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l'allarme

Drone a 30 metri da un Boeing in fase di atterraggio: collisione sfiorata a Newark

Il volo United 1513 proveniente da Key West ha evitato lo scontro per un soffio. La Faa apre un'indagine sull'ennesima intrusione in uno degli scali più trafficati d'America

27 Giugno 2026, 19:35

19:40

Drone a 30 metri da un Boeing in fase di atterraggio: collisione sfiorata a Newark

L’ombra della tragedia ha sfiorato 106 passeggeri a soli 30 metri di distanza.

Venerdì 26 giugno 2026, nei cieli congestionati del New Jersey, un episodio rilancia con forza il tema della sicurezza nell’aviazione civile: un volo United Airlines in fase di avvicinamento al Newark Liberty International Airport ha mancato per un soffio l’impatto con un drone non autorizzato.

Il volo United 1513, un Boeing 737 in arrivo da Key West con 106 viaggiatori e 5 membri d’equipaggio, stava completando le procedure finali di atterraggio intorno alle 17:20 locali quando nel cockpit è scattato l’allarme.

La comunicazione radio del comandante è stata netta: “Abbiamo quasi colpito un drone”.

Secondo le prime ricostruzioni, l’aeromobile a pilotaggio remoto — descritto come un oggetto circolare dal diametro di circa un metro — avrebbe attraversato la traiettoria del jet a soli 100 piedi, poco più di 30 metri, al di sotto della fusoliera.

Perché 30 metri sono un margine esiguo? A un profano possono sembrare una distanza di sicurezza, ma in aviazione — e soprattutto nell’ultima fase dell’avvicinamento — rappresentano uno scarto minimo. In quel frangente, il velivolo procede a velocità sostenuta con assetto, quota e rotta rigidamente stabiliti, riducendo drasticamente i tempi di reazione dell’equipaggio. L’urto con un APR, o l’ingestione di frammenti nei motori, può produrre conseguenze gravissime e imporre manovre d’emergenza che mettono a rischio la stabilità del mezzo. Per questo la presenza di droni nelle vicinanze delle piste è considerata una criticità di massimo livello.

A rendere il quadro ancora più preoccupante, nello stesso lasso di tempo un altro volo in arrivo — operato da GoJet Airlines per United Express — ha segnalato la presenza di un drone a 2.000 piedi di quota. Un riscontro che avvalora l’ipotesi di un pericolo reale e non di una semplice percezione isolata.

Il contesto è tra i più sensibili: Newark è un hub nevralgico per l’area metropolitana di New York, già sotto pressione. Lo scalo, al suo terzo anno più trafficato di sempre, è soggetto a restrizioni imposte dalla Federal Aviation Administration (FAA) per attenuare i ritardi almeno fino a ottobre 2026. La sicurezza era peraltro già sotto osservazione dopo che, il 3 maggio 2026, il volo United 169 in arrivo da Venezia aveva urtato un palo della luce in fase di atterraggio. In un ambiente operativo tanto saturo, l’intrusione di un multirotore non è un semplice disturbo: è una variabile capace di destabilizzare l’intero sistema.

La FAA ha aperto un’indagine, ricordando che il volo di droni in spazi aerei controllati è pericoloso e, nella maggior parte dei casi, illegale senza autorizzazione preventiva. I dati delineano un problema strutturale, ben lontano dalla bravata occasionale: l’agenzia stima circa 100 avvistamenti mensili in prossimità degli aeroporti statunitensi. Tra gennaio e il 31 marzo 2026, i piloti hanno segnalato 319 avvistamenti, con 8 episodi che hanno richiesto manovre evasive.