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la storia

La trincea di casa: la guerra di Putin si combatte svuotando i conti correnti dei russi

Una crisi di fiducia senza precedenti. Il bisogno di sicurezza militare distrugge i servizi civili e lascia le banche in un deficit che sfiora i 4 trilioni di rubli

28 Giugno 2026, 17:29

17:30

 Il fronte interno: la guerra di Putin si combatte svuotando i conti correnti dei russi

In Russia, un’abitudine si è fatta strada nelle case: prima di uscire, si controlla di avere abbastanza contanti nel portafoglio.

In un Paese che negli ultimi anni aveva accelerato sulla modernizzazione finanziaria e sui pagamenti digitali, il conflitto ha riportato indietro le lancette, trasformando il denaro fisico in una sorta di “assicurazione quotidiana” contro l’incertezza.

La spinta a questa regressione tecnologica è direttamente legata alla guerra. Per contrastare la minaccia dei droni ucraini, le autorità ricorrono a interruzioni e rallentamenti della rete internet mobile.

Misure pensate per la sicurezza, ma capaci di inceppare la vita economica ordinaria: si fermano i pagamenti elettronici, i bancomat, la logistica e le app bancarie. A Mosca, per settimane nella primavera del 2026, si sono registrati pesanti disservizi, lasciando migliaia di utenti nell’impossibilità di effettuare bonifici o pagare con carta.

Le infrastrutture civili risultano ormai subordinate alle esigenze militari e politiche. Il Cremlino ha plasmato un’economia di guerra vigilata, in cui governabilità e sicurezza prevalgono sull’efficienza del mercato. La situazione è degenerata al punto che, nel giugno 2026, governo e FSB sono stati chiamati a garantire la continuità dei servizi essenziali durante i blackout.

La risposta dei cittadini è stata tanto diffusa quanto silenziosa: accumulare denaro contante. Il timore che il POS non funzioni o che i trasferimenti vengano scrutinati ha spinto la liquidità detenuta fuori dal sistema bancario oltre i 19mila miliardi di rubli, in aumento del 17,5% su base annua.

Nelle sole festività di maggio 2026, il contante in mano ai russi è cresciuto di oltre 210 miliardi di rubli, il picco più alto dal 2011. A ciò si sommano le nuove pressioni fiscali introdotte nel 2026 per sostenere il bilancio pubblico, che spingono anche molte imprese a privilegiare il cash per convenienza o per maggiore opacità.

Mentre la Banca di Russia prova a rassicurare, sostenendo che gli istituti dispongono di margini confortevoli, i numeri descrivono un quadro teso.

Il sistema bancario sta scivolando verso un deficit strutturale di liquidità che potrebbe raggiungere i 3,6mila miliardi di rubli entro fine anno. I depositi – la materia prima delle banche – si assottigliano proprio mentre il costo del denaro resta elevato, con un tasso chiave che, pur ridotto, si attesta al 14,25%. Non si assiste a una classica corsa agli sportelli, ma a una “deformazione strutturale”.

Vladimir Putin ha edificato uno Stato proteso al controllo totale, generando però un paradosso: più cresce la sorveglianza digitale e militare, più i cittadini si rifugiano nell’unico strumento che non richiede connessione, password o autorizzazioni.

Il ritorno ai rubli di carta è la manifestazione tangibile di una profonda crisi di fiducia tecnologica e istituzionale; un segnale netto di come la guerra stia corrodendo dall’interno la normalità russa.