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il conflitto

Il Golfo di nuovo in fiamme, il Bahrein sotto attacco chiede aiuto al mondo: "Fermate l'Iran"

Manama si appella all’Onu contro l’"aggressione iraniana". Teheran rivendica il controllo totale di Hormuz per 30 giorni. E gli Stati Uniti minacciano gli ayatollah

28 Giugno 2026, 19:27

Il Golfo di nuovo in fiamme, Il Bahrein sotto attacco chiede aiuto al mondo: "Fermate l'Iran"

Lo Stretto di Hormuz si conferma il punto di rottura degli equilibri mediorientali, trasformandosi da semplice snodo energetico a un collo di bottiglia militare in grado di trascinare l'intero Golfo in una nuova e pericolosa spirale di crisi.

Nelle ultime ore, il fragile cessate il fuoco regionale è saltato in aria, innescando una reazione a catena che rischia di incendiare il Medio Oriente.

Nella notte, l'escalation si è allargata oltre le acque dello stretto: il Bahrein e il Kuwait hanno subito attacchi condotti con droni e missili, rivendicati dai Pasdaran iraniani e diretti contro installazioni legate alla presenza militare degli Stati Uniti. La reazione di Manama è stata immediata e ha segnato un deciso cambio di passo diplomatico. Il Bahrein ha denunciato una "ripetuta aggressione iraniana", chiedendo a gran voce un'azione internazionale e sollecitando una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Con questa mossa, il regno intende cercare una copertura multilaterale e denunciare quella che definisce una strategia sistematica e deliberata contro la propria sovranità, tentando allo stesso tempo di rassicurare un'opinione pubblica interna allarmata.

A innescare l'ultima fiammata è stata la dura risposta delle forze armate statunitensi, che hanno colpito una decina obiettivi militari iraniani nell'area di Hormuz, distruggendo sistemi di sorveglianza, depositi di droni e postazioni di difesa aerea in risposta a un attacco di Teheran contro una petroliera. L'obiettivo di Washington è chiarissimo: impedire all'Iran di mantenere un controllo coercitivo sul traffico navale.

A gettare benzina sul fuoco è poi intervenuto Donald Trump, che ha alzato vertiginosamente il livello dello scontro minacciando l'Iran di non esistere più qualora il conflitto dovesse intensificarsi, una forma di "deterrenza per intimidazione" che riduce drasticamente i margini di manovra per una soluzione diplomatica.

La risposta di Teheran si gioca su due fronti: uno asimmetrico, colpendo i partner regionali degli Usa come Bahrein e Kuwait per testare la tenuta della rete di sicurezza americana, e uno marittimo, con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha proclamato l'intenzione di mantenere la totale gestione e supervisione di Hormuz per i prossimi 30 giorni.

Questa pretesa iraniana di interdire o gestire in via esclusiva la navigazione genera onde d'urto globali. Attraverso lo stretto passa circa un quinto del commercio globale di gas naturale liquefatto (GNL), fondamentale per i mercati asiatici ed europei, oltre a quote cruciali di petrolio. Gli analisti energetici lanciano già l'allarme: la crescente volatilità geopolitica si traduce in un rincaro dei premi assicurativi e in un immediato rischio inflazionistico, minacciando di riversare i costi di questa crisi locale direttamente sulle bollette e sui comparti industriali dell'Europa e dell'Italia.

Con la tensione alle stelle, il futuro del Golfo dipenderà ora dalla sicurezza dei mercantili nelle prossime ore e dalla difficile scelta tra un'escalation incontrollata che coinvolga altri attori regionali o un ritorno in extremis alle trattative internazionali.