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Tregua debole

A Doha si tratta a distanza: per Trump va tutto bene ma l'Iran insiste sullo sblocco degli asset

I mediatori trattano su nucleare, sblocco dei fondi iraniani e la crisi di Hormuz

01 Luglio 2026, 20:29

20:30

A Doha si tratta a distanza: per Trump va tutto bene ma l'Iran insiste sullo sblocco degli asset

«I colloqui con l’Iran stanno andando molto bene, andiamo d’accordo». Donald Trump, stretto tra l'impasse su Hormuz e i sondaggi in caduta libera, deve mostrare ottimismo. E parla di negoziati con Teheran che però, al momento, restano indiretti. Entrambe le delegazioni sono infatti a Doha per affrontare le questioni dell’intesa rinviate di 60 giorni, ma solo con i mediatori del Qatar e del Pakistan. E se gli Stati Uniti premono sul dossier nucleare, l’Iran insiste nel voler recuperare i suoi beni congelati in diversi Paesi del mondo prima di andare avanti nelle trattative.

E così, gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno incontrato il premier qatarino Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, mentre il viceministro degli Esteri iraniano Khazem Gharibabadi ha ribadito che i colloqui tecnici si sono tenuti solo con i mediatori, concentrandosi in particolare sul Libano e sugli asset congelati. Stando a una fonte «di alto livello» di al Arabiya, Teheran vuole che vengano implementati cinque punti del memorandum di intesa con gli Usa prima di continuare a discutere del resto, ponendo come prioritaria la questione dei fondi e chiedendo che vengano messi a disposizione della banca centrale iraniana. Le stesse fonti hanno riferito che nella riunione trilaterale si è discusso anche di Hormuz, con l’Iran che continua a rivendicarne la sovranità insieme all’Oman. Teheran ha inoltre accusato Israele di ostacolare l’attuazione dell’intesa mantenendo le sue forze in Libano.

Tuttavia Trump ha mostrato ottimismo anche sul principale dossier: «La denuclearizzazione dell’Iran sta procedendo», ha assicurato ai giornalisti, sottolineando che il prezzo del petrolio è più basso oggi di quando «ho attaccato l’Iran per non fargli avere l’arma nucleare». Del resto, secondo il Wall Street Journal, il commander-in-chief ha potuto valutare con il segretario alla Difesa Pee Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, la possibilità di riprendere gli attacchi e tornare a una guerra su vasta scala per "completare l’opera" cominciata il 28 febbraio. Ma il presidente avrebbe deciso di proseguire almeno per ora per la via diplomatica, ritenendo che il ritorno all’azione militare potrebbe compromettere le possibilità di Washington di smantellare definitivamente il programma nucleare iraniano. Non solo. Secondo quanto riferito al Wsj, Trump ha anche detto ai suoi collaboratori che se i negoziati sul nucleare dovessero protrarsi oltre la scadenza dei 60 giorni previsti dal memorandum di intesa, e cioè il 18 agosto, non lo riterrebbe un problema.

Da Teheran il presidente Masoud Pezeshkian assicura: «L'Iran rispetta gli impegni assunti nell’ambito del memorandum con gli Usa e spera che anche l’altra parte faccia altrettanto». E ha invitato la comunità internazionale a «contribuire a stabilizzare questo processo affinché l’aggressione e l’uso della forza non trovino spazio nelle relazioni internazionali».

Intanto nello Stretto di Hormuz le navi continuano a transitare con il contagocce e ancora sotto il controllo iraniano, nonostante la calma apparente nel Golfo Persico dove da domenica non si registrano attacchi incrociati. Secondo Axios, gli Stati Uniti starebbero cercando di convincere l’Iran che otterrebbe più vantaggi da un accordo sul nucleare, rispetto a quanto ricaverebbe dai pedaggi sullo Stretto. Ma intanto qualche alleato disposto a garantire la sicurezza e lo sminamento di quel tratto di mare dopo l’accordo, come la Germania, si sta spazientendo: il ministro della Difesa Boris Pistorius sta valutando di richiamare due navi tedesche che erano state dispiegate a Gibuti in vista dell’eventuale missione. «Non aspetteranno all’infinito», ha avvertito.