il caso
La gaffe di Rutte infiamma Teheran: l'Italia finisce nel mirino per le basi Usa e Tajani "calma" gli ayatollah
Le parole del Segretario Nato scatenano l'ira dell'Iran contro Roma. La Farnesina costretta a chiamare Araghchi per smentire ogni coinvolgimento militare italiano
Le dichiarazioni del Segretario generale della Nato, Mark Rutte, sull’eventuale impiego di basi italiane hanno innescato un caso diplomatico che ha messo in forte imbarazzo il governo di Roma.
L’intervista concessa a Fox News ha offerto a Teheran l’occasione per un attacco diretto all’Italia: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, richiamandosi alle parole di Rutte, ha accusato apertamente Roma e Bucarest di aver “scelto di colludere nel palese atto di aggressione e nella commissione di atrocità di massa contro le popolazioni iraniane”, rendendosi complici della “offensiva israelo-americana”.
La reazione dell’esecutivo italiano è stata immediata nel tentativo di contenere i danni e chiarire la posizione del Paese.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha contattato con urgenza il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, per una smentita netta.
“L’Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran”, ha precisato, ribadendo al contempo il pieno rispetto dei trattati in vigore con gli Stati Uniti.
All’interno della compagine governativa restano però tensione e irritazione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha bollato le affermazioni di Rutte come pronunciate “a caso”, dunque “inopportune e superflue”, avvertendo che, in una fase geopolitica tanto delicata, simili “ricostruzioni infondate” possono generare “conseguenze ben più serie sul piano internazionale” rispetto alla mera polemica politica.
Sul fronte interno, le opposizioni colgono l’assist per incalzare l’esecutivo sulla linea di politica estera. Pur dichiarandosi pronti a riferire in Parlamento, Tajani e Crosetto hanno precisato che i voli dalle basi italiane riguardano esclusivamente “attività di natura tecnica e logistica” e non svolgono alcuna “attività cinetica”, cioè offensiva.
Una rassicurazione che non basta al Movimento 5 Stelle: i capigruppo Alessandra Maiorino e Arnaldo Lomuti chiedono che sia “la premier Giorgia Meloni in persona a presentarsi alle Camere” per spiegare la “scelta politica” di concedere l’uso delle basi per attività logistiche ritenute “indispensabili per la condotta della guerra”.
Sulla stessa linea, l’Alleanza Verdi e Sinistra sollecita la desecretazione degli accordi militari con gli Stati Uniti, stipulati oltre cinquant’anni fa. Crosetto, dal canto suo, fa appello al “senso di responsabilità” di tutte le forze politiche sui temi della sicurezza nazionale.
Intanto, la Farnesina tenta la via del disgelo con Teheran. Nel colloquio con Araghchi, Tajani ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz per sbloccare le navi cargo italiane ferme nell’area e ha ricordato che la riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran intende rappresentare un “forte segnale di dialogo” in vista di una possibile ripresa dei rapporti economici e culturali.