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METEO

Caldo estremo, l’Europa entra nella zona critica: l’Oms convoca il 6 luglio un vertice d’emergenza mentre l’Italia conta già 5 morti in 24 ore

Non è più solo estate difficile: tra pronto soccorso sotto pressione, città roventi e sistemi sanitari affaticati, la nuova ondata di calore mostra quanto il continente sia impreparato davanti a una crisi che ormai ha il passo della normalità

30 Giugno 2026, 17:29

18:51

Caldo estremo, l’Europa entra nella zona critica: l’Oms convoca il 6 luglio un vertice d’emergenza mentre l’Italia conta già 5 morti in 24 ore

L'ondata di calore che sta investendo l'Europa non si misura solo nei termometri, ma nella pressione che sta mettendo su ospedali, ambulanze e lavoratori. Il direttore regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge, ha convocato per lunedì 6 luglio una riunione straordinaria con i referenti nazionali di emergenza, ambiente e cambiamento climatico dei Paesi della Regione europea. Il tema: che cosa si è imparato da questa ondata e quanto i sistemi sanitari siano davvero pronti per la prossima.

Per l'Oms Europa la "prossima" non è un'ipotesi lontana: le ondate di calore non sono più eventi isolati, ma crisi ricorrenti, sempre più frequenti, intense e lunghe. Nello stesso comunicato in cui annuncia il vertice, l'organizzazione segnala che la Regione europea si sta riscaldando a un ritmo più che doppio rispetto alla media globale, un dato confermato anche dal più recente European State of the Climate 2025, elaborato da Copernicus Climate Change Service, ECMWF e WMO, secondo cui l'Europa resta il continente che si scalda più rapidamente al mondo.

Il bilancio delle ultime ore

A rendere l'allarme più urgente è il bilancio italiano: l'OMS Europa riferisce 5 decessi in 24 ore collegati al caldo. Il quadro continentale non è più confortante: in Francia le chiamate ai servizi di emergenza medica sono aumentate fino al 50% in alcune città; a Londra si è registrato in un solo giorno il numero più alto mai rilevato di emergenze potenzialmente letali per il servizio ambulanze; in Spagna si contano già oltre 300 decessi in eccesso associati al caldo in pochi giorni. Non episodi scollegati, ma la fotografia di un continente sotto stress termico sistemico.

La parte più insidiosa è che la pressione sui sistemi sanitari comincia prima dei decessi, in modo progressivo: accessi ai pronto soccorso per disidratazione, colpi di calore, scompensi cardiaci o respiratori; chiamate di emergenza in aumento; operatori sanitari che lavorano di notte senza poter recuperare, perché anche le minime restano troppo alte. Sono le cosiddette notti tropicali, in cui il corpo non riesce a raffreddarsi: l'OMS insiste che non conta solo il picco pomeridiano, ma soprattutto l'assenza di sollievo notturno per le persone più fragili.

In Francia, dove l'ondata ha colpito con intensità già da metà giugno, Santé publique France registra tra il 18 e il 21 giugno tra i 300 e i 450 accessi giornalieri ai pronto soccorso per indicatori legati alla canicola, saliti a oltre 650 il 22 giugno, con le consultazioni di SOS Médecins arrivate a 390, vicine ai picchi del 2019 e del 2025. Circa il 60% dei ricoveri successivi ha riguardato persone di 75 anni o più: anziani soli, malati cronici, non autosufficienti restano i più esposti.

A Londra il London Ambulance Service ha comunicato che il 24 giugno, giorno più caldo mai registrato in giugno nel Regno Unito, gli equipaggi hanno risposto a 642 chiamate di Categoria 1 (emergenze gravissime), il dato più alto nella storia del servizio, su un totale di 7.900 chiamate e quasi 3.600 pazienti assistiti in una sola giornata. Due giorni dopo è arrivato un altro record: 688 emergenze di Categoria 1 in 24 ore.

Perché l'Europa si scalda più in fretta

Il dato sul riscaldamento oltre il doppio della media globale poggia sulle analisi di Copernicus e WMO: almeno il 95% del continente ha registrato nel 2025 temperature annuali superiori alla media. Il riscaldamento accelera la riduzione di neve e ghiaccio, aumenta il rischio di siccità e favorisce ondate di calore sempre più estese, anche marine, con effetti che vanno dagli ecosistemi alla salute pubblica, dall'agricoltura all'energia.

A complicare il quadro è il fattore tempo: le ondate di calore del 2026 sono arrivate presto, con un episodio eccezionalmente precoce e intenso già nella seconda metà di maggio, documentato da Copernicus con record di temperatura stagionale in diversi Paesi dell'Europa occidentale. Un anticipo che allunga la stagione del rischio ed espone le persone quando i sistemi di adattamento non sono ancora del tutto operativi.

L'Italia tra bollettini e vulnerabilità diffuse

In Italia il monitoraggio è affidato al Ministero della Salute, che pubblica bollettini giornalieri per 27 città con previsioni a 24, 48 e 72 ore, attivi dal 25 maggio al 20 settembre e aggiornati dal lunedì al venerdì alle 11. Al 30 giugno il portale ministeriale segnalava livelli elevati di rischio in diverse aree del Paese. Uno strumento utile per anticipare gli effetti del caldo, ma i 5 morti in 24 ore richiamati dall'OMS dimostrano che l'allerta da sola non basta se non si traduce in protezione concreta per chi è più esposto: anziani, persone con patologie croniche, chi assume farmaci, neonati e bambini piccoli, non autosufficienti, senza dimora, ma anche lavoratori che trascorrono molte ore all'aperto o in ambienti poco ventilati.

Il caldo, del resto, non è più trattato solo come questione meteorologica ma come rischio professionale. La Regione Piemonte ha anticipato al 30 maggio l'ordinanza che vieta, fino al 31 agosto, le attività fisicamente intense in esposizione diretta al sole tra le 12.30 e le 16.00 quando il sistema Worklimate segnala rischio alto. La Regione Campania ha adottato una misura analoga dal 17 giugno, la Lombardia con l'ordinanza n. 484 del 9 giugno ha previsto lo stop nella stessa fascia oraria nei giorni di rischio "alto". L'OMS Europa cita proprio l'Italia tra i Paesi che stanno sperimentando interventi pratici, compresi i meccanismi per evitare la perdita di reddito ai lavoratori coinvolti.

Il vertice del 6 luglio

La riunione del 6 luglio nasce per verificare se gli Stati europei abbiano davvero imparato a gestire il rischio. L'OMS avverte che più della metà dei Paesi della Regione europea non dispone ancora di un piano completo calore-salute, nonostante l'organizzazione abbia aggiornato l'11 giugno la propria guida tecnica come riferimento internazionale per la risposta al caldo estremo. Gli strumenti esistono — allerta precoce, spazi di raffrescamento, mappatura dei fragili, continuità elettrica negli ospedali, protezione dei lavoratori — ma la loro applicazione resta disomogenea.

Le misure di adattamento già attive, ricorda Kluge, stanno comunque salvando vite: secondo le stime citate dal direttore OMS, i decessi legati al caldo nella Regione europea nel 2023 sarebbero stati circa l'80% più alti senza gli interventi in campo, e per gli ultraottantenni il bilancio avrebbe potuto essere addirittura doppio. Una parte rilevante dei danni, insomma, si può prevenire, ma la prevenzione deve diventare infrastruttura pubblica e non restare affidata alla sola reazione individuale.

A Barcellona sono stati ampliati a oltre 500 gli spazi di rifugio climatico, a Parigi è stata riattivata la rete di controllo per le persone vulnerabili: risposte ancora frammentarie, ma che indicano una direzione comune. Il vertice del 6 luglio arriva mentre i sistemi di emergenza europei lavorano già sotto pressione e l'Italia conta morti legate al caldo: la differenza, a questo punto, la farà la capacità di trasformare l'allarme in preparazione stabile.