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Emergenza

Weekend bollente, 18 città italiane con bollino rosso: ospedali in allerta e concerti annullati. Loredana Bertè: "Salute a rischio"

Sabato e domenica le temperature potranno toccare o sfiorare i 40°C in diverse aree del Paese, mentre l’alta pressione subtropicale continua a bloccare l’ingresso di correnti più fresche

27 Giugno 2026, 12:13

12:20

Caldo estremo, l’Italia entra nel fine settimana più rovente: 18 città in rosso, ospedali sotto pressione e un’Europa che non respira

Non è solo una questione di termometro: tra notti tropicali, pronto soccorso più affollati e fragilità che emergono, l’ondata di calore di fine giugno racconta già un pezzo d’estate che somiglia a un test di resistenza collettivo

A mezzogiorno l’asfalto restituisce il calore come una piastra, ma il dato che colpisce più dei 40 gradi attesi non arriva dalle centraline: arriva dagli ospedali. Nelle grandi città italiane gli accessi ai dipartimenti di emergenza-urgenza stanno crescendo, e il caldo smette così di essere soltanto un disagio stagionale per diventare un fatto sanitario, sociale, urbano. Il fine settimana del 27-28 giugno 2026 si annuncia come uno dei passaggi più duri di questa prima parte d’estate: l’Italia affronta un’ondata di calore intensa e diffusa, con 18 città da bollino rosso, il livello massimo di allerta previsto dal sistema del Ministero della Salute. Non riguarda più soltanto gli anziani o chi è già malato: in queste condizioni il rischio può estendersi anche alle persone sane, attive, apparentemente protette.

Il quadro, del resto, è ormai definito. Il sistema nazionale di sorveglianza del Ministero della Salute, elaborato con il Dipartimento di Epidemiologia del SSR Regione Lazio, monitora 27 città italiane con previsioni a 24, 48 e 72 ore, classificando il rischio su una scala da 0 a 3. Il bollino rosso, cioè il livello 3, segnala “condizioni di emergenza” con possibili effetti negativi sulla salute non solo dei gruppi fragili ma anche della popolazione generale. Per la giornata di oggi — e, secondo i bollettini ripresi nelle ore successive, anche per il weekend — le città in rosso sono Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. In pratica, una dorsale rovente che attraversa il Paese dal Nord al Centro, allargandosi sempre di più.

Concerto annullato

E proprio a causa del caldo il concerto di Loredana Bertè, in programma domani 28 giugno al Lazzaretto di Bergamo è annullato, «unica scelta seria e responsabile» secondo l'artista con le temperature «eccezionali e anomale» di questi giorni, «di un’intensità che non si registrava da anni».

«Il mio staff medico e il mio management sono concordi, e io con loro: esibirmi in queste condizioni - ha aggiunto - metterebbe concretamente a rischio la mia salute. Di fronte a questo, non si discute».

«Fermarmi è la cosa più difficile per me che vivo per stare sul palco con voi ma - ha ribadito - è anche l’unica scelta seria e responsabile, e la prendo con la massima fermezza. Avrete tutte le info ufficiali per il rimborso dei biglietti. Grazie per l’affetto e la pazienza di sempre»

Per chi ha acquistato online il rimborso avverrà in automatico tramite il metodo di pagamento utilizzato per l'acquisto. Per chi ha effettuato l’acquisto in un punto vendita Ticketone, è possibile chiedere rimborso attraverso questo link www.rimborsi-ticketone.it entro e non oltre il 15 luglio.

Il termometro sale, ma il vero problema è quanto dura

La fotografia meteorologica è severa, ma la parte più insidiosa di questa fase non sta solo nei picchi massimi. Secondo le previsioni disponibili, sabato e domenica le temperature potranno toccare o sfiorare i 40°C in diverse aree del Paese, mentre l’alta pressione subtropicale continua a bloccare l’ingresso di correnti più fresche. A rendere tutto più pesante è l’afa: non un caldo secco, rapido, ancora in qualche modo gestibile, ma un accumulo di calore che si trascina nelle ore serali e notturne. Le minime, in molte zone, restano sopra i 20 gradi, con notti cosiddette tropicali che impediscono al corpo di recuperare davvero. È questo uno degli aspetti più sottovalutati: quando il caldo non si interrompe neppure di notte, lo stress fisiologico aumenta e la fatica si somma giorno dopo giorno.

Il Ministero della Salute ricorda che gli effetti delle ondate di calore possono manifestarsi con una latenza di 1-3 giorni rispetto al brusco aumento delle temperature. È un elemento cruciale per capire perché gli esperti invitino alla prudenza anche quando la percezione pubblica è ancora quella di un caldo “forte ma normale”. Non sempre i danni si vedono subito. Le ondate più pericolose, spiegano le indicazioni ministeriali, sono quelle intense, prolungate e soprattutto precoci, come questa di fine giugno, quando l’organismo non ha ancora attivato pienamente i meccanismi di adattamento. Le categorie più esposte restano gli anziani, i bambini molto piccoli, i malati cronici, le persone con disturbi psichiatrici, chi assume alcuni farmaci e chi vive in condizioni di isolamento o povertà energetica. Ma il messaggio, stavolta, è più largo: nessuno dovrebbe sentirsi automaticamente al sicuro.

Gli ospedali iniziano a sentire il peso dell’afa

Nel sistema sanitario il segnale si sta già vedendo. La Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu) stima nei grandi centri urbani un aumento degli accessi al pronto soccorso compreso tra il 10% e il 15%. Non si parla, almeno per ora, di collasso, ma di una pressione crescente che si somma a strutture già spesso affaticate. I pazienti che più frequentemente arrivano in ospedale sono anziani con più patologie, persone disidratate, pazienti con scompensi cardiaci o respiratori, soggetti fragili dal punto di vista psichiatrico, oltre a chi manifesta segni tipici dello stress termico: confusione, debolezza, crampi, nausea, vertigini, abbassamento della pressione, fino ai veri e propri colpi di calore. In molte aziende sanitarie vengono attivati i cosiddetti “codici calore”, percorsi dedicati per intercettare e trattare in modo più rapido i casi legati alle alte temperature.

Il presidente di Fiaso, Giuseppe Quintavalle, ha richiamato l’attenzione su un punto molto concreto: ambienti freschi sì, ma non eccessivamente freddi, e grande attenzione alla manutenzione degli impianti di climatizzazione. È il rovescio di un’estate estrema: mentre cresce la domanda di sollievo, crescono anche i rischi legati agli sbalzi termici tra esterno e interno, soprattutto per bambini, neonati e anziani. Lo stesso tema emerge dal fronte pediatrico. A Roma, secondo quanto riportato in questi giorni sul caso dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, una quota rilevante di accessi al pronto soccorso infantile è riconducibile agli effetti del caldo: disidratazione, spossatezza, alterazioni della temperatura corporea, difficoltà alimentari nei più piccoli. Segnali che ricordano come l’emergenza climatica, prima ancora di diventare statistica, entri nelle case e nelle corsie.

Cosa significa davvero “bollino rosso”

L’espressione è entrata nel linguaggio comune, ma spesso non viene compresa fino in fondo. Il bollino rosso non è una semplice etichetta meteo: è un indicatore meteo-sanitario. Significa che, in una determinata città, le condizioni climatiche previste possono avere effetti rilevanti sulla salute dell’intera popolazione, non solo dei soggetti fragili. Per questo le raccomandazioni non sono formali né accessorie. Il Ministero della Salute invita a evitare l’esposizione diretta al sole e l’attività fisica nelle ore più calde, in particolare tra le 11 e le 18; a bere con regolarità anche in assenza di sete; a preferire pasti leggeri; a indossare abiti chiari e traspiranti; a controllare con attenzione persone anziane, malate o sole; a non lasciare mai bambini o animali in auto, neppure per pochi minuti. C’è anche un’indicazione meno intuitiva ma importante: quando la temperatura interna supera i 32°C, il solo ventilatore può non essere sufficiente e, in alcuni casi, non risultare efficace nel contrastare gli effetti del caldo.

A supporto dei cittadini è attivo anche il numero di pubblica utilità 1500, rilanciato dal Ministero della Salute nell’ambito del piano di prevenzione estiva. Il servizio fornisce informazioni sanitarie, orientamento sui servizi territoriali attivati da Regioni e Comuni, oltre a indicazioni specifiche per i lavoratori esposti al sole durante le attività all’aperto. È uno strumento che in queste giornate può fare la differenza soprattutto per chi vive da solo, per le famiglie con anziani non autosufficienti e per chi ha dubbi sui segnali da non sottovalutare. L’emergenza caldo, infatti, si gestisce prima di tutto sul territorio: con assistenza di prossimità, telefonate di controllo, idratazione, ombra, pause, luoghi climatizzati accessibili. Quando tutto questo manca, il pronto soccorso diventa l’ultima barriera.

Non è un problema solo italiano: l’Europa è dentro la stessa fornace

L’ondata di calore non si ferma ai confini nazionali. In Francia la situazione è diventata uno dei simboli più drammatici di questi giorni. Météo-France ha documentato una fase eccezionalmente intensa e precoce, con record di caldo notturno e giornate fra le più roventi mai registrate così presto nella stagione. Diversi media internazionali hanno riferito di un numero crescente di vittime indirettamente o direttamente collegate alla calura, mentre a Marsiglia la morte di un bambino di circa 18 mesi, trovato in auto in stato di ipertermia, ha riportato con brutalità il rischio più estremo della disattenzione in giornate come queste. A Parigi il sindaco ha sollecitato la cancellazione o la rimodulazione di alcuni eventi all’aperto; nel Regno Unito si sono registrati valori da record per il mese di giugno, e in Germania si sono toccate o sfiorate soglie attorno ai 40 gradi in diverse aree. È il segno che non siamo davanti a un episodio locale, ma a una vasta anomalia europea.

Dentro questa cornice, la cronaca italiana assume un significato più ampio. Perché il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo: pesa di più dove ci sono città dense, poco verde, molta impermeabilizzazione del suolo, trasporti affollati, case esposte, lavori all’aperto, fragilità economiche. Il sistema dei bollini del Ministero della Salute è utile proprio perché traduce il meteo in impatto umano. Un conto è dire che farà molto caldo; un altro è dire che una certa combinazione di temperatura, umidità, ventilazione e persistenza può aumentare ricoveri, aggravare patologie pregresse, mettere in difficoltà chi vive solo al quarto piano senza ascensore o chi lavora sotto il sole. In questo senso, l’emergenza di queste ore è anche una lezione di realtà: il cambiamento climatico si misura pure in quante persone chiedono aiuto, in quante notti non si riesce a dormire, in quante città non hanno abbastanza ombra per attraversare il pomeriggio.

Secondo i calcoli dell’Afp, oggi almeno 193 milioni di persone in Europa - di cui circa 75 milioni in Germania - sperimenteranno temperature superiori ai 35°C; si tratta di un aumento rispetto a ieri, dovuto allo spostamento verso est dell’ondata di caldo. Le temperature massime dovrebbero superare i 30°C per oltre 404 milioni di persone in Europa (esclusa la Turchia), registrando un lieve calo rispetto a ieri. L’analisi dell’Afp, basata sulle previsioni del Servizio meteorologico tedesco e sulle proiezioni demografiche per il 2025 del Centro comune di ricerca, è in linea con i dati dell’Ong austriaca Klimadashboard.