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IL SISMA

Venezuela, il terremoto che non finisce: tra le macerie si cercano ancora voci, non solo superstiti

Sale a oltre 50mila il numero dei dispersi dopo il doppio sisma in Venezuela. La Farnesina: in missione da Pratica di Mare, 65mila italiani nella zona colpita

26 Giugno 2026, 14:30

14:40

Venezuela, il terremoto che non finisce: tra le macerie si cercano ancora voci, non solo superstiti

Il rumore più ascoltato, in Venezuela, non è stato quello del crollo. È stato il silenzio dopo. Un silenzio tagliato da richiami, colpi contro il cemento, nomi gridati dentro palazzi aperti come scatole. A due giorni dalle violentissime scosse che hanno colpito il nord del Paese, quel silenzio si allarga: secondo il sito web venezuelano dedicato alle persone scomparse, sarebbero oltre 50mila i dispersi censiti finora, un numero destinato a cambiare nelle prossime ore man mano che familiari e volontari continuano a inserire nomi e ultime posizioni note, nella speranza di orientare le squadre di ricerca e soccorso ancora al lavoro tra le macerie.

Secondo i dati dell'United States Geological Survey (USGS), il sisma non è stato un unico evento ma un raro "doublet" sismico: una prima scossa di magnitudo 7.2 alle 18:04 ora locale del 24 giugno, seguita appena 39 secondi dopo da una seconda di magnitudo 7.5, con epicentri localizzati nell'area di Yaracuy, tra San Felipe e Yumare. Una configurazione meno frequente — hanno spiegato gli esperti dell'USGS ad Associated Press — capace di sommare effetti distruttivi in tempi troppo rapidi perché la popolazione potesse reagire con lucidità.

Il bilancio, ancora provvisorio

Il dato più consolidato resta quello fornito dal ministro della Salute venezuelano Carlos Alvarado: almeno 235 morti e circa 4.300 feriti. Un bilancio che le stesse fonti definiscono non definitivo, e che il dato sui dispersi rende ancora più incerto: 50mila persone di cui si è temporaneamente perso traccia non significano necessariamente altrettante vittime, ma restituiscono la scala di un collasso nelle comunicazioni e nei sistemi di identificazione che potrebbe tenere aperta per settimane la contabilità reale della tragedia.

A complicare il quadro restano i danni alla Guaira, dove il principale aeroporto del Paese risulterebbe chiuso, e gli sfollamenti diffusi a Caracas, dove centinaia di persone hanno passato la notte in parchi e parcheggi per paura delle repliche.

La comunità italiana e la prima vittima identificata

Sul fronte della comunità italiana, la Farnesina ha attivato una missione in partenza da Pratica di Mare. Secondo Maria Teresa Del Re, consigliera dell'Unità di crisi che seguirà l'operazione, sarebbero circa 3mila gli italiani residenti nell'area immediatamente attorno all'epicentro, cifra che sale a 65mila se si considera l'intera zona colpita dal sisma. "Le operazioni di ricerca e soccorso vanno avanti lentamente — ha spiegato Del Re —, sia l'unità di crisi che il consolato stanno ricevendo da ieri numerose telefonate da parte di nostri connazionali che vivono lì. Si tratta di una situazione molto fluida". La Farnesina ha confermato un primo decesso di nazionalità italo-venezuelana, senza escludere che si possano accertare altre vittime italiane "vista l'entità del terremoto".

Quella prima vittima ha un nome e anche un legame con la Sicilia: si chiamava Giuseppe Colaianni, aveva 55 anni ed era originario di Calascibetta, in provincia di Enna. È morto nei dintorni di Caracas dopo essere riuscito a metterre in salvo la moglie, venezuelana, travolto dal crollo subito dopo la prima scossa. Lavorava per un'azienda di logistica internazionale ed era sposato da anni con una donna del posto; la coppia aveva due figli, Antonella, 22 anni, che studia lingue in Francia, ed Egidio, 27, ingegnere chimico a Firenze. Erano rientrati in Venezuela da appena venti giorni, dopo un soggiorno di due anni in Francia per restare vicini alla figlia.

A ricostruire gli ultimi istanti è la cugina Giovanna Colaianni, che vive ancora a Calascibetta: due giorni fa, alle 18 ora del Venezuela (mezzanotte in Italia), Giuseppe e la moglie erano in videochiamata con Antonella per augurarle buon compleanno. "Ad un certo punto la telefonata si è bruscamente interrotta — racconta la cugina —. È stata l'ultima volta che questa ragazza ha visto il padre". Di lui, in paese, ricordano la passione per il rock nata a Bologna, dove comprò la sua prima chitarra, e un'abitudine che non perdeva mai quando tornava a Calascibetta: chiedere alla famiglia di preparargli il tiramisù.

Un Paese già fragile prima del terremoto

Il sisma ha colpito un Venezuela già provato da anni di crisi economica e istituzionale, un dato che la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) considera decisivo per leggere la portata del disastro: interruzioni di energia, telecomunicazioni e trasporti si sommano a danni critici alle infrastrutture sanitarie, in un sistema che era già sotto pressione prima del crollo. La Croce Rossa Venezuelana, pur con danni alla propria sede nazionale, mantiene operativa la rete di ospedali e ha attivato squadre di valutazione rapida nelle aree più colpite; a livello internazionale procede la mobilitazione di aiuti, con la Cina tra i Paesi pronti a inviare supporto, mentre le reti della Croce Rossa in Ecuador, Colombia, Messico, Costa Rica, Honduras e Argentina hanno attivato i servizi per il ristabilimento dei legami familiari.

Il numero dei dispersi, più del conteggio dei morti, dice oggi qual è la vera urgenza: non solo estrarre corpi dalle macerie, ma restituire un nome e una sorte a decine di migliaia di persone di cui, in questo momento, nessuno sa dire dove siano.