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lo scenario

Libano, i conti senza l'oste: Hezbollah dice no e la pace americana nasce già morta

Tra raid israeliani che non si fermano e proteste notturne, Hezbollah affonda il vertice Usa. Il disarmo del Sud resta un tabù invalicabile

27 Giugno 2026, 17:13

17:21

Libano, i conti senza l'oste: Hezbollah dice no e la pace americana nasce già morta

Mentre a Washington le cancellerie celebrano quello che definiscono un “primo passo verso la pace” tra Israele e Libano, le strade di Beirut raccontano una realtà opposta.

L’intesa per il Sud del Libano, mediata dagli Stati Uniti, si scontra con l’attore centrale della crisi: Hezbollah.

Il Partito di Dio non solo non ha sottoscritto l’accordo, ma lo ha già bollato come “nulla” prima ancora che entri in vigore.

Il punto di rottura è netto. Naim Qassem, leader della milizia sciita, ha respinto il piano, definendolo “umiliante”, “vergognoso” e profondamente lesivo della sovranità del Paese dei Cedri.

Il nodo del contendere risiede nelle clausole non scritte o appena accennate: l’idea, sostenuta da Washington, di un ritiro israeliano a fasi, in cambio del dispiegamento dell’esercito libanese e di un monitoraggio statunitense volto a verificare l’assenza di presenza armata sciita.

Hezbollah rifiuta categoricamente che il ritiro delle truppe di Tel Aviv sia subordinato al proprio disarmo, giudicato da Qassem il superamento di “tutte le linee rosse”.

La contestazione non resta confinata alla retorica dei vertici. Nella notte della firma, centinaia di sostenitori hanno percorso in moto le vie della capitale e l’arteria verso l’aeroporto. Un messaggio tangibile e politico: per larga parte della base sciita l’accordo non rappresenta un sollievo, ma una resa che punta a restituire allo Stato il monopolio della forza, emarginando la milizia.

Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah è andato oltre, definendo il patto un “regalo al nemico israeliano” ed evocando il rischio di guerra civile qualora le autorità libanesi tentassero di imporre il disarmo.

Sul piano geopolitico, Hezbollah cerca di svuotare l’intesa sostenuta da Washington rilanciando un negoziato più ampio. Secondo la leadership del movimento, la vera bussola per fermare le ostilità non è il documento appena siglato, bensì il precedente memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, che prevedeva la cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, inquadrando la crisi in una cornice regionale più congeniale a Teheran.

Intanto, la realtà sul terreno smentisce ogni tregua: i raid non si sono fermati. Il giorno successivo alla firma, un drone israeliano ha colpito Nabatiyeh al-Fawqa, nel Sud del Libano.

In un contesto in cui la violenza perdura e il principale attore armato del Paese rigetta il processo politico, l’estensione dell’autorità statale sul Meridione libanese — invocata dal premier Nawaf Salam e prevista dalla Risoluzione 1701 dell’Onu — appare oggi più che mai un’illusione.