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la decisione

Sorelline rapine, il giudice scarcera la madre, il nonno e il compagno di lei: "solo" obbligo di firma

Convalidato il fermo per Valentina D'Acunto, suo padre e il suo partner. Il gip respinge la richiesta di derubricare il reato ma concede l'obbligo di dimora nel Pontino

26 Giugno 2026, 00:46

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Sorelline rapine, il giudice scarcera la madre, il nonno e il compagno di lei: "solo" obbligo di firma

Il giudice per le indagini preliminari di Sulmona ha definito il quadro cautelare per Valentina D'Acunto, il compagno Vincenzo Esposito e il padre Marco D'Acunto, coinvolti nel rapimento delle due sorelle di 16 e 12 anni poi rintracciate a Formia.

Al termine degli interrogatori di garanzia, il gip ha convalidato il fermo per tutti e tre, senza però disporre la custodia in carcere.

Accogliendo integralmente la richiesta della Procura, il magistrato ha applicato alla madre e ai suoi presunti complici l'obbligo di dimora nella provincia di Latina, affiancato dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: i tre dovranno recarsi due volte al giorno presso i carabinieri per apporre la firma.

Secondo il giudice, tale provvedimento è sufficiente a prevenire il rischio di reiterazione del reato, rendendo superflua la reclusione. La loro permanenza nelle case circondariali di Teramo e Sulmona sarà dunque limitata al disbrigo delle procedure amministrative, dopo le quali potranno rientrare nelle rispettive abitazioni.

Sul fronte dei reati contestati, il gip ha però adottato una linea rigorosa. È stata infatti respinta la tesi difensiva che chiedeva la derubricazione nella fattispecie meno grave di sottrazione di minorenni: l'accusa rimane quella di sequestro di persona aggravato in concorso. La stessa ipotesi continua a gravare anche sull'ottantenne parente di Formia che avrebbe ospitato le ragazze, tuttora indagata.

In udienza, la madre ha sostenuto che il suo unico intento fosse quello di "tornare ad avere con sé le figlie", allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena il 7 giugno. Il suo legale, Enrico Mastantuono, ha riconosciuto davanti al giudice che gli indagati "hanno commesso una grossa sciocchezza" e si sono pentiti, spiegando che il gesto sarebbe maturato nel profondo sconforto seguito a una recente sentenza che ha affidato la responsabilità genitoriale in via esclusiva al padre delle minori.

Mentre i principali indagati tornano a casa con l'obbligo di firma, la Procura prosegue le indagini per accertare l'eventuale coinvolgimento di altri fiancheggiatori nella rete che avrebbe favorito il sequestro.