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Il conflitto

Cessate il fuoco nello stretto di Hormuz: Usa e Iran sospendono gli attacchi in vista del vertice di Doha

Un alto funzionario americano conferma ad Axios lo stop alle ostilità. Martedì l'incontro cruciale in Qatar per disinnescare definitivamente la crisi nel Golfo

28 Giugno 2026, 22:58

23:00

Cessate il fuoco nello stretto di Hormuz: Usa e Iran sospendono gli attacchi in vista del vertice di Doha

Un sospiro di sollievo attraversa le acque dello Stretto di Hormuz: Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa per sospendere i reciproci attacchi in uno dei corridoi marittimi più sensibili del pianeta. La svolta, confermata da un alto funzionario americano all’agenzia Axios, prevede un incontro cruciale martedì a Doha, in Qatar, con l’obiettivo di raffreddare la crisi e tentare di stabilizzare un equilibrio regionale sempre più instabile.

La tregua, tuttavia, poggia su fondamenta fragili. Il nodo centrale resta il “Memorandum d’intesa di Islamabad”, un delicato accordo politico mediato dal Pakistan per contenere l’escalation e garantire la riapertura in sicurezza del passaggio. È su questo documento che si gioca la credibilità di una pausa che, per ora, appare più tattica che strategica.

Per misurare la vulnerabilità del cessate il fuoco basta osservare quanto accaduto nel Golfo poche ore prima dell’annuncio. La diplomazia si è mossa mentre aleggiava lo spettro di una rottura irreparabile. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avevano infatti accusato Washington di aver violato gli impegni assunti a Islamabad, minacciando “l’interruzione totale” dei negoziati.

Sul piano operativo, il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) aveva appena condotto una vasta operazione preventiva, colpendo dieci obiettivi militari iraniani all’interno e nei dintorni dello Stretto. I raid hanno distrutto infrastrutture costiere, sistemi di difesa aerea, nodi di comunicazione e droni. Secondo la versione ufficiale americana, l’intervento mirava a proteggere la libertà di navigazione commerciale da presunte manovre coercitive di Teheran, in un’ottica di deterrenza per neutralizzare minacce dirette alle rotte energetiche.

La controffensiva iraniana è stata immediata, ampliando il raggio della crisi. Teheran ha lanciato droni e missili balistici contro infrastrutture ritenute vitali per la presenza degli Stati Uniti nei Paesi del Golfo. Nel mirino dei Pasdaran sono finiti una base militare in Kuwait e il quartier generale della Quinta Flotta della Marina americana in Bahrein.

il Kuwait ha intercettato due missili, mentre in Bahrein sono risuonate le sirene d’allarme e le autorità hanno denunciato la violazione della propria sovranità. Il messaggio politico è apparso inequivocabile: la Repubblica Islamica intende mostrare di poter colpire l’intera architettura di alleanze di Washington nella regione.

Al centro dello scontro resta la governance del passaggio strategico. Per gli Stati Uniti, la priorità assoluta è garantire il transito libero e sicuro delle navi. Per il governo iraniano, e in particolare per il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, la gestione del traffico a Hormuz è invece una questione di sovranità e deterrenza: nessun meccanismo di controllo può essere attuato senza la supervisione di Teheran.

L’impasse ha già avuto ripercussioni pesanti sui mercati: l’Agenzia britannica per le operazioni marittime (UKMTO) ha elevato il livello di allerta nello Stretto a “sostanziale”, trasformando la rotta in un percorso ad alto rischio, tra costi assicurativi in forte crescita e deviazioni obbligate.

Sul tavolo di Doha incombe ora la sfida più ardua: convertire una pausa fragile in un accordo duraturo, capace di mettere al riparo il traffico energetico globale e, soprattutto, di prevenire una nuova fiammata militare nel cuore del Golfo.