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il conflitto

Soffiano di nuovo venti di guerra nel Golfo: Trump accusa l'Iran: «Hanno lanciato quattro droni». E gli Usa bombardano

Violato il cessate il fuoco a Hormuz. I Guardiani della Rivoluzione colpiscono un cargo, pronto il raid di rappresaglia del Centcom

27 Giugno 2026, 23:55

28 Giugno 2026, 00:00

Soffiano di nuovo venti di guerra nel Golfo: Trump accusa l'Iran: «Hanno lanciato quattro droni». E gli Usa bombardano

In un messaggio pubblicato su Truth Social, Donald Trump ha dichiarato: «La Repubblica islamica dell’Iran ha lanciato almeno quattro droni contro navi in transito nello Stretto di Hormuz. Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande e costosissima nave da carico. Sono stati riportati danni, ma la nave ha potuto proseguire la navigazione. Noi abbiamo abbattuto altri tre droni. Ovviamente, si tratta di una folle violazione del nostro accordo di cessate il fuoco».

La tregua concordata con Teheran si sta insomma rivelando un velo sottilissimo, spazzato via dall’ennesima offensiva contro il traffico mercantile internazionale.

Giovedì un drone d'attacco monodirezionale, con ogni probabilità lanciato dalle forze paramilitari dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, ha centrato il ponte superiore della M/V Ever Lovely, cargo battente bandiera di Singapore in transito lungo la costa dell'Oman.

Venerdì lo U.S. Central Command (CENTCOM) ha colpito depositi di missili e droni, oltre a siti radar costieri iraniani, qualificando l’operazione come risposta difensiva a un’aggressione che lo stesso comando ha descritto come una chiara violazione del cessate il fuoco e un attentato alla libertà di navigazione.

Sul piano politico, l’ex presidente Donald Trump ha rincarato la dose sui social, definendo l’episodio una “folle violazione” degli accordi da parte dell’Iran. L’obiettivo di Teheran, però, non pare essere la chiusura totale del passaggio, quanto piuttosto l’imposizione di un controllo politico-militare selettivo su una delle vie d’acqua più cruciali al mondo. Attraverso un nuovo organismo, la Persian Gulf Strait Authority, l’Iran ha avvertito che il transito al di fuori delle rotte da esso designate “non sarà coperto” da garanzie di sicurezza.

Una mossa che trasforma la protezione della navigazione in leva negoziale: il canale resta formalmente aperto, ma l’attraversamento diventa una concessione subordinata alla volontà iraniana. Le conseguenze sul commercio globale sono considerevoli. Dallo stretto di Hormuz transita regolarmente oltre un quarto del petrolio mondiale trasportato via mare e circa il 20% del gas naturale liquefatto, fondamentale soprattutto per le esportazioni del Qatar. Il 84% di questo greggio è destinato ai mercati asiatici, ma basta la sola minaccia all’affidabilità della rotta per innescare scosse sui prezzi e aumenti dei premi assicurativi a livello planetario, con ricadute dirette sull’inflazione.

Il ritorno della “guerra sul mare” ha anche un costo umano e logistico rilevante. A farne le spese è stato il piano dell’International Maritime Organization (IMO), che il 23 giugno aveva avviato le procedure per evacuare oltre 11.000 marittimi bloccati nella regione, dove 14 lavoratori del mare avevano già perso la vita durante il conflitto. Dopo l’attacco alla Ever Lovely, l’agenzia delle Nazioni Unite è stata costretta a sospendere temporaneamente l’operazione in attesa di garanzie sulla sicurezza. Come ha sottolineato il segretario generale dell’IMO, Arsenio Dominguez, in una situazione così “altamente volatile” non si può ritenere esistente un passaggio sicuro.

Finché il traffico marittimo resterà ostaggio delle strategie delle parti in conflitto, la libertà di navigazione internazionale rimarrà un'illusione intermittente e pericolosamente reversibile.