dei traffici dipende dalla fiducia degli operatori commerciali: in un varco tanto strategico, l’assenza di vittime non equivale all’assenza di pericolo.